Dal 1° marzo spid per tutti: era questo il momento adatto?

Siamo in piena pandemia, non si è chiusa ancora la seconda ondata e la terza si è aperta con il ventaglio delle varianti del virus, ce n’è di ogni provenienza.

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Il decreto “Semplificazioni” n.° 76/2020 avanza come un caterpillar: dal 1° marzo per accedere ai siti della P.A. occorrerà essere in possesso di SPID, la nuova identità digitale che ci consentirà di interfacciarci con gli uffici pubblici.  Se esistono dei vantaggi in questa novità procedurale forse li si trova nei meandri più reconditi della pubblica amministrazione: qualcuno- se riesce- spieghi con poche, chiare parole in cosa consiste la semplificazione e quali vantaggi tangibili ne possa ricavare il cittadino.

Soprattutto una domanda prevale su tutte le altre: era questo il momento adatto per rendere esecutiva da un giorno all’altro questa nuova chiave di accesso ai servizi dei pubblici uffici?

Siamo in piena pandemia, non si è chiusa ancora la seconda ondata e la terza si è aperta con il ventaglio delle varianti del virus, ce n’è di ogni provenienza.

I vaccini attesi e accolti come la manna dal cielo hanno avuto problemi di approvvigionamento da parte delle case farmaceutiche, anche in questo caso molto è stato reso complicato dalla burocrazia: gli ultraottantenni che partono per primi nella campagna vaccinale graduata per età, devono registrarsi sui siti delle AST: non era più semplice usare gli elenchi dei pazienti in possesso dei medici di base?

E le varianti comportano aggiustamenti in corso di somministrazione, basterà un solo richiamo?

Ne veniamo da un anno scioccante sotto ogni profilo: scuole chiuse, attività produttive ferme, esercizi commerciali, palestre, ristoranti, bar, centri estetici in continua altalena apri/chiudi, la gente è esasperata, le tasse avanzano spietate, le bollette scadono, in molti scendono in piazza per esprimere la propria frustrazione ed è un fenomeno sociale planetario, non accade solo in Italia.

Una cosa è emersa chiara a tutti e lo aveva evidenziato David Quammen nel suo libro Spillover: l’umanità non era preparata, la politica non è stata pronta a fronteggiare l’ondata virale, poi si aggiungono la burocrazia, gli inceppamenti delle istituzioni e del sistema sanitario, le diaspore tra Governo centrale e Regioni.

Era dunque questo il momento adatto per introdurre una novità come lo Spid che produce complicazioni nel riaccreditamento delle proprie credenziali per accedere agli uffici e ai servizi della P.A.?

Senza contare che codici e numeri segreti sono un ghiotto boccone per le cybertruffe, in aumento vertiginoso, come rilevato in una recente indagine di Milena Gabanelli.

La malavita attacca i siti degli uffici giudiziari, figuriamoci cosa può accadere ad un semplice cittadino.

Penso soprattutto agli anziani: molti sono soli, non sanno a chi rivolgersi per avere informazioni: dovrebbero chiedere ad un call center? O recarsi direttamente agli sportelli? Nella scuola la DAD non ha funzionato perché si è scoperto in ritardo che un terzo delle famiglie , specie al Sud, era sprovvisto di mezzi di connessione con le scuole (a loro volta non sempre dotate di risorse adeguate).

Adesso si ripete lo stesso errore per leggere il cedolino della pensione? Quanti anziani posseggono e sanno usare un terminale, PC o tablet che sia?.

Forse bisogna ricalibrare il senso etimologico delle parole. A cominciare dalla osannata “semplificazione”.

E’ questa? Ed è questo il periodo adatto per cambiare abitudini faticosamente acquisite dalle persone di una certa età introducendo nuovi alfabeti digitali? Per un anziano è già complicato usare i PIN dei bancomat, non mi pare il caso di aggiungere lo SPID, in questo momento così problematico e ansiogeno per tutti. Siamo ancora persone, non robot: cerchiamo di rendere più facile e meno complicata la vita, per favore.