FINO A QUANDO LA LITANIA SUL RITORNO DELLA DITTATURA?  

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Se il buongiorno si vede dal mattino, è abbastanza naturale, nonché scontato, che la battaglia della sinistra post comunista sarà tutta concentrata sugli slogan che conosciamo da oltre 50 anni e che troveranno puntualmente nella deriva degli opposti estremismi” il suo epilogo finale.

 

Giorgio Merlo

 

Che la sinistra comunista e post comunista, in Italia e da sempre, identifichi i propri nemici/ avversari con i fascisti è una notizia talmente risaputa che non merita neanche di essere commentata. È stato così per molti lustri con la straordinaria esperienza politica, culturale, sociale e di governo della Democrazia Cristiana. È stato così per Berlusconi, poi per Salvini, addirittura per Renzi ai tempi del referendum costituzionale. Figurarsi con l’arrivo al governo di Giorgia Meloni e della sua coalizione di centro destra.

 

Certo, è un vecchio difetto della sinistra comunista e post comunista quello di criminalizzare politicamente il suo avversario/nemico e il tentativo di annientarlo e distruggerlo a livello politico ed elettorale. Sotto questo aspetto, c’è una straordinaria convergenza politica e metodologica con il partito populista e qualunquista per eccellenza, cioè il partito di Grillo e di Conte.

 

Ma, detto questo – cioè un fatto abbastanza risaputo nella storia politica italiana – adesso il tema assume un’altra valenza. E cioè, si tratta di capire se la sinistra italiana nelle sue molte sfaccettature – politica, culturale, sindacale, televisiva, artistica ed editoriale – concentrerà la sua battaglia politica nei prossimi mesi quasi esclusivamente sul “rischio del ritorno del fascismo”, sulla “deriva illiberale”, sulla “potenziale dittatura”, sulla “compressione dei diritti”, sul potenziale pericolo della “riduzione delle libertà” e simili cianfrusaglie propagandistiche e demagogiche. Del resto, è appena sufficiente ascoltare le simpatiche, ma sempre più noiose e ripetitive, prediche del segretario del Pd Letta e di tutti i suoi sostenitori a livello politico, giornalistico e televisivo per rendersi conto che questa litania forse è appena agli inizi. Altroché l’opposizione dura ma costruttiva; altroché accettare il responso democratico delle urne; altroché la centralità dei contenuti a scapito delle pregiudiziali ideologiche e novecentesche. Se il buongiorno si vede dal mattino, è abbastanza naturale, nonché scontato, che la battaglia della sinistra post comunista sarà tutta concentrata sugli slogan che conosciamo da oltre 50 anni e che troveranno puntualmente nella deriva degli “opposti estremismi” il suo epilogo finale.

 

Ora, tutti sanno che il ruolo dell’opposizione è storicamente quello di cacciare al più presto la maggioranza di governo per ritornare al potere. E questo vale a maggior ragione per un partito come il Pd, cioè di una formazione politica “governista” per eccellenza, espressione del sistema e garante ufficiale dell’establishment del potere nel nostro paese. Ma se questo obiettivo non merita neanche di essere approfondito talmente è scontato ed ovvio, resta aperta la vera posta in gioco: ovvero, e guardando solo agli interessi del paese in una fase così delicata a livello economico e sociale, ci sarà una opposizione ispirata alla sola logica distruttiva del “tanto peggio tanto meglio”, con ricorso sistematico alla “piazza” e con ripercussioni e ricadute ad oggi imprevedibili ed imponderabili? Dico questo perchè se la litania della dittatura, del rischio fascismo, del regime alle porte, della libertà in discussione, della democrazia in pericolo e dei diritti che saltano dovesse continuare in modo incessante ed incontenibile, il vero pericolo sarebbe quello di un avvelenamento del clima sociale e democratico con conseguenze incalcolabili per la stessa tenuta delle nostre istituzioni.

 

Ecco perchè, d’ora in poi, tutto dovrebbe avere un limite. Anche la propaganda più sfacciata deve avere un limite oltre il quale non si può andare. Soprattutto quando si denuncia un pericolo virtuale ed astratto che pochissimi percepiscono. Se non coloro che lo agitano per ritornare, comprensibilmente ma irresponsabilmente, al più presto al potere.