EL PUEBLO UNIDO. MONDA RACCONTA LA “TEOLOGIA DEL POPOLO” CHE BERGOGLIO HA POSTO A BASE DEL SUO PONTIFICATO. 

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Papa Francesco – scrive Gabriele Papini – respinge in toto qualsiasi ideologia, sia quelle sovraniste che quelle individualiste, che in fondo sono la stessa cosa: l’ideologia dell’auto-referenzialità. Insomma, finché non si esce fuori dal proprio orizzonte per incontrare l’altro, non vi potrà essere una vera democrazia. […] Occorre dunque smarcarsi dall’alternativa tra individualismo e omologazione, per puntare alla vera sfida di oggi: rifondare i legami sociali, rivitalizzare le relazioni (personali e strutturali) della società, dare nuova vita alle nostre democrazie

Nell’avvicinarsi al pensiero sociale di Bergoglio è utile sgombrare il terreno da alcuni possibili equivoci. Da un lato, quello di “appiattirlo” sul suo tempo, sulle vicende travagliate del suo Paese e della Chiesa argentina. Dall’altro quello di neutralizzarlo e renderlo un Papa “piacevole”. Invece, considerando nel complesso la sua figura e il suo pensiero (ricostruito da Dante Monda nel volume Papa Francesco e il ‘popolo’: una sfida per la Chiesa e la democrazia, edito da Morcelliana), si ha il quadro di un personaggio complesso, in cui la semplicità è solo apparente. 

Come scrive nella prefazione al volume il direttore de “La Civiltà Cattolica”, padre Antonio Spadaro, “si ha la sensazione che nel libro avvenga una sorta di passaggio di testimone che attraversa l’inquietudine del giovane ricercatore nell’incontro con le parole del Santo Padre. Insomma, c’è un patto biografico (…) tra un uomo la cui formazione intellettuale, teologica e filosofica – attenta al concreto e aperta alla trascendenza considerati come elementi polarmente opposti ma non contraddittori – fonda il suo pensiero politico; e un giovane che è appassionato del discorso politico e vive la sua riflessione a contatto con alunni più giovani di lui (è docente di Filosofia e Storia alle superiori)”.

Per capire il pensiero di Bergoglio un buon punto di partenza è rappresentato dalla “teologia del popolo”, versione argentina della sudamericana “teologia della liberazione”. In quella regione del mondo latino-americano, marcata da forti disuguaglianze economiche e sociali, il seme piantato dal Concilio sembra germogliare in anticipo rispetto all’Europa, e con qualche frutto acerbo (le derive marxiste). La “teologia del popolo” è dunque una sorta di riscatto sociale e di ripensamento del popolo come “soggetto storico autonomo”. La forza che proviene dalla “teologia del popolo” è il fatto che lo Spirito feconda le culture dei popoli con la forza del Vangelo: il Vangelo, dunque, trasforma le culture. Come si può vedere nella storia della Chiesa, il cristianesimo non risponde a un modello culturale unico, ma riporta il volto dei tanti popoli in cui si è radicato. Quindi i popoli sono “soggetti collettivi attivi”, operatori dell’evangelizzazione.

Come ricorda Dante Monda, Bergoglio “pensa il pueblo in questi termini originali, o meglio originari. Ritorna alle fonti evangeliche e propriamente antropologiche del mito del popolo. Ritorna alle basi, ai fondamenti del vivere insieme, rifiutando qualsiasi costruzione ideologica ‘preconfezionata’, compreso il clericalismo. Da qui deriva la novità, nel risalire agli elementi fondamentali della comunità umana, e all’elemento fondamentale: la carità che spinge alla prossimità e dunque all’unità nelle differenze”.

La critica di Bergoglio alla crisi della democrazia è puntuale e lucida. Le democrazie sono “atrofizzate”, “a bassa intensità”, a causa (spiega l’autore) di un “divorzio fra le élite, perse in astratti nominalismi, e le masse anonime, sradicate, al contempo omologate e disintegrate da un dilagante individualismo di soggetti atomizzati, soli e impotenti”. In questa situazione ha gioco facile l’idea di un popolo omogeneo ed escludente l’altro e il diverso, il cosiddetto “populismo”. Francesco respinge in toto qualsiasi ideologia, sia quelle sovraniste che quelle individualiste, che in fondo sono la stessa cosa: l’ideologia dell’auto-referenzialità. Insomma, finché non si esce fuori dal proprio orizzonte per incontrare l’altro, non vi potrà essere una vera democrazia.

La vera democrazia (a ben vedere, la proposta di Francesco) è dunque nel segno della “cultura dell’incontro”. Si tratta dell’appello a una nuova partecipazione e coinvolgimento delle fasce popolari, che rianimino dal basso le democrazie intese unicamente come “macchine elettorali” senz’anima. Il popolo gioca un ruolo fondamentale, è il protagonista, il solo soggetto che ha l’autorità di decidere del proprio destino. Occorre dunque smarcarsi dall’alternativa tra individualismo e omologazione, per puntare alla vera sfida di oggi: rifondare i legami sociali, rivitalizzare le relazioni (personali e strutturali) della società, dare nuova vita alle nostre democrazie

Come scrive lo storico Andrea Riccardi nella postfazione, questo libro è un contributo “originale”, che pone Papa Francesco “come un interlocutore per tutti, cioè per chi voglia pensare il futuro in modo aperto e per chi senta che stiamo andando verso il domani un po’ come ciechi che hanno l’illusione di vedere o come persone (governi, popoli, decisori) troppo trascinate da processi incontrollati”.

Dante Monda, Papa Francesco e il ‘popolo’: una sfida per la Chiesa e la democrazia, Morcelliana, Brescia, 2022.