Cari colleghi,

Vorrei iniziare ringraziando il presidente Michel per aver convocato con rapidità questo incontro e nello stesso tempo esprimere grande soddisfazione per l’unità raggiunta nel recente incontro del Consiglio dei ministri Affari Esteri.

E’ chiaro a tutti che stiamo assistendo a un cambiamento storico in atto in Bielorussia.

Migliaia di persone sono in strada da ormai 10 giorni per protestare non solo contro elezioni truccate, come certificato da tutti gli osservatori internazionali, ma sopratutto contro la brutalità e la violenza del regime.

Le scene che vediamo e le storie che ci vengono raccontate, quelle di torture e violenze contro pacifici manifestanti, sono orribili e hanno provocato emozione nelle nostre opinioni pubbliche.

I timori di una escalation di attività repressive e militari sono molto forti e a quanti credono di poterci dividere voglio dire subito che non vi sono europei tranquilli: tutti gli europei sono preoccupati, allarmati e i nostri sentimenti saranno confermati anche nelle conclusioni di questo  Consiglio.

Se il futuro della Bielorussia può essere deciso solo ed esclusivamente dai suoi cittadini nel quadro della normale dinamica democratica e nel rispetto delle libertà, non sarebbero tollerabili interventi esterni nella crisi che attraversa il paese.

Capiamo molto bene l’indignazione dei cittadini bielorussi. Lo Stato che dovrebbe proteggerli usa la violenza per contenere l’aria di democrazia che si respira nel paese.

Penso siate tutti d’accordo che sia nostro compito fare il possibile per fermare questa violenza, e consentire che i responsabili rispondano delle loro azioni davanti alla giustizia.

A Minsk e nelle altre città, cittadine e cittadini si battono per valori che conosciamo bene, perché sono a fondamento della nostra Unione: dignità della persona, rispetto dei diritti umani, libertà, democrazia.

Ritengo che sia nostro dovere, non solo come vicini e amici, ma soprattutto come rappresentanti di istituzioni democratiche aiutare i cittadini bielorussi nel loro cammino verso la loro autodeterminazione e decidere con fermezza le conseguenze per coloro che commettono violenza.

E dobbiamo farlo, non solo perché le nostre opinioni dell’est e dell’ovest dell’UE, si aspettano questo da noi, ma anche perché non sarebbe tollerabile restare spettatori inermi o distratti su quanto accade ad un popolo amico al di là della nostra frontiera.

Abbiamo un compito: sostenere la richiesta dei cittadini di poter svolgere al più presto nuove elezioni e garantire che gli atti di violenza e tortura siano accertati e puniti.

Dobbiamo insistere attraverso tutti i canali affinché i prigionieri arrestati dopo il 9 agosto vengano rilasciati, riabilitati e risarciti.

L’adozione di misure sanzionatorie è un importante strumento a disposizione dell’Unione Europea e il Parlamento invita il Consiglio a farvi ricorso al più presto per accertare e punire le gravi violazioni dei diritti umani, considerando anche l’opportunità di intervenire congelando il patrimonio di coloro che stanno abusando del loro potere e violando le libertà fondamentali dei cittadini.

Siamo profondamente preoccupati per la violazione dei diritti umani e crediamo che l’unica via da seguire sia quella del dialogo con tutti gli attori nazionali e internazionali per trovare una soluzione pacifica. L’Unione europea deve essere parte attiva di questo dialogo nel quadro della politica di Vicinato e il Parlamento  europeo, con le proprie strutture e l’esperienza ormai acquisita nel campo dell’osservazione elettorale, è pronto a fare la propria parte in collaborazione con l’OSCE

Noi non vogliamo imporre i nostri modelli, ma non possiamo restare indifferenti rispetto al desiderio di libertà di un popolo che vuole aprire una pagina nuova.