Franco Salvi nel centenario della nascita. Un vero maestro di coerenza nella vita politica: il ricordo di un amico.

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L’impegno politico per Salvi è scaturito, come normale conseguenza, da un dovere etico profondo, attento alle necessità delle persone, nel tentativo di costruire una società giusta e generosa dove i problemi fossero considerati e affrontati indipendentemente dalla loro apparente importanza. Il testo è tratto da “Democraticicristiani-Per l’Azione”, organo dell’Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani (ANDC).

Alfredo Bonomi

Ci sono persone che diventano determinanti per il percorso umano di una vita. Per me Franco Salvi è stata una di queste. È datato negli ultimi mesi del 1969 il primo incontro che ho avuto con lui e da quel colloquio sono uscito con la convinzione che era necessario, per dar voce al mio desiderio di impegnarmi per la società della Valle Sabbia, un coinvolgimento diretto nel vivo dell’amministrazione pubblica.

Da questa certezza venne l’idea di dedicarmi al mio piccolo comune montano, denso di storia e di problemi, visto come concreto campo d’azione per dar senso a idealità e progettualità maturate dopo attente riflessioni.

Senza l’incontro con Franco Salvi, con molta probabilità, non avrei intrapreso quel percorso amministrativo che mi ha poi visto Sindaco per venticinque anni, attivo a livello della Comunità Montana di Valle Sabbia e nella U.S.L. n.39. Tutti gli altri impegni nei vari organismi scolastici e culturali della Valle, ed anche in un raggio più esteso, sono state ‘piste operative’ saldamente ancorate ad una visione più vasta, non limitata ad un singolo territorio. In questo ‘sguardo d’insieme’ Franco Salvi mi ha insegnato che la cultura era fondamentale per dar più valore all’impegno.

Sulla rigorosità morale di Franco Salvi è già stato detto tutto. L’impegno politico per lui è scaturito, come normale conseguenza, da un dovere etico profondo, attento alle necessità delle persone, nel tentativo di costruire una società giusta e generosa dove i problemi fossero considerati e affrontati indipendentemente dalla loro apparente importanza.

Per un giovane la vicinanza di una personalità così granitica nei valori e così misurata nel porsi, non poteva che essere percepita come una ‘folgorazione’ per impegnarsi.

Così è stato per me. I moltissimi incontri avuti con lui, non tanto i convegni ‘di grido’, ma nell’antica farmacia di via Battaglie, trasformata in studio o, meglio, in un luogo di paziente e generoso ascolto, erano un sicuro arricchimento umano, ma anche una sorta di percorso spirituale, dove la politica non si immiseriva nel contendere del potere, ma era vista come un convinto impegno quotidiano, lontano dalla fuga dalle responsabilità, che non disdegnava la legittima forza dialettica per la difesa di valori ritenuti portanti per una società più giusta.

Da questa visione veniva a noi giovani, e naturalmente a me giovane amministratore, la molla per un impegno fatto di atti concreti ed anche di decoro sul piano umano.

Non si trattava quindi di impoverire il cammino intrapreso con una disinvolta pratica nel ‘superare gli ostacoli’, ma di arricchirlo con la pazienza di rimuovere gli ostacoli di danno per una visione della società ancorata ai grandi valori cristiani e a quelli portati dalla Resistenza, tesa a creare uno Stato attento ai bisogni di tutti e rispettoso delle peculiarità personali, in un quadro complessivo di vera libertà.

Dal 1970 al 1990 i nostri incontri sono stati fitti, poi si sono un po’ diradati anche per le sue condizioni di salute.

Nella farmacia-studio di via Battaglie portavo problematiche, richieste che riguardavano anche situazioni di singole persone, che sembravano poca cosa ma che, in realtà, erano ‘grande cosa’ per chi aveva la necessità di essere considerato ed aiutato. Chiedevo pure molti consigli.

Naturalmente questa era la facciata più evidente di un rapporto ‘declinato’ nell’ottica di poter giovarsi di un parere autorevole per rispondere alle molte esigenze che si presentano quotidianamente ad un amministratore. 

A questo versante si affiancava però una dimensione più profonda.

La coerenza morale di Franco Salvi, la sua rigorosa adesione ai valori in cui credeva, il suo modo di vedere la politica, strettamente legata ad una scala valoriale da rispettare, mai da rinnegare, sono stati una ‘lezione politica’ profonda e motivante per molti anche nei momenti difficili e drammatici che ha dovuto affrontare.

La mia convinta adesione al ‘Gruppo Moroteo’ bresciano (un orientamento mai mutato durante tutto il mio ‘cammino amministrativo’) è maturata e si è consolidata, sino a diventare una ‘dominante’ nel modo di concepire l’impegno pubblico, grazie ai ripetuti colloqui avuti con Franco Salvi e al suo esempio moralmente luminoso e politicamente tutto dedito allo spirito di servizio. La sua figura è stata un punto obbligato di riferimento per un gruppo di valligiani, attivi a livello comunitario, che, pur nelle difficoltà, hanno cercato di avere una visione d’insieme nell’agire amministrativo, supportati anche da serie riflessioni culturali.

Ricordando Franco Salvi è però d’obbligo soffermarsi sulle sue caratteristiche umane. Uomo di poche ma sostanziali parole, di sguardi significativi più che di gesti teatrali, con una grande delicatezza nel porsi e nell’esprimere i sentimenti, sapeva rapportarsi all’interlocutore in maniera penetrante e coinvolgente. Quella che, ad una prima impressione, poteva sembrare timidezza, era invece una forma di rispetto per chi aveva di fronte.

La non eccelsa retorica nel parlare denotava lo sforzo continuo di trovare i vocaboli giusti e di ‘far parlare l’animo’. Teneva in alta considerazione l’amicizia. La sua semplicità nel porsi era dettata da una collaudata propensione a non voler ‘apparire’, ma a voler ‘essere’. Così era anche nei rapporti umani e nell’amicizia.

Il 21 ottobre del 1978 Franco Salvi mi accompagnò all’altare della piccola e artistica chiesa parrocchiale di Avenone per il mio matrimonio con Daniela. Io ero a quel tempo Sindaco di Pertica Bassa e lei segretaria della Sezione D.C. di Vestone-Nozza. La giornata era di quelle che mozzano il fiato tanto era bella. I picchi della Corna Blacca sembravano di cristallo, protesi verso il cielo di un azzurro totale. La tavolozza dei colori autunnali componeva una cartolina di bellezza indimenticabile. Le sfumature del colore erano in armonia con la felicità dei cuori.

Gli occhi di Franco Salvi brillavano mentre mi accompagnava in chiesa. Si era portato in quel di Pertica Bassa per essere vicino a due giovani in un momento fondamentale della loro vita.

Non ho mai dimenticato il suo volto e l’intensità del suo fugace sorriso che ha detto molto in quella giornata.

Certo, pensando a Franco Salvi, alla sua rigorosità morale, alla ‘palestra dei valori’ nella quale allenava il suo animo, ai drammi che ha affrontato per essere fedele ad una vita coerente ed ad azioni altrettanto coerenti, non si può scacciare un sottile filo di malinconia che pervade la mente. Questo filo è alimentato dalla constatazione dei ‘disastri politici’ che sono venuti dopo, dell’arroganza di ‘politicanti’ presenzialisti, della nevrosi del dover apparire ad ogni costo, della ‘solitudine della politica’, così come è stata costretta dall’attuale società, certo per ragioni che andrebbero attentamente indagate, senza però far venir meno il senso della speranza.

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