Dopo il populismo, torna la politica.

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È arrivato il momento, dice l’autore, per chi crede nella politica, in una cultura politica e nella democrazia dei partiti, di scendere nuovamente in campo.

 

Giorgio Merlo

 

Finalmente il populismo è arrivato al capolinea. La sceneggiata a cui stiamo assistendo in questi giorni è talmente grottesca – e comica – che non meriterebbe alcun commento. Se non per rilevare che una stagione politica volge al termine. Credo con enorme dispiacere per il “guru” della sinistra romana Goffredo Bettini e per il suo sodale Nicola Zingaretti – che definivano il simpatico Conte “il punto di riferimento di tutti i progressisti” italiani – e quasi per tutto il Pd. Oggi il partito dei 5 stelle è poco più di una burla. Molti sono curiosi di capire come possa un partito del genere ottenere quei consensi che i sondaggi – compiacenti o meno che siano non si sa – gli attribuiscono ancora. E questo anche perchè quando si vota realmente – l’abbiamo visto alle recenti elezioni amministrative – il consenso in tutta Italia è abbondantemente al di sotto del 10%. Vedremo alle politiche fra poco meno di un anno.

 

Ma il nodo politico di fondo, al di là delle comicità regolamentari e giuridiche che caratterizzano, da sempre, quel partito, è che quel messaggio politico – si fa per dire – è definitivamente alle nostre spalle. Finalmente e, speriamo, irreversibilmente. Anche perchè sono proprio i 5 stelle che hanno sistematicamente e radicalmente rinnegato tutto ciò che hanno predicato, urlato, scritto e proclamato solennemente in tutta Italia per alcuni lustri. Adesso resta, come da copione, l’ultimo baluardo. E cioè, il tema politicamente rilevante per molti di loro del “terzo mandato”. Ovvero, come far sì per restare ancora attaccati alla poltrona per altri anni, alla faccia della comica e grottesca “diversità” morale ed etica dei grillini rispetto agli altri partiti. Com’è a tutti evidente, è una richiesta grave perchè proprio i grillini hanno fatto le loro fortune politiche e soprattutto elettorali grazie all’attacco violento e frontale contro tutti coloro che nel passato non avevano osservato la regole del doppio mandato e via discorrendo.

 

Doppio mandato a parte, però, è indubbio che è il cosiddetto progetto politico di quel partito che è radicalmente fallito. L’anti casta, il populismo, il giustizialismo manettaro, il qualunquismo, l’antiparlamentarismo, l’ideologia “dell’uno vale uno”, la demagogia, la casualità e l’improvvisazione della classe dirigente, il rinnegamento delle tradizionali culture politiche, la demonizzazione e la criminalizzazione politica degli avversari/nemici politici, il rifiuto di qualsiasi alleanza, la democrazia diretta, le piattaforme per assumere decisioni politiche, la ridicolizzazione della destra, della sinistra e del centro, da che cosa sono stati oggi sostituiti? Questa è la domanda centrale che va posta ai 5 stelle e, soprattutto, a quel partito – cioè il Partito democratico – che intravede nel partito di Grillo “l’alleato strategico” per poter costruire il futuro politico, sociale ed economico del nostro paese.

 

Insomma, quale sarebbe il progetto politico del partito populista per eccellenza? Nessuno, ad oggi lo sa o lo percepisce, al di là delle frasi – sempre più incomprensibili e vaghe – dell’avvocato Conte dove il cambiamento delle posizioni è più rapido del divenire meteorologico.

 

Ecco perchè, di fronte all’esaurirsi di questa stagione, è inevitabile il ritorno – seppur lento e progressivo – della politica e delle sue categorie principali. Dal ruolo dei partiti democratici, organizzati e collegiali alla centralità delle culture politiche; da una maggior e miglior selezione della classe dirigente all’elaborazione di un progetto politico che non sia solo basato sulla demolizione delle persone e dei partiti del passato; dal ritorno della competenza politica ed amministrativa alla capacità di saper affrontare e risolvere i problemi del paese senza ricorrere alla scorciatoia del populismo e del qualunquismo, che purtroppo scorrono sempre ed ancora nel sottosuolo della politica italiana.

 

La politica, dunque, lentamente ritorna protagonista e decisiva. E questo non solo sul fronte dell’esaurirsi del populismo nostrano ma anche, e soprattutto, sul versante di mettere prima o poi un fine alla sostituzione della politica con un approccio e una cultura tecnocratica. Che, come ovvio, non può essere paragonata alla deriva populista ma che, al contempo, denota una persistente crisi della politica e dei suoi istituti principali. Verrebbe da dire, è arrivato il momento per chi crede nella politica, in una cultura politica e nella democrazia dei partiti, di scendere nuovamente in campo. Il tempo delle mode, come ben sappiamo, è passeggero. Tramontato il populismo ritorna la politica. Occorre prenderne atto. Definitivamente.