Dopo la Nota vaticana il dibattito è destinato a crescere. Si tratta di sfuggire a formule idolatriche, fatte anche di accanimenti, per restituire dignità alla politica della tolleranza e della mediazione.

214

Se si guarda in faccia alla realtà, si può e si deve riconoscere che in Italia non dilaga il paventato ricorso alla violenza contro le minoranze, neppure contro quelle che tali sono o si sentono per ragioni di “orientamento sessuale”. La via del buon senso non dovrebbe essere preclusa. Altrimenti si arroventa inutilmente il confronto sulla base di pregiudizi o aspirazioni arbitrarie.

 

Giuseppe Davicino

 

Si può discutere a lungo sulle ragioni del passo diplomatico compiuto dalla Segreteria di Stato sul ddl Zan, ma alla fine credo che ciò che più conta sia la sostanza politica.

 

In primo luogo, come ha osservato Lucio D’Ubaldo la risposta “strutturata” di Draghi alla Nota verbale vaticana conferma, anche su tali materie, la capacità del premier di andare oltre gli “-ismi”, secondo un’azione improntata al buon senso e a quella possibilità di un compromesso possibile nei termini che ben ha indicato Nicola Caprioli, di preservare la libertà di espressione da un lato e la punizione dei comportamenti lesivi delle diversità, nel quadro del rispetto dei principi costituzionali e degli impegni internazionali.

 

C’è da cogliere una lezione di Draghi al parlamento e ai partiti a riappropriarsi in senso pieno della dialettica e della mediazione politica, che non possono mai scorrere a senso unico. Possibilmente non solo sui temi etici. Sull’economia, sulla transizione digitale e verde, che tutti osannano senza neanche avvertire i disastri a cui possono condurre tali transizioni se declinate in modo ideologico, propagandistico, miope, incapace di valutarne i problemi, la complessità delle interrelazioni, le serie controindicazioni che anche producono, per superarle.

 

In secondo luogo, emerge, come ha osservato Roberto Di Giovan Paolo, la questione di una sensibilità sui diritti (veri o presunti tali), che rivela la natura di un partito o di uno schieramento, penso in particolare al centrosinistra: se più popolare o radical-chic. Solo chi è presente nell’affermare i diritti fondamentali del lavoro, nella lotta alla povertà, per la riduzione delle disuguaglianze può poi anche non apparire sospetto di snobismo in determinate altre battaglie.

 

Infine, trovo che si possa osservare che il dibattito sul ddl Zan può costituire anche l’occasione per una riflessione politica sulla natura di certi movimenti che sembrano così votati a nobili cause come la difesa dei diritti di minoranze di vario tipo, ma che in realtà possono essere usati per perseguire scopi diametralmente opposti a quelli dichiarati, fino al punto da creare discriminazioni al contrario, e certamente usati per creare divisioni sociali e per allontanare il più possibile i ceti popolari dalla lotta per un giusto salario, per un welfare adeguato, per un’economia meno ingiusta.

 

Ora, se per motivi di opportunità politica si dovrà alla fine arrivare a una legge che apparirà tutelare in modo specifico, oltre le normali garanzie riconosciute a tutti i cittadini, particolari categorie dalle discriminazioni, credo che non si possa dimenticare che la via maestra è e rimane quella della difesa della dignità della persona in quanto tale e non in quanto appartenente a qualsivoglia categoria.

 

Tanto più che nel nostro Paese, a differenza di altri nel mondo, non esiste una reale emergenza dovuta alla discriminazione per orientamento sessuale e sono perfettamente funzionanti gli strumenti legislativi atti a punire ogni caso di violenza per tale motivo. L’emergenza invece che sta crescendo è quella prodotta dal dilagare dell’ideologia gender, che trasforma casi isolati di incertezza sessuale o di consapevoli scelte individuali in un modello di dover essere esteso a tutti. Con gravi danni psicologici e fisici sui bambini, irreversibili nei tanti casi in cui sulla scelta di cambiare sesso ha influito una martellante pressione propagandistica tale da cirquire la volontà dei ragazzi e rovinando loro la vita.

 

L’accanimento ideologico contro il dato naturale dellla differenza sessuale credo assomigli molto di più a un grave arbitrio che a un mancato diritto. Anche questi eccessi necessitano di trovare un modo per fronteggiarli.