Decreto Salvini: La Fondazione Casa della carità, “Molte persone diventerebbero dei fantasmi senza diritti”

Ancora una volta si è scelto di seguire una logica meramente securitaria e di ordine pubblico, con il rischio di penalizzare la stessa condizione di immigrato

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La Fondazione Casa della carità e il suo presidente don Virginio Colmegna commentano il testo del Decreto Salvini approvato ieri all’unanimità dal Consiglio dei ministri dichiarando che “Ancora una volta si è scelto di seguire una logica meramente securitaria e di ordine pubblico, con il rischio di penalizzare la stessa condizione di immigrato”.

“La prima preoccupazione – si legge in una nota – deriva dalla scelta politica di inserire il tema immigrazione, che ha risvolti importanti in termini di coesione sociale, in un decreto dedicato alla sicurezza”. Per la Casa della carità, “l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, per esempio, avrebbe come prima conseguenza l’aumento del numero degli immigrati irregolari”. “Molte persone – viene rilevato – diventerebbero dei ‘fantasmi’ senza diritti, con il possibile rischio che siano esposti a devianza, lavoro nero e delinquenza e alimentando, di conseguenza, la diffidenza della popolazione, con il rischio che essa si trasformi in episodi di intolleranza e conflitto come quelli che si sono registrati negli ultimi mesi”.

“Altrettanto preoccupante è la scelta di prolungare da 90 a 190 i giorni di trattenimento nei cosiddetti ‘centri di permanenza per il rimpatrio’, dove verrebbero sostanzialmente rinchiuse persone che si troveranno private della loro libertà, senza aver commesso alcun reato”.

“E ancora – si sottolinea – non è affatto positiva la riduzione dei beneficiari del sistema Sprar, escludendo i richiedenti asilo”. “I progetti inseriti nel sistema Sprar in questi anni si sono dimostrati efficaci nel produrre reale inclusione dei migranti e coesione sociale per i territori. I centri di accoglienza di grandi dimensioni, su cui il governo ha invece scelto di puntare, abbiamo visto, non favoriscono l’integrazione, in particolare delle persone più vulnerabili o segnate dalla sofferenza psichica, e in alcuni casi si sono dimostrati perfino centri di malaffare”.