Ddl Zan, la sconfitta di due speculari forzature.

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L’errore travalica le tattiche degli uni e degli altri. La verità è che una materia delicata, come quella dell’omofobia, consiglia un approccio diverso: non quello del voto a maggioranze risicate bensì quello di intese ampie. Dove tutti devono tener conto dei passi avanti compiuti rispetto alle posizioni di partenza.

 

Giuseppe Davicino

 

L’esultanza, fuori luogo, della Lega e di Fratelli d’Italia sull’esito del voto al Senato sul ddl Zan, a ben vedere, ricalca lo stesso errore compiuto da chi, sul fronte opposto, ha provato a dirimere con un incerto voto di maggioranza una materia che riguarda l’ethos dell’intera comunità nazionale e dai profondi ed inediti risvolti antropologici e cultural-filosofici. Si tratta in entrambi i casi di un “approccio-forzatura”, come lo ha efficacemente definito l’amico Nicola Caprioli, inadeguato a trovare una sintesi e quel giusto equilibrio che servono per legiferare su una materia tanto delicata, quanto caratterizzata da visioni su cui appare molto impegnativo, seppur non impossibile, trovare un comune denominatore.

 

Tale materia consiglia un approccio diverso: non quello del voto a maggioranze risicate bensì quello di intese ampie. Dove tutti devono tener conto dei passi avanti compiuti rispetto alle posizioni di partenza. Un percorso di dialogo che non è mai mancato nel mondo cattolico e nella stessa gerarchia ecclesiastica. Un atteggiamento ribadito, dopo questo voto, dal presidente della Cei, cardinal Bassetti insieme alla richiesta di vedere rispecchiate nella sintesi finale anche le preoccupazioni e le proposte a vario modo riferibili ai cattolici.

 

Sui due punti più controversi, quello del concetto di identità di genere e quello dell’affermazione della lotta alla violenza e alla discriminazione per orientamento sessuale, affermazione che va fatta in modo che non rischi, a sua volta, di assumere i connotati dell’intolleranza, serve un ulteriore approfondimento, un dibattito vero, animato dall’obiettivo di trovare una sintesi fra le sensibilità di tutti e non quello di farne occasione per uno sterile scontro ideologico o addirittura per sperimentare nuovi, effimeri equilibri politici.