DIALOGHI DEL ‘78, UN LIBRO DI PAPINI. SPERANZE E DELUSIONI AL TEMPO DELLA SOLIDARIETÀ NAZIONALE.

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Massimo Papini, già presidente dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, pubblica per Affinità Elettive (una piccola casa editrice anconetana di grande qualità) alcune interviste con altrettanti personaggi noti in quel periodo nel mondo della politica e della cultura (Piero Pratesi, Franco Scataglini, David Maria Turoldo e Pietro Scoppola) apparse in prima battuta sulla rivista “Marche Oggi”. Colpisce il fatto che nelle conversazioni citate “non vi era la percezione – scrive l’autore – di una crisi incipiente dei movimenti cattolici e con essa una crisi di quella modernità con cui i cattolici, il Concilio, e dall’altro lato, i berlingueriani, pensavano di dover fare ancora i conti a lungo”.

 

 

Gabriele Papini

 

Il 1978 è un momento spartiacque nella vita della nostra Repubblica. Giunge a maturazione, in quell’anno, l’incontro tra i due grandi partiti di massa, che in quel momento rappresentano la grande maggioranza dell’elettorato, Dc e Pci: in qualche modo è la “terza fase” immaginata da Moro. Nello stesso tempo, però, si inizia a incrinare lo stesso rapporto per un insieme di fattori interni ed esterni che vedono in esso una minaccia agli stessi equilibri di una guerra fredda, considerata erroneamente da più parti in via di esaurimento.

 

Il 1978 è anche l’anno di mezzo tra il ’68 e l’89, tra la rivoluzione dei giovani in Occidente, la contestazione (e la primavera di Praga schiacciata dai carri armati sovietici) e la caduta del muro di Berlino. È l’anno che fa da spartiacque della generazione che crescerà tra il prima e il dopo: il tutto della politica (gli ideali e il sangue) e il suo nulla. Nella trasformazione della politica e nella perdita di orizzonte di senso, il rapimento e l’assassinio di Moro ne costituiscono l’evento fondamentale.

 

Non a caso, lo storico Mimmo Franzinelli conclude, proprio con via Fani, un suo saggio sulla storia della Prima Repubblica. Sembra dunque un periodo lontano e ormai archiviato, eppure le sue conseguenze sulla “Repubblica dei partiti” sono visibili ancora oggi (ben riassunte da Sabino Cassese sul Corriere della Sera del 22 agosto).

 

L’autore, Massimo Papini, già presidente dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, pubblica per Affinità Elettive (una piccola casa editrice di Ancona, di grande qualità) tre interviste con altrettanti personaggi noti in quel periodo nel mondo della politica e della cultura (Piero Pratesi, David Maria Turoldo e Pietro Scoppola) apparse in prima battuta sulla rivista “Marche Oggi”. In questa ripubblicazione ogni intervista è commentata da studiosi di prim’ordine, come Renata Mambelli, Massimo Raffaeli e Renato Moro.

 

Nelle conversazioni, si tende a privilegiare l’aspetto culturale e “umanistico”, che però non è mai separato da quello politico. Rileggendo i dialoghi a distanza di tempo, talvolta si ha la sensazione che alcune riflessioni restino come sospese. Oppure si immagina che il lettore – testimone degli eventi – possa dare per scontata tutta una serie di elementi e riferimenti bibliografici che, da soli, meriterebbero lo spazio di un intero volume. Certamente l’incontro tra una parte del cattolicesimo democratico e una parte del comunismo “illuminato” (almeno risalente agli articoli di Berlinguer su “Rinascita” a proposito dei “fatti cileni”) era ritenuto possibile e perfino necessario dagli interlocutori. Vi era un terreno comune, infatti, in cui gli elementi unificanti erano ritenuti più importanti di quelli divisivi.

 

Inoltre, a seguito dei risultati elettorali del 1976, che avevano visto i due partiti di massa raggiungere e superare assieme i tre quarti dell’elettorato, proprio nella Regione Marche si era dato vita a una giunta cosiddetta delle larghe intese, ancor prima del governo Andreotti. Dc e Pci insieme nella stessa maggioranza. Esperienza di non lunga durata, ma comunque destinata a finire sotto l’incalzare di tanti nemici, a cominciare dal terrorismo.

 

Nelle conversazioni citate era però opinione comune che i fermenti della “nuova stagione” potessero andare avanti ancora per molto tempo. In altre parole, come scrive l’autore, “non vi era la percezione di una crisi incipiente dei movimenti cattolici e con essa una crisi di quella modernità con cui i cattolici, il Concilio, e dall’altro lato, i berlingueriani, pensavano di dover fare ancora i conti a lungo”.

 

Invece nel 1978 di fatto, con la morte di Moro finisce la Dc, almeno come era stata intesa, e cioè come partito di ispirazione cristiana. Nel 1984 muore Berlinguer. In tutto l’Occidente si compie una trasformazione radicale che vede la fine della politica dei grandi partiti. In Italia, dove la democrazia è più fragile (come sapeva bene Moro), i processi sono stati più rapidi. La politica è diventata sempre più apparenza, retorica, smette di essere un orizzonte di senso collettivo in cui identificarsi, non coltiva più la speranza, ma la paura dei cittadini e la loro rabbia, generando frustrazione negli elettori, perché promette quello che non riesce più a dare.

 

A giudizio di chi scrive, sorprende come in nessuna delle conversazioni citate si affronti (anche solo lateralmente) il tema Moro. L’assassinio del leader dc, architetto della “terza fase”, come pure l’elezione di un Papa straniero (che porterà Andreotti ad annotare nei suoi diari che con Wojtyla sul soglio di Pietro “sono finiti i giochi della Dc in Vaticano”) costituiscono eventi cardine dell’anno preso in esame. Forse per la breve distanza temporale tra gli stessi oppure perché – appunto – l’aspetto culturale era ritenuto prevalente dagli interlocutori rispetto a quello politico.

 

È questo ciò che emerge anche dalla esperienza personale dell’autore e dai giovani che con lui avevano condiviso l’esperienza della Fuci, dell’Azione cattolica di Bachelet, che si erano confrontati con Moro, con Scoppola, con Rodano e così via. E nelle pagine si ritrovano anche alcuni riferimenti, non privi di nostalgia, di personaggi di primo piano della cultura cattolico democratica come Paolo Giuntella e David Sassoli.

 

Per saperne di più

Massimo Papini, Dialoghi del 78. Conversazioni con Piero Pratesi, Franco Scataglini, David Maria Turoldo e Pietro Scoppola, Affinità Elettive Edizioni, 2022.

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