De Mita e lo strano silenzio.

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Di fronte ad una personalità politicamente molto riconoscibile e netta stupisce che tra i molti ed interessanti commenti che si sono susseguiti in questi ultimi giorni siano sostanzialmente mancati quelli di esponenti, autorevoli e significativi, che si riconoscono nel cosiddetto centro sinistra contemporaneo.

La scomparsa di Ciriaco De Mita ha innescato, come ovvio e giustamente, una serie di commenti e riflessioni sulla lunga e feconda lezione politica, culturale, sociale e istituzionale del leader irpino. Riflessioni che, com’è altrettanto ovvio, saranno oggetto d’ora in poi di riflessioni più pacate e più ragionate su questo leader della Democrazia cristiana che ha rappresentato, checché se ne dica, un punto di riferimento ineludibile nel cammino cinquantennale che ha segnato lo sviluppo, la crescita e il consolidamento della nostra democrazia. Nonché della cultura riformista e di governo del nostro paese. Un leader che, al di là del potere che ha esercitato e della sua lunga esperienza al partito e al governo, ha contribuito anche e soprattutto a far crescere e maturare la tradizione del cattolicesimo democratico, popolare e sociale. Un contributo, diciamo pure di rara qualità e di grande autorevolezza, che ha sempre accompagnato e caratterizzato la militanza di Ciriaco De Mita. Nella Dc inannziutto, nel centro sinistra in secondo luogo e nel dibattito politico complessivo.

Ora, di fronte ad una personalità politicamente molto riconoscibile e netta – in quanto espressione ed interprete di una precisa ed inconfondibile cultura politica – stupisce che tra i molti ed interessanti commenti che si sono susseguiti in questi ultimi giorni siano sostanzialmente mancati quelli di esponenti, autorevoli e significativi, che si riconoscono nel cosiddetto centro sinistra contemporaneo. Per carità, non sono mancate voci importanti di questo mondo ma si tratta di personalità, uomini e donne, che sono ormai fuori dalla politica attiva e militante. Ovvero, che non sono più in prima linea. Una riflessione, questa, che molti hanno colto e che resta abbastanza inspiegabile e misteriosa.

Comunque sia, la lezione politica e culturale di Ciriaco De Mita merita di essere ripresa ed approfondita. Non per regressione nostalgica o per riproporre, in formato bonsai, una esperienza importante e significativa come quella della Dc ormai consegnata alla storia e agli archivi politici. Ma, soprattutto, per come far rivivere, oggi, il “pensiero” e la “cultura” cattolico popolare e cattolico sociale. Temi che, per De Mita, stavano appunto in cima alla sua agenda politica negli ultimi tempi. Tutto il resto, purtroppo, fanno parte solo delle miserie umane che non sono destinate a passare alla storia