Dopo questa guerra, comunque finisca, nulla sarà come prima in Europa e nel Mondo.

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Nessuna efficace sanzione contro questa” Russia è priva di pesanti conseguenze per leconomia occidentale ed europea in particolare. In ogni caso, fuori dai principi della democrazia occidentale non esiste futuro per la libertà e la sicurezza. Occorre discutere, riflettere, fare coscienza personale e collettiva su questi scenari che riguardano il futuro di tutti noi e dei nostri figli e nipoti.

Lorenzo Dellai

 

Comunque vadano le cose (speriamo con tutto il cuore che si arrivi presto al cessate il fuoco), stavolta non può finire “a tarallucci e vodka”. Putin ha cinicamente sovvertito ogni regola internazionale, senza giustificazione alcuna. Come si può immaginare di ritenerlo ancora interlocutore credibile. Ha invaso un paese sovrano; bombardato città e villaggi; provocato una drammatica crisi umanitaria; esortato l’esercito ucraino al golpe contro un governo democraticamente eletto; minacciato chiunque avesse osato difendere gli aggrediti. Aveva già impartito gli ordini di invasione prima di ricevere i molti leader europei in pellegrinaggio a Mosca.

 

Ha evocato perfino lo spettro della guerra nucleare. Esattamente come Hitler con i Sudeti nel 1938 ha preso a pretesto la condizione della minoranza russa del Donbass per dare corso al sogno di ricostruzione di un nuovo impero. Ha evocato una presunta minaccia alla sicurezza della Russia: menzogna facilmente smascherabile se solo si osserva l’equilibrio delle forze militari – convenzionali e nucleari – nella regione. Il vero obiettivo di Putin, invece, è demolire pezzo per pezzo le democrazie di ispirazione occidentale costituite (pur tra molte contraddizioni) ai confini occidentali della Russia dopo la fine dell’Unione Sovietica. E l’Ucraina è solo il primo passo.

 

Putin si gioca – e si giocherà – il tutto per tutto, anche per mantenere il dominio di un regime illiberale non certo coeso attorno a lui e a questa avventura, come dimostrano il coraggio dei giovani russi in piazza e l’imbarazzo ipocrita degli oligarchi che fin qui lo hanno sostenuto, essendone lautamente beneficiati. Mentre i vertici della Chiesa Ortodossa Russa – diversamente da molti preti di base – non hanno aperto bocca sulla guerra. Anzi, benedicono le truppe inviate al fronte. Vedremo fino a quando il regime, così, reggerà. La storia insegna che la sopraffazione, la droga nazionalistica e sovranista e la corruzione non sono garanzie perenni.

 

L’Occidente democratico non poteva e non potrà che reagire con lucidità, coraggio, autorevolezza e tempestività.

Lo ha fatto nella misura richiesta dalla gravità degli eventi? La risposta non è facile. Tocca certo all’Occidente la responsabilità di reagire senza pavidità. È ridicolo – e sappiamo anche perché – Salvini: plaude ai privati cittadini italiani che sparano ai ladri entrati in casa loro e contesta l’invio, ad un Paese amico, degli aiuti militari necessari per la “resistenza” contro un brutale invasore.

 

Ma l’Occidente ha – nel contempo e diversamente da Putin – la responsabilità di non concorrere alla tragica prospettiva di una guerra globale. Fatto sta che lo spiraglio dei colloqui avviati tra Russia e Ucraina (mentre Mosca prosegue le operazioni militari con inaudita violenza) diventa ogni giorno più labile. A meno che, per “accordo” non si intenda una resa incondizionata alle pretese di Putin. Cosa che avrebbe conseguenze inimmaginabili per l’Ucraina e per i tanti altri paesi della regione che hanno sperato trovare – ad occidente – una prospettiva di sicurezza e di libertà. Resa alla violenza, alla spregiudicatezza, alla arroganza, all’imperialismo nazionalista del regime russo.

 

Dopo questa guerra, comunque finisca, nulla sarà come prima in Europa e nel Mondo. La vera domanda è: quanto è disposto a pagare oggi l’Occidente democratico per far valere la forza e l’universalità dei principi di umanità e libertà? Nessuna vera, efficace sanzione contro “questa” Russia è priva – almeno nel breve periodo – di pesanti conseguenze per l’economia occidentale ed europea in particolare. E, infatti, Gazprombank è per ora esclusa dall’elenco delle banche oggetto delle sanzioni. Si può capire, ma la difesa della Libertà e della Democrazia ha sempre un costo. E siamo in una situazione tutt’altro che di forza.

 

L’Europa è ancora priva di vere strutture unitarie di Sicurezza Energetica, di Intelligence, di politica Estera e di Difesa; gli Stati Uniti sono in grave crisi di leadership mondiale; la Cina segue sorniona l’evolversi delle cose (strizza l’occhio a Putin – pensando a Taiwan – ma di fatto si candida a mediatrice e garante di un nuovo patto con l’Occidente basato sul suo ruolo di nuovo, vero leader globale). La crisi dell’Occidente – già resa evidente sul piano militare e geo politico con la poco onorevole “fuga” da Kabul e misurabile, sul fronte interno, nella caduta del “carisma della democrazia” tra molti suoi cittadini – rischia di vivere, in questa vicenda, un nuovo grave capitolo nel quadro del “disordine mondiale”. Dobbiamo esserne tutti consapevoli, evitando il rischio di posizioni opportunistiche o “di equidistanza”.

 

La locuzione “né con Putin, né con la Nato” assomiglia sinistramente a quella “né con lo Stato, né con le BR” in uso alla fine degli anni settanta. Sappiamo bene che anche l’Occidente democratico porta con se grandi contraddizioni. E che tocca anche alle democrazie occidentali coniugare i propri valori in termini aperti e nuovi, difronte alle sfide del nostro tempo. E tuttavia, fuori dai principi della democrazia occidentale non esiste futuro per la libertà e la sicurezza. Putin da tempo teorizza che “gli interessi della Russia non sono negoziabili” (ma la Pace è invece proprio il frutto faticoso della negoziazione degli interessi nazionali) e da tempo sostiene e finanzia tutti i movimenti – anche, si dice, europei ed italiani – che puntano a mettere in discussione il senso stesso della democrazia liberale.

 

Qualche mese fa ha dichiarato che essa è ormai morta e sepolta: la cosa è passata quasi inosservata, ma oggi forse la si capisce meglio. Il tema riguarda in primo piano l’Europa e la sua capacita di rianimare vocazione e valori; attivare rapidamente comuni strutture militari; elaborare una “visione” credibile verso Est e verso l’Africa oggi colonizzata dalla Cina e penetrata dal fondamentalismo islamico. E tocca ancora a Bruxelles rispondere senza eccessivi formalismi di procedura alla richiesta di Kiev di entrare a far parte dell’UE, sperabilmente prima che l’esercito russo la demolisca totalmente sul piano fisico ed istituzionale.

 

Oggi capiamo forse meglio il senso di due scommesse che molti avevano all’epoca contestato: l’Euro e l’allargamento ad Est dell’Unione Europea. Certo, sono state scommesse difficili e non prive di contraddizioni: ma come saremmo oggi senza di esse? Quale sarebbe lo stato della nostra libertà e della nostra sicurezza? Al di là delle emozioni e della commozione di questi giorni – che hanno scosso le opinioni pubbliche – occorre discutere, riflettere, fare coscienza personale e collettiva su questi scenari che riguardano il futuro di tutti noi e dei nostri figli e nipoti.