Dal bipartitismo imperfetto alla democrazia oligarchica

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La democrazia maggioritaria ha comportato la costruzione dellalternativa sulla base della cancellazione del centro. I risultati non sono stati eccellenti. Oggi la rivoluzione tecnologica mette in luce il fatto che unepoca si è chiusa e se ne apre unaltra dai contorni ancora indefiniti. Oggi la globalizzazione incide sulla cittadinanza. In effetti, unna concatenazione di fattori – interni ed esterni – produce leffetto indesiderato di una oligarchia che controlla le dinamiche della vita democratica.

C’è da riflettere sulla teoria di Gianfranco Pasquino secondo la quale la democrazia dellalternanza esige necessariamente la realtà di solo due poli politici: destra e sinistra alle quali si aggrega di volta in volta un centro diviso tra conservatori e progressisti. Alla fine degli anni Sessanta, un altro illustre politologo, Giorgio Galli, dava alle stampe un libro dal significativo titolo Il bipartitismo imperfetto. Si trattava di uno studio sul sistema politico italiano anomalo o, come amava dire Moro, bloccato nel senso che due partiti (DC e PCI) raccoglievano lottanta per cento dei consensi, ma poi si verificava limpossibilità di una alternativa (perciò bipartitismo imperfetto) tra gli stessi due partiti per la guida del Paese.

La cosiddetta prima Repubblica è stata caratterizzata da questa conventio ad excludendum nei confronti del PCI, condannato a svolgere sempre il ruolo di opposizione.Con la fine del comunismo, il rinnovamento dei partiti politici e la quasi scomparsa dei filoni culturali ideologici che avevano contraddistinto quasi tutto il corso del secolo breve, non pochi politologi di area laica (Pasquino, Galli della Loggia, Panebianco), spinti anche dalle non trascurabili vicende di tangentopoli, posero lattenzione su una sorta di quasi guerra di liberazione dal sistema di potere incarnato dalla Democrazia Cristiana.

Il presupposto per liberarsi del partito di ispirazione cristiana era il cambio della legge elettorale: dal proporzionale al maggioritario. E chi se non un democristiano poteva essere il paladino di questo passaggio referendario? Mario Segni conquistò in quei mesi popolarità e consenso tanto da fondare un nuovo partito (il Patto per lItalia con il quale la Dc si alleò alle politiche del 1994), ma non intuì che proprio il referendum che decise frettolosamente il cambio di legge elettorale polarizzava gli schieramenti a destra e a sinistra, facendo venir meno quella funzione essenziale del centro politico come equilibratore del sistema politico e democratico.

Da allora molte cose sono cambiate: la rivoluzione tecnologica ancora in atto sta mettendo in luce soprattutto che unepoca si è chiusa e se ne apre unaltra dai contorni ancora indefiniti, ma comunque inneggianti alla globalizzazione. Questultima (a seconda dei punti di vista) sarà lamico con cui viaggiare o il nemico da combattere. Certo è che, però, questa globalizzazione se da un lato apre spunti di riflessione etico-religiosi che portano alla fratellanza tra i popoli, dallaltro rappresenta un pericolo non indifferente sul piano strettamente economico. Infatti, la globalizzazione economica si sta sempre più affermando come una forte spinta alla concentrazione del capitale in pochissime mani, con la conseguente creazione di sempre più estese sacche di povertà.

Tutto questo sta condizionando la stessa politica: la tendenza è quella di poter liquidare in fretta gli organi politici rappresentativi del popolo, di ridurre al minimo la partecipazione democratica, tanto che una minoranza scelta oculatamente decide per tutti (vedi le vicende interne al Movimento 5 Stelle). Per questi motivi non è peregrino affermare che siamo passati dal bipartitismo imperfetto alla democrazia oligarchica.