Def (icienti)

Ma il peggio di questi comportamenti è che non tengono minimamente conto delle ripercussioni negative che queste scelte finanziarie procureranno

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In questi giorni non si fa altro che un gran parlare della manovra economica e finanziaria del Governo. I punti di vista sui contraccolpi o sui benefici del provvedimento sono molteplici. Ci sono i contrari,  ci sono i favorevoli, che riconoscono in essa la possibilità di una crescita economica non prima di uno due anni e ci sono i mercati che prima di qualsiasi altro soggetto fanno sentire la loro vuole scuotendo le borse e incidendo sullo spread. Quello spread che quando cresce, impaurisce il governo e i risparmiatori. Il primo perché deve mettere in conto il maggiore onere che dovrà affrontare per la crescita del conto degli interessi da pagare, i secondi perché potranno vedersi aumentata la rata di ammortamento del mutuo o, peggio, vedersi toccare gli investimenti in titoli di Stato che potrebbero essere assoggettati a ristrutturazione con la conseguenza di una pesante diminuzione dell’entità dei loro risparmi.

La situazione è quantomeno difficile e si può immaginare che i risvolti possano essere fortemente penalizzanti per il sistema Paese che, a quel punto, perderebbe credibilità nei confronti della comunità europea. E pensare che gli avvertimenti al Governo da parte della commissione europea sono stati più d’uno per ricercare l’assoluta necessità di rispettare le regole che l’Italia stessa aveva approvato. Ciò nonostante parrebbe che l’intendimento del nostro governo non sia affatto quello di presentare un Def rispettoso dei fondamenti che assicurerebbero l’abbassamento e l’aumento del Pil con il varo di strumenti per la crescita. Anzi la scelta politica dei penta stellati è stata preminentemente di natura assistenziale che non porterà sviluppo né, quindi, lavoro. Semmai sembra più essere una manovra pensata per  incassare voti alle prossime elezioni europee e, subito dopo, alle politiche. Infatti, la competizione tra la lega e i 5 stelle è così forte da manifestarsi nelle scelte politiche tra chi riesce a portare dalla sua parte maggiori finanziamenti per mantenere fede agli impegni elettorali rispettivamente assunti.

Ma il peggio di questi comportamenti è che non tengono minimamente conto delle ripercussioni negative che queste scelte finanziarie procureranno. I preoccupati sono sempre più, non solo la commissione europea, ma anche gli imprenditori, le famiglie  e i risparmiatori. Gli imprenditori perché vedono che gran parte dei finanziamenti disponibili vengono sperperati per sostenere chi non vuole lavorare, le famiglie in quanto la manovra sottrarrà fondi alle autonomie locali che si vedranno costrette ad aumentare i costi dei servizi pubblici che cadranno obbligatoriamente sui bilanci delle famiglie stesse e, infine, ai risparmiatori che vedranno a rischio i risparmi di una vita causa, appunto, l’aumento dello spread.

Ecco che allora è auspicabile una revisione del Def prima che sia troppo tardi, lasciando da parte le mire elettorali dei due contendenti che pur vedendosi aumentare i voti, pagherebbero un caro prezzo più avanti nel tempo quando gli elettori avranno capito a loro spese il guaio nel quale sono stati trascinati.