Flebile nel Pd la voce dei cattolici democratici. Anche questo spiega la ragione di un certo astensionismo elettorale.

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La nota dell’autore, non priva di amarezza, deriva dalla lucida constatazione di come sia insufficiente e poco riflessiva l’azione messa in campo dopo le amministrative dal gruppo dirigente del Pd di Roma.

Mario Sirimarco

 

Alle ultime amministrative il Pd ha raccolto un ottimo risultato politico che si è tradotto inevitabilmente in generose distribuzioni di posti per assecondare la bramosia di potere delle diverse anime (o meglio i diversi gruppi) che lo compongono. Il risultato non deve però illudere perché se è vero che il Pd rafforza il suo ruolo di punto di riferimento essenziale per riformisti di varia natura nella prospettiva di un neobipolarismo, è altrettanto vero che molti nodi problematici devono essere risolti e le elezioni politiche arriveranno. Direi che oggi il Pd è il vero grande problema politico, anzi…lo è da quando è nato.

 

Di fronte alla sfida della Destra (che ci si augura possa essere più libera da pesanti incrostazioni) il Pd prima di pensare a come allargare il polo di centro sinistra deve diventare vero partito, con un progetto, con una visione, con una apertura a nuovi soggetti (senza evocare stagioni passate), cercando soprattutto di cogliere i fermenti del mondo giovanile, oggi escluso in modo preoccupante dalla vita politica.

 

Finora, dalla nascita ad oggi salvo pochi momenti di slancio, il Pd è stato essenzialmente un luogo di incontro e contrattazione di gruppi, correnti, anime a fini elettorali e di potere, una sorta di caminetto stile prima Repubblica di compensazione e di tutela di una classe dirigente autoreferenziale; oggi ci sono le condizioni politiche per proporsi veramente come pilastro della politica nazionale non per debolezze altrui ma per capacità proprie. Occorre riaprire, Letta lo ha colto ma ci vuole più coraggio, una fase costituente che parta dai territori e che si apra effettivamente, non per slogan, a tutto ciò che si muove virtuosamente nella società.

 

In questa prospettiva non può mancare l’apporto dei cattolici democratici custodi del riformismo che nella storia ha dimostrato la sua centralità ed eredi di una tradizione che oggi può e deve trarre linfa vitale dal magistero di Papa Francesco sui temi dello sviluppo, dell’ambiente, della responsabilità internazionale, della dignità della persona in tutte le sue dimensioni in tutte le sue latitudini in tutti i suoi bisogni.

 

Questa voce è assai flebile nell’attuale Pd (incapace di cogliere i fermenti che ci sono nel mondo dell’associazionismo e delle parrocchie con le loro innumerevoli attività di solidarietà e socialità) e questo spiega l’altissima astensione e l’allontanamento di molti cattolici democratici dalla vita politica.

 

Finita la fase della distribuzione di premi e prebende è il caso di mettersi a lavoro cominciando a fare Politica nel senso più vero e nobile del termine, ma è anche il caso che chi avverta l’importanza del momento intervenga e faccia sentire la sua voce, fuori dai circoli e dai salotti, riscoprendo il senso vero della partecipazione e della democrazia.

 

 

(Il testo è tratto dalla pagina Fb dell’autore)