Sturzo e noi nel dibattito di Castegnato

A Castegnato ieri sera, in una sala d’oratorio gremita e attenta, ha parlato Marco Vitale. L’uditorio, come un tempo si diceva, con il saluto introduttivo di Franco Franzoni e Nicola Vacca (due generazioni di Popolari impegnati ad animare il Centro Studi De Gasperi) si adagiava alla lezione di uno storico non di professione, ma di specchiato amore e grande intelligenza per l’impresa politica del prete siciliano.

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Se da Brescia il viaggiatore si dirige in Val Camonica, quasi subito, imboccata la tangenziale, incontra Castegnato. Se vi giunge, dopo cena, in una sera di gennaio, capisce dalla nebbia che il nord esiste e sta da queste parti. Terra ormai di remota eruzione leghista, il cattolicesimo politico resiste nella fine e testarda civitas di una Lombardia già sobria e laboriosa propaggine della Repubblica Serenissima. Nel 1919, quando inaspettatamente il neonato PPI strappava 100 deputati nelle elezioni del primo dopoguerra, ancor più inaspettatamente per la pubblica opinione dell’epoca il partito di Sturzo raddoppiava in questa provincia la media dei voti nazionali, andando anche oltre il 40 per cento dei consensi.

A Castegnato ieri sera, in una sala d’oratorio gremita e attenta, ha parlato Marco Vitale. L’uditorio, come un tempo si diceva, con il saluto introduttivo di Franco Franzoni (che assieme a Nicola Vacca sono due generazioni di Popolari impegnati ad animare il Centro Studi De Gasperi) e l’introduzione di Luciano Zanardini si adagiava alla lezione di uno storico non di professione, ma di specchiato amore e grande intelligenza per l’impresa politica del prete siciliano. Giocava in casa, Vitale, perché di Milano ha fatto il suo ambiente di vita professionale, fino a diventare uno stimato economista d’azienda e fino a prestare una fugace collaborazione al sindaco proto-leghista Formentini, ma di Brescia conserva e difende il legame di nascita, di affetti familiari, di memoria (ad esempio per il Vescovo di Cremona, originario di Nigoline, Mons. Geremia Bonomelli).

Non è stato il populismo a inventare un mondo angusto e sfatto, che De Andrè immortalava nell’atto di “strameledir le donne il tempo ed il governo”. Vero è l’inverso, ossia che da quel mondo fatalmente nasce e rinasce il disincanto del populismo. Perciò la scelta di riunirsi, come a Castegnato, per capire il nostro tempo con le lenti preziose del passato costituisce un antidoto sicuro alla volgarità della politica di oggi. Non sono venute a caso, le persone chiamate dal Centro De Gasperi. In quinta fila, attente e discrete, anche alcune suore. Ecco, la lezione di Vitale è lunga – lui stesso lo dice e se ne scusa – ma scorre fluviale, senza intoppi, punteggiata di oculate citazioni. Sturzo ne esce campione di una politica alta e nobile, fatta di “generosità e severità”. Dai primi passi nella sua Caltagirone, per approdare quindi a Roma e alla grande battaglia civile e democratica, attraverso la fondazione del partito, fino alla sconfitta e all’esilio, per non chinare il capo di fronte a Mussolini; e poi tornare dopo l’esilio, nel 1946, vivendo da par suo un altro esilio, in Patria: Sturzo vien fuori, grazie a Vitale, in tutta la sua grandezza e tenacia e sofferenza, nell’intreccio di vicende e personaggi, noti e meno noti, in special modo nel rapporto con De Gasperi.

Dunque, una relazione importante, ora da leggere (anche sul Domani d’Italia di oggi) e approfondire. Deve farci aprire gli occhi – e lo ha riconosciuto Tino Bino, alla fine della serata, dismettendo per un attimo il suo velato pessimismo “à la Martinazzoli” – sul perché la figura del fondatore del PPI torni prepotentemente alla ribalta della discussione politica in Italia. E del perché, in giro per città e paesi, si cerchi nella sua esemplarità (come indicava il Cardinal Bassetti a monito dei cattolici di oggi nella messa del 19 gennaio a Santi Apostoli) il titolo di legittimità per riprendere a parlare nel nome e nel segno di una tradizione di pensiero, ben incarnata nella vita pubblica del Paese.

Si tratta allora di comprendere come sia possibile recuperare l’energia racchiusa in questa “rinascita sturziana”, altrimenti leggibile come desiderio di sfuggire all’ombra del tradimento di quella che in molti considerano l’unica dottrina politica uscita vincitrice rispetto alle caduche e tragiche ideologie dal Novecento. Insomma, per dirla in breve, si tratta di prendere sul serio l’appello a un nuovo Appello (ai Liberi e forti), come e quando verrà, per non essere presi alla sprovvista, magari a scadenza più ravvicinata di quanto si possa prevedere. Non viviamo tempi normali e l’urgenza di uscire dalla gabbia di sovranismo e populismo, con tutti i rischi gravanti sull’Italia, si manifesta a tutto tondo. Possiamo girare gli occhi da un’altra parte?

 

Questo è link con la relazione che l’economista Marco Vitale ha tenuto presso loratorio di San Filippo Neri a castegnato.. De Gasperi e Sturzo 25 gennaio 2019