Dialogo per capire e per capirsi: la risposta di Campanini sulla questione del ruolo dei cattolici in politica.

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“La mia opinione, scrive Campanini, è che la necessità di un dialogo più costante e stringente tra i cattolici riformisti/democratici/sociali prescinda dalla questione della nascita di nuove formazioni politiche più o meno di diretta ispirazione cristiana”. Pubblichiamo di seguito la lettera inviata a “Il Domani d’Italia”.

 

Sandro Campanini

 

Caro Direttore,

sono onorato dell’attenzione che Ubaldo Alessi e Giorgio Merlo hanno riservato alla mia riflessione. Si tratta di osservazioni assolutamente interessanti, così come il rimando alla vicenda di Livio Labor, che aiuta a ricordare alcuni importanti passaggi della nostra storia.

 

Come indicavo nell’articolo, la mia opinione è che la necessità di un dialogo più costante e stringente tra i cattolici riformisti/democratici/sociali prescinda dalla questione della nascita di nuove formazioni politiche più o meno di diretta ispirazione cristiana. Le quali non mi sembra che, almeno stando alle condizioni attuali, abbiano molte possibilità di affermarsi, sempre ammesso che, oltre alle tematiche su cui c’è maggiore sensibilità, ci siano identità di vedute programmatiche su tutti gli altri aspetti che attengono alla vita sociale e politica. Ragion per cui, io credo più produttivo – almeno nella fase storica che stiamo vivendo – continuare a cercare di incidere da cattolici in formazioni più grandi, popolari, in grado di rappresentare, con programmi di ampio respiro, larghe fasce di cittadini e di candidarsi a governare, ai vari livelli istituzionali.

 

Ovviamente seguo con la massima attenzione il possibile sviluppo di altre esperienze che invece puntano a una presenza “autonoma”, seppure più ridotta numericamente, dei cattolici (per meglio dire, di una parte di essi), anche perché sono coinvolte alcune personalità di grande spessore e valore – non c’è nemmeno bisogno di nominarle. Ma al di là di tutto ciò, il mio appello era ed è rivolto soprattutto a chi, come me, ritiene opportuna e inevitabile la presenza dei cattolici in più formazioni e, in particolare nel Partito Democratico – che, non dimentichiamolo, ha avuto come co-fondatore “La Margherita-Democrazia è Libertà”, formazione che a sua volta aveva federato partiti che avevano in tutto (PPI) o in parte (I Democratici e Rinnovamento Italiano) una significativa presenza di  cattolici democratici e sociali – ma pensa anche che, sia all’interno del PD, sia con altri al di fuori di esso, sia infine con i cattolici impegnati sul piano sociopolitico a livello civile, ci debbano essere momenti di confronto e di dialogo, non dico per arrivare per forza a una linea comune su ogni tema, ma almeno per provare a individuare dei punti in comune o comunque arricchirsi delle reciproche conoscenze e riflessioni.

 

Sarebbe fino troppo facile chiedersi se come cattolici si sarebbe potuto dare –  e si potrebbe tuttora –  un contributo utile e propositivo per arrivare a una più condivisa formulazione del DDL Zan, salvando naturalmente tutto ciò che c’era di indispensabile per combattere con decisione ogni forma di discriminazione e violenza. O  confrontarci sul messaggio sociale di Papa Francesco, sulla lotta alla proliferazione delle armi, su profughi e immigrazione, su DAT e fine vita, sulla transizione ecologica…Non c’è in questa proposta l’intenzione di promuovere una specie di “lobby” cattolica traversale, perché anche “tra noi” ci sono sfumature e sensibilità diverse, anche su temi eticamente sensibili. Ma di credere nella forza “formativa” e di lievito del dialogo, che non è mai esercizio inutile, come ci hanno insegnato i nostri maestri e maestre, da Moro a Tina Anselmi, da De Gasperi e Dossetti a Donat-Cattin e  Martinazzoli (e aggiungo – anche per affetto – Scoppola, Ruffilli, Elia e Ardigò; ma il pantheon come sappiamo è molto, molto più ampio).

 

Grazie e un cordiale saluto.