FIORONI A LETTA: NON HO PARTECIPATO AL VOTO SULLE LISTE. RISCHIAMO IL TESTACODA DEL RIFORMISMO. 

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Pubblichiamo il testo della lettera che l’ex ministro Fioroni, membro della Direzione nazionale del PD, ha inviato al segretario Enrico Letta per illustrare le ragioni della sua mancata partecipazione al voto sulle liste del partito. “Sta di fatto che lo sbilanciamento verso sinistra, con l’ingresso dei rosso-verdi in alternativa ad Azione e Italia Viva, riporta il centrosinistra agli equivoci dell’Unione, da cui Ds e Margherita vollero uscire con la fondazione del Pd”.

 

Caro Enrico, 

lo sforzo da te compiuto in questi giorni di trattative difficili richiede un sincero apprezzamento per l’abnegazione con la quale si è manifestato, anche a prescindere dal risultato. 

Tuttavia, è proprio il risultato a non tornare, essendo la plastica rappresentazione di un testacoda del “riformismo democratico” assunto a base della formazione del Pd nel 2007.

Può darsi che l’esclusione a priori di Renzi abbia incarnato il senso di una giusta nemesi e la rottura con Calenda sia dovuta al carattere del personaggio, preso dall’ansia – come si racconta – di distinguersi a tutti i costi. Sta di fatto che lo sbilanciamento verso sinistra, con l’ingresso dei rosso-verdi in alternativa ad Azione e Italia Viva, riporta il centrosinistra agli equivoci dell’Unione, da cui Ds e Margherita vollero uscire con la fondazione del Pd.

È una scivolata all’indietro che mortifica le aspettative di quanti hanno creduto nello slancio riformatore di un nuovo soggetto politico, non più condizionato dal richiamo ideologico alla radicalizzazione del confronto politico.

Ecco allora, sulla scia del saggio consiglio di Carlo Cottarelli, l’auspicio anche mio affinché si preservi in qualche modo il rapporto di necessaria cooperazione con i riformisti – con tutti i riformisti – visto che il problema principale è contenere l’ondata di destra. Non vorrei, in sostanza, che tramontasse definitivamente il concetto di unità di “centro e sinistra”, per arrivare nel giro breve persino al recupero dei Cinque Stelle. Una prospettiva, questa, che confuterebbe la formulazione di principi e valori genuinamente democratici, sostanzialmente identificativi della posizione originaria del Pd. .

Mi si consenta, però, di non ridurre queste preoccupazioni a brevi “note a margine”, come se a parlare fosse (solo) il cuore e non (anche) la mente. Il contrasto politico non si rimuove con l’unitarismo di facciata, giocando sul detto e non detto. Preferisco essere chiaro, benché senta la pesantezza di un dissenso che consiste, in ultimo, nell’aver rinunciato a prender parte al voto in Direzione sulla candidature, tutte ottime ma in un quadro che ottimo purtroppo non è per i motivi sopra esposti. 

Mi auguro che il gruppo dirigente del Pd avverta il pericolo di questo indebito innesto nel campo del centrosinistra di un’operazione “à la Mélenchon”. Se non ho capito male anche Bonaccini ha manifestato la medesima preoccupazione. In realtà, avevamo detto e ridetto che una vecchia logica, per la quale non può esistere alcun nemico a sinistra, doveva essere espunta dall’orizzonte del partito.         

Noi dovremmo invece rafforzare, oggi più di ieri, un programma e una linea politica rispecchianti la coerenza del riformismo a riguardo di questioni fondamentali: euroatlantismo, rigore economico e solidarietà, lotta alle diseguaglianze, ambientalismo responsabile, diritti e doveri delle persone, promozione del bene comune. È essenziale mantenere la barra dritta specialmente in questa difficile campagna elettorale nella quale le destre, già dalle prime battute, mettono in mostra tutta la loro voglia di conquista del potere, senza grandi scrupoli. 

Con amicizia

 

Giuseppe Fioroni