Francesco Augusto Razetto: “L’Italia paga oggi il prezzo di quelle scelte non fatte negli anni passati”.

La Repubblica Ceca in questi ultimi mesi sta attraversando, come tantissime altre nazioni, momenti difficili che verranno inevitabilmente ricordati per tanti anni ancora.

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In questo periodo la Repubblica Ceca è il Paese dell’Europa centro-orientale con il maggiore aumento settimanale di infezioni, secondo i dati pubblicati sull’ultimo bollettino epidemiologico settimanale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Il governo ceco ha annunciato che bloccherà il movimento delle persone e chiuderà negozi e servizi in un parziale lockdown per combattere il picco di casi di coronavirus. Saranno consentiti spostamenti solo per lavoro, fare la spesa e andare dal medico, ha detto ai giornalisti il Ministro della Salute Roman Prymula. Resteranno aperti solo i negozi di alimentari e le farmacie. Le misure saranno in vigore fino al 3 novembre.

Abbiamo intervistato Francesco Augusto Razetto, Presidente della Fondazione culturale Eleutheria e Membro del Consiglio Direttivo della Camera di Commercio e dell’Industria italo-ceca, per sentire un parere su alcune questioni sul tema.

Nell’attuale congiuntura politica, economica e sanitaria caratterizzata dalla pandemia, come si presenta la situazione in Repubblica Ceca e, in particolare, a Praga?

La Repubblica Ceca in questi ultimi mesi sta attraversando, come tantissime altre nazioni, momenti difficili che verranno inevitabilmente ricordati per tanti anni ancora. In un quadro certamente non positivo, bisogna però non dimenticare che proprio la Repubblica Ceca, di fronte ad un numero di infetti che aumenta sempre più con tassi di crescita tra i più alti in Europa, ha un basso numero di ricoveri in terapia intensive e di decessi. Del resto, le stesse restrizioni che sono state adottate in tantissimi Paesi e che sono state particolarmente rigide in Italia, qui hanno trovato un’applicazione più leggera. 

A causa delle restrizioni imposte dal governo, l’Italia ha visto deteriorarsi notevolmente la propria economia, in particolare il settore terziario, con riferimento al turismo ed alle attività culturali. In tal senso come si presenta Praga città culturale e turistica per eccellenza?

L’Italia paga oggi il prezzo di quelle scelte non fatte negli anni passati. Scelte non popolari che la politica ha preferito procrastinare per non doverne pagare un prezzo elettorale. Altri Stati, come la Germania o la Repubblica Ceca, quelle stesse scelte hanno avuto il coraggio di farle ed oggi sono più pronti ad affrontare la crisi che la pandemia di COVID porta inesorabilmente con se. Anche se voglio essere ottimista in merito al nostro Paese. È del tutto evidente che l’Italia sia una grande nazione e che quindi probabilmente la capacità di reazione della sua classe imprenditoriale, anche questa volta, saprà sopperire alla mancanza e ai limiti di una classe politica non adeguata. Un discorso a parte credo meriti la situazione a Praga, città turistica per eccellenza, che in questa fase, come per esempio in altre importanti città d’arte come Venezia o Firenze, sente particolarmente il peso di questa chiusura. Sono quasi 9 milioni il numero di turisti che ogni anno si recavano a Praga (quarta città in Europa per presenza turistica dopo solo Londra, Parigi e Roma con un rapporto, numero di visitatori/cittadini residenti, estremamente superiore alle altre tre città). È innegabile che l’incertezza sulle regole da adottarsi in caso di viaggio, la scarsità dei collegamenti aerei e il senso di generale paura abbia influenzato negativamente il flusso turistico soprattutto per una città come Praga, che contava innanzitutto sulla presenza straniera.

La Fondazione Eleutheria, da Lei presieduta, aveva progettato per l’anno in corso la mostra “Parma, Atene d’Italia” in occasione del titolo “Parma città della cultura 2020”. A causa della pandemia l’iniziativa è stata rinviata al 2021. Quali problemi ha comportato il rinvio e come state cercando di risolverli? 

I problemi sono stati evidentemente non piccoli. Il problema più grande è sicuramente derivante dal fatto che la macchina organizzativa di una mostra del genere parte almeno due anni prima e in tutto questo tempo si sono sostenute delle spese ingenti. Ma al di là dell’aspetto più propriamente pratico ed economico quello che verrà a mancare è lo spirito, oserei dire la spontaneità dell’evento. Sicuramente i grandi numeri che ci sarebbero stati nel 2020, difficilmente si potranno avere nel 2021. Il sospetto è che una delle eredità più pesanti che questa pandemia ci lascerà è la paura. La paura di socializzare, la paura di viaggiare, la paura di frequentare posti molto popolati. Questo influenzerà molto anche il modo di approcciarsi delle persone agli eventi culturali in genere. Ed è qualcosa che, purtroppo, finirà per gravare anche su questo nostro appuntamento. Rimane invece immutato, come sempre, il nostro impegno e spirito di dedizione e passione che accompagnano ogni nostra iniziativa e che certamente non verranno meno anche in questo importante appuntamento.

Infine, quali sono le previsioni che sente di poter fare riguardo all’economia della Repubblica Ceca con particolare riferimento al settore immobiliare?

Presto dovremo fare i conti con una crisi economica che si ripercuoterá su tutto. È difficile adesso ipotizzare, da qui a due o tre anni, quali saranno i settori economici maggiormente colpiti ma credo che quello immobiliare rimarrà un settore rifugio. In questi ultimi mesi tutti gli Stati hanno stampato molta moneta e questo comporterà inevitabilmente un’impennata dell’inflazione. Storicamente all’innalzamento dell’inflazione corrisponde, da parte del risparmiatori, la ricerca di investire nel “mattone”; da sempre bene rifugio per antonomasia. Questo discorso è ancor più valido per gli immobili di qualità e in quei contesti urbani caratterizzati da un alto livello architettonico come Praga che, vorrei ricordarlo, è Patrimonio Unesco dal 1992.