Il tema del rapporto tra proprietà e lavoratori caratterizza da secoli il dibattito globale sul piano etico-filosofico, politico ed economico. Molte sono state le teorie che hanno cercato di proporre una linea di condotta o un modello di riferimento in grado di superare o coniugare la relazione tra capitale e dipendenti subordinati. Con l’avvento della prima rivoluzione industriale e del capitalismo e con il successivo sviluppo delle teorie marxiste, la questione ha assunto una sua connotazione radicale, alzando il livello di caratterizzazione politica e sociale. Il modello partecipativo si inserisce proprio nel contesto di questa radicalizzazione del confronto, prendendo corpo all’interno del pragmatismo delle socialdemocrazie nordeuropee e delle linee guida del cattolicesimo democratico e sociale e delle proposte del riformismo internazionale, consolidandosi soprattutto nella ricostruzione economica postbellica degli anni ‘50.

La partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa sia a capitale pubblico che privato, nelle sue varie accezioni, è quella forma di governo di un’azienda che trova la sintesi tra le leggi dell’economia di mercato con la garanzia per la libertà di intrapresa ed il protagonismo dei lavoratori, superando così la concezione antagonista dei rapporti economico-sociali.  

Partecipazione pertanto non è un concetto unico, ma ne comprende diverse forme: dalla partecipazione organizzativa alla partecipazione strategica; dalla partecipazione finanziaria-azionaria a quella derivante dalla contrattazione. A questo potremmo aggiungere anche le forme di partecipazione indiretta dei lavoratori che da anni sono maturate nel mondo angloamericano e che si sono gradualmente affermate anche nei paesi dell’Europa continentale e mediterranea, attraverso la costituzione dei fondi complementari previdenziali.

Parliamo pertanto di esperienze differenti che partono dal coinvolgimento dei lavoratori nel funzionamento dell’organizzazione del lavoro e che si estendono ai diritti di informazione regolati dai contratti nazionali o aziendali sino all’ingresso dei rappresentanti negli organi di governo o nelle proprietà delle imprese attraverso varie forme (azionariato diffuso, imprese cooperative).

Nei perimetri precedentemente delineati ritroviamo le varie esperienze nazionali: la costituzione dei Consigli di Sorveglianza con la presenza dei rappresentanti dei lavoratori come in Germania (Mitbestimmung); l’elezione di uno o più consiglieri di amministrazione espressione dei lavoratori nelle aziende del mondo scandinavo. Anche in Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi ritroviamo esperienze similari alle precedenti. Molto diffusa nel Regno Unito e negli USA è la presenza nelle proprietà aziendali di quote appartenenti ai fondi previdenziali aziendali o di categoria. Nel nostro Paese, pur presente nell’art. 46 della Costituzione il riferimento preciso al modello di partecipazione, è prevalso il sistema di relazioni industriali contrattuale con all’interno i diritti di informazione o in generale una partecipazione legata al metodo negoziale/contrattuale. Negli anni di centralità del sistema delle Partecipazioni Statali, alcune aziende prevedevano la presenza nel CdA (ENI) espressione dei dipendenti del Gruppo. Oggi l’unica azienda di dimensione nazionale con questo assetto è la RAI, che con la riforma del 2015 vede il rappresentante dei lavoratori eletto nel Consiglio di Amministrazione. 

Questi temi hanno condizionato negli anni anche il dibattito e le posizioni nel movimento sindacale italiano. La CISL in particolare, sin dalla sua fondazione, ha posto l’obiettivo della partecipazione tra le assi portanti della sua proposta politica; da sottolineare il progetto del risparmio contrattuale dello 0.50% finalizzato alla creazione di un fondo che potesse intervenire nel capitale delle imprese, rilanciato negli anni ’80 dalla linea negoziale confederale. Una via originale che non ebbe il necessario sostegno delle altre organizzazioni sindacali, avendo trovato l’opposizione soprattutto della CGIL, in quel periodo ancora fortemente condizionata da un’impostazione conflittuale.  I recenti provvedimenti del Governo di rilancio dell’economia con l’immissione di miliardi di Euro nei capitali delle aziende italiane, ripropongono la questione da noi approfondita in questa pubblicazione.

Il testo completo è pubblicato sul sito della fondazione all’indirizzo  www.fondazionetarantelli.it

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Da sempre impegnato nel sociale e nell’associazionismo, nel 2001 già responsabile aziendale dell’Italgas di Roma, entra nella segreteria territoriale della Femca CISL romana e nel 2005 viene eletto segretario generale. Eletto nella Segreteria Nazionale della Femca, nel gennaio 2010, coordina i comparti dell’energia (Petrolio, gas/acqua e miniere), dell’amministrazione, del welfare contrattuale, aziendale e della democrazia economica. Ha fatto parte dei Consigli di Amministrazione di AEESCOMED (Associazione di cooperazione sindacale area mediterranea) e del Fondo Gas Inps. Prosegue la sua esperienza sindacale presso la Segreteria nazionale della Femca fino a novembre 2018 quando entra a far parte dello staff della Fondazione Ezio Tarantelli e nel gruppo dei Formatori confederali, quale esperto della contrattazione, delle relazioni sindacali e dei servizi pubblici a rete. Segue con grande interesse, l’area delle infrastrutture, dell’energia e riconversione del sistema energetico.