ELEZIONI, LA DEMOCRAZIA E I SUOI ISTITUTI NON POSSONO ESSERE OGGETTO DI FORZATURE, MEN CHE MENO DI BARATTO.

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La sortita di Berlusconi sul presidenzialismo e le dimissioni di Mattarella non possono non suscitare stupore. S’impone la difesa strenua, ed attiva, della democrazia rappresentativa e dell’impianto parlamentare. Questa è la battaglia che deve condurre anche e soprattutto la cultura cattolico popolare e cattolico sociale.

Il capitolo delle riforme istituzionali non può non rientrare nell’agenda politica della campagna elettorale. Anzi, forse è uno dei temi decisivi del confronto politico tra le varie forze politiche in campo. Anche se, come ovvio e scontato, saranno i temi legati alla vita concreta delle persone di tutti i giorni a richiamare maggiormente l’attenzione dei cittadini e, soprattuto, a decidere l’esito elettorale. Anche se in parte già scontato…

Comunque sia, la proposta avanzata da Berlusconi di mettere in discussione il ruolo dell’attuale Presidente della Repubblica nel caso in cui il progetto presidenzialista venisse approvato nel corso di questa legislatura, non può non suscitare attenzione, incredulità e anche stupore.

Ora, nessuno vuole bollare come ‘irricevibili’ le proposte che vengono dai singoli schieramenti politici o da leader lontani dalla nostra storia culturale e politica. Quella è una deriva della sinistra italiana – salottiera, arrogante, alto borghese e moralmente “diversa” – che, attraverso la sua presunta e maldestra altezzosità etica ha provocato guai infiniti alla stessa qualità della nostra democrazia. 

Al contrario, e molto più semplicemente ma realisticamente, si tratta di ribadire ancora una volta la bontà e la modernità del nostro impianto istituzionale e l’efficacia della nostra democrazia rappresentativa e parlamentare. Un modello messo in discussione periodicamente non solo dalla destra ma anche e soprattutto dalla demagogia e dal populismo grillino che in questi ultimi anni hanno minato alla radice le fondamenta della nostra democrazia e i postulati costitutivi della stessa Costituzione repubblicana. 

Non si tratta di fare una “santa alleanza” politica che avrebbe l’unico scopo di radicalizzare ulteriormente il confronto politico e creare le ragioni per un conflitto permanente alimentando la logica degli “opposti estremismi” che abbiamo già conosciuto e, ahimè, tristemente sperimentato in un recente passato. Al contrario, semmai, si tratta di convincere tutte le forze politiche – o la maggioranza di esse – della ineluttabilità del nostro impianto costituzionale e della difesa strenua, ed attiva, della democrazia rappresentativa e dell’impianto parlamentare.

Questa è la battaglia che deve condurre anche e soprattutto la cultura cattolico popolare e cattolico sociale. A prescindere dalla collocazione nei vari schieramenti e dalla presenza nei vari partiti. Quando è in discussione la qualità della democrazia e la credibilità delle nostre istituzioni si ha il dovere, morale e politico, di “scendere in campo”. Sempre.