Diradiamo la voluta confusione sul “ partito dei cattolici” o “ dei vescovi”

Si tratta di avviare una presenza sui problemi del Paese su cui tutte le persone di buona volontà, raziocinanti ed interessate al bene comune, possano avanzare proposte e suggerimenti.

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Il clamore di questi giorni, suscitato da un articolo de La Repubblica sull’idea di far ripartire un’iniziativa politica organica ispirata cristianamente, conferma l’esistenza di una questione aperta. Così aperta che ancora continua la fioritura di articoli, dichiarazioni e commenti.

Soprattutto la stampa di destra  ed esponenti della cosiddetta destra cattolica sono intervenuti. Il motivo è chiaro: è messa  in discussione la naturale tendenza che, a loro dire, avrebbero i cattolici a collocarsi in un fronte conservatore o a finire solo marginalmente in altri ambiti.

E’ ovvio che si continua a puntare sul gioco interessato di una divisione bipolare. La stessa che ha significato la morte del mondo cattolico impegnato pubblicamente, ma cosa ben più grave la scomposizione politica causa ed effetto di un indebolimento della coesione sociale.

Pure sulla  sinistra si è commentato, sia pure in maniera maggiormente discreta. Perché la proposizione di un movimento popolare e di cattolici democratici presenta un rischio più sottile: vedere spuntare un diverso  ed alternativo richiamo per quanti a livello popolare negli anni scorsi hanno finito per sostenere una ipotesi di partecipazione al centro sinistra: gli stessi che adesso vivono una forte fase di disillusione e di sconfitta, mentre si pone il problema della fuoriuscita di tanti cattolici da un Pd che sembra sempre più regredire verso il vecchio Ds.

Insomma, giunge sulla scena un’entità  che intende davvero proporre una linea di scelta libera, disposta al confronto , ma autonoma, identitaria, ma non autoreferenziale o settaria, e che, nel suo piano programmatico, presenta le proposte adeguate per rispondere all’appello del cardinal Gualtiero Bassetti a  superare la divisione tra i cosiddetti cattolici del sociale e quelli della morale.

Dopo il clamore, che ha comunque molto smosso in positivo e non solo nelle realtà regionali dove la nuova proposta ha già trovato centinaia di persone interessate, è il momento di precisare.

Si tratta di dare vita ad una iniziativa politica capace di mettere insieme, su di una base paritaria ed inclusiva, altre associazioni e gruppi, ma anche le tante persone singole che in questi anni hanno pensato, e ancora stanno pensando, su come dare finalmente voce a quel filone  ideale presente nel Paese che si collega ed incarna la tradizione popolare e democratico cristiana.

La formula dell’associazione è , nel contesto attuale, la più perseguibile nell’immediato, la più aderente e conseguente a ciò che ci troviamo di fronte.

Gli  autorevoli inviti dei mesi e dei giorni scorsi a lavorare Insieme giungono sulla base di una constatazione: nel mondo cattolico c’è un fermento nuovo.  I laici si stanno liberamente interrogando e muovendo e, quindi, una Gerarchia attenta e sensibile non può che cogliere una tale novità ed invitare al discernimento, lasciando a dei cittadini cristianamente ispirati  tutte intatte le loro responsabilità.

Non si tratta, così, di abbandonarsi acriticamente alla sola lettura dei titoli dei giornali perché nessuno è così sciocco e sprovveduto di pensare di  fare nascere il partito “ dei” cattolici o, tanto meno, “ dei vescovi”.

Si tratta di avviare una presenza sui problemi del Paese su cui tutte le persone di buona volontà, raziocinanti ed interessate al bene comune, possano avanzare proposte e suggerimenti.

Poi, se la strada sarà avviata e, soprattutto, proseguita con abnegazione e lucidità, dovranno essere risolti i tanti problemi che, inevitabilmente, conseguono all’avvio di una iniziativa politica seria e determinata.