Dialoghi in Quaresima. Qual è il senso dei “Martedì” della Diocesi di Alessandria? Lo spiega in un’intervista il prof. Balduzzi.

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Partiranno il 22 marzo i Martedì di Quaresima promossi dalla Diocesi di Alessandria, in collaborazione con il Centro di cultura dell’Università Cattolica e il Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic), Gruppo di Alessandria. Di seguito alleghiamo, per gentile concessione, il testo integrale dell’intervista a Renato Balduzzi pubblicata sull’ultimo numero de “La Voce alessandrina“.

 

La Voce alessandrina

 

I Martedì, intitolati “Dialoghi in Quaresima”, si articoleranno in tre incontri in presenza, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, nell’Auditorium della parrocchia di San Baudolino (via Bonardi 13 ad Alessandria) con inizio alle ore 21. Non ci sarà la diretta streaming, ma sarà disponibile la registrazione online il giorno successivo.

 

Vediamo insieme date, relatori e temi di questa edizione facendoci accompagnare dal professor Renato Balduzzi, ordinario di Diritto costituzionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, campus di Milano, e “anima” dei Martedì della Diocesi.

 

Professor Balduzzi, il titolo generale di questi Martedì è “Dialoghi in Quaresima”. Perché “Dialoghi”?

«Perché vorremmo coinvolgere, oltre all’intervistato e all’intervistatore, anche il pubblico dei Martedì. Tenuto conto che i tre temi che andremo a trattare, ossia fede, salute e giustizia, appartengono in qualche misura all’esperienza di tutti. Questi Martedì non saranno “conferenze”, ma dialoghi».

 

Quindi chi vuole avrà uno spazio ampio per intervenire nel dibattito.

«In un momento come quello attuale, in cui convivono una pandemia e una guerra, ci è sembrato importante dare la possibilità a chi lo desidera di avere qualche risposta alle sue domande. Ai relatori, dunque, chiederemo la disponibilità a mettersi in relazione con chi vorrà intervenire».

 

Il primo incontro è fissato per martedì 22 marzo: “La fede cristiana, tra pandemia e guerra” con il nostro Vescovo, monsignor Guido Gallese.

«Noi veniamo da una lunghissima stagione di cristianità e cattolicità in cui siamo stati abituati a guardare al Vescovo come a una delle tante “autorità”. Ma lui è prima di tutto il garante della fede di una comunità, e poi un’autorità: dunque chi meglio del Vescovo può rispondere alle domande sulla fede?».

 

Secondo incontro, martedì 29 marzo: “Salute e sanità, oggi e domani”, con Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” a Roma.

«Abbiamo invitato Mariella Enoc per avere uno sguardo più ampio. Lei è stata imprenditrice in sanità, ha avuto negli anni diverse e importanti responsabilità pubbliche in campo sanitario e nel Terzo Settore, e oggi presiede una struttura del tutto peculiare: un ospedale extraterritoriale, in quanto Istituzione della Santa Sede, da cui si può “vedere” il mondo. Il “Bambino Gesù” è l’ospedale che incarna la cattolicità, l’universalità. Enoc ha una grandissima esperienza del mondo della sanità, anche di altre nazioni, e questo è proprio il momento di provare a capire, di fronte a una pandemia che non finisce e in presenza di questa tragedia annunciata che è la guerra in Ucraina, qual è lo sguardo nuovo di cui la tutela della salute ha bisogno (dico “salute”, perché i problemi della salute sono molto più ampi di quelli della sanità…). Confrontarsi con Mariella Enoc non è cosa di tutti i giorni».

 

Ultimo appuntamento, il 5 aprile, proprio con Renato Balduzzi su “Giustizia e magistrature: come riprendere fiducia”. Come stanno insieme giustizia e Quaresima?

 

«La Quaresima è tutta intessuta del temadi ciò che è giusto, della proporzione tra un potere e il suo esercizio concreto. Quando il diavolo prova a tentare Gesù nel deserto, in quei quaranta giorni di digiuno, la tentazione del potere è centrale. Come fare in modo che l’esercizio della giustizia non sia un potere, reale o percepito, ma un alleato dei cittadini onesti? Questo è il punto, ed è assolutamente quaresimale, perché il tarlo del potere si va a incuneare anche dove non dovrebbe esserci. Connessa a questo, c’è la questione della fiducia: non c’è convivenza civile in democrazia senza la fiducia verso un arbitro terzo, indipendente e imparziale. E allora qui è importante una revisione di vita: lo vogliamo davvero un magistrato imparziale, o lo invochiamo solo quando ci dà ragione? E come aiutare, ed essere aiutati, a realizzare in forme alla portata di noi uomini e donne quella giustizia che nella Bibbia è l’attributo del Padre, di Dio?».

 

Una domanda sulla guerra in Ucraina: la diplomazia internazionale ha ancora qualche carta da giocare?

 

«Noi abbiamo una concezione della parola “diplomatico” che non rende fino in fondo il senso di quello che la diplomazia realmente è. Pensiamo che sia un sinonimo di “accomodante”, ma non è così. La diplomazia, quella professionale, in questo momento ha a che fare con una durezza delle cose che non sembra vedere uno spazio di attenuazione. Credo siano necessari gesti di profezia e, al tempo stesso, lucidità di strategia. Determinazione e fermezza, dunque, ma anche capacità di distinguere tra i capi, a volte tirannici, delle nazioni, e le nazioni stesse, cioè il popolo che soffre. Non è facile, ma va fatto».