Frate Thierry Knecht: “credo in una società mista, ma non divisa, unita e costruita su valori universali”

Pubblichiamo l'omelia di Frate Thierry Knecht svolta in occasione della cerimonia di domenica scorsa 4 novembre per ricordare i Caduti di tutte le guerre. 

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Pubblichiamo l’omelia di Frate Thierry Knecht svolta in occasione della cerimonia di domenica scorsa 4 novembre per ricordare i Caduti di tutte le guerre. 

Cari amici,

Ci incontriamo di nuovo quest’anno per commemorare il giorno dell’armistizio del 1918, giorno della Vittoria e dell’unità nazionale. Mentre questa data si allontana nel tempo, il suo significato si trasforma. Dopo la prima guerra mondiale, questo giorno aveva un senso di vittoria. L’Italia ha vinto l’Austria, il suo nemico tradizionale. Dopo la seconda guerra mondiale, abbiamo reso omaggio ai soldati, ai ragazzi del 99, ai sopravvissuti, esempi di tutto il coraggio e la devozione per la patria. Erano ancora lì per testimoniare di loro sacrifici. La riconciliazione italo-austriaca e gli inizi della costruzione europea arrivarono. La figura del servo di Dio Alcide Amedeo Francesco De Gasperri, nato nella Cisleithania dell’Impero austro ungarico che ha servito fedelmente gli imperatori Francesco Giuseppe e il beato Carlo di Asburgo e poi l’Italia è una grande testimonianza. Se il memoriale dell’armistizio di Villa Giusti del 1918 continua a portare l’identità nazionale, l’unità della nazione, più che il risorgimento, questo memoriale sottolinea l’attaccamento del paese alla libertà, alla giustizia e alla necessaria costruzione della pace.  Questa inutile strage, come lo ha giustamente definito il papa Benedetto XV, per tutti, doveva essere l’ultima.

La cerimonia è quindi tra due messaggi. Il primo rimane quello della identità nazionale, che ha reso l’Italia le pagine gloriose della sua storia, dei valori che la identificano, la libertà, l’unitàla fraternità, e i sacrifici che sono stati fatti per difenderli. Il secondo messaggio è quello della ricerca della pace, il ricordo delle vittime della guerra, il rinnovato avvertimento di ciò che può portare la follia degli uomini. Ognuno mette avanti uno o l’altro di questi messaggi.

Ma gli anni passano e l’armistizio del 1918 è ormai per molti una semplice ricorrenza del passato. Gli ultimi sopravvissuti di questo conflitto sono morti da tempo. Si può anche trascinare una quota di cattiva coscienza per le giovani generazioni per celebrare una vittoria contro il popolo austriaco, che ora è un partner e un amico. Alla fine, uno dei due messaggi della commemorazione dell’Armistizio ha ancora senso oggi? Grandezza del paese, destino nazionale, sacrificio patriottico in una società globalizzata? Memoria delle vittime, avvertimento contro la guerra, in una società i cui conflitti si stanno spostando economicamente?

Possiamo rimpiangere questa perdita di memoria. La Grande Guerra si sta allontanando nel tempo e appartiene alla storia. Dovremmo essere sorpresi e scioccati? Dovremmo preoccuparci? Ognuno deve giudicare. Per quanto mi riguarda, mi chiedo spesso cosa rende l’unità di una società, che permette a persone molto diverse di voler vivere insieme e di trovare un destino comune. È chiaro che come segno di unità nazionale, la commemorazione dell’Armistizio si sta indebolendo. Si invocano altri marcatori di identità come: modello sociale, scuola libera e obbligatoria, uguaglianza dei diritti, democrazia, libertà di espressione e opinione, ecc.

La progressiva insignificanza della commemorazione dell’Armistizio è solo la naturale evoluzione verso l’oblio di un evento appartenente alla storia? O è un sintomo tra gli altri di una società che si separa e non sa cosa lo unisce? Di una crisi più grave come possiamo percepire nell’indebolimento del modello sociale,nelle minacce per le scuole, la disuguaglianza e l’ingiustizia che le leggi economiche incoraggiano, nel disinteresse per le istituzioni democratiche e il loro funzionamento, nel risorgere dell’intolleranza?

Il mio naturale ottimismo e la mia speranza cristiana nella capacità degli uomini a costruire il loro futuro non mi invitano al catastrofismo. C’è davvero un profondo cambiamento nelle nostre società. Ciò che rende una società non può più essere contenuto entro i confini di una singola nazione. Precisamente, parte della nostra identità nazionale è la pretesa che i nostri valori siano anche universali. Ma sostenere questo è anche accettare gli altri. Non siamo in questo mondo l’unico paese in cui la libertà, l’unità e la giustizia sono difeseL‘importanza della scuola, il modello sociale, la libertà di espressione esistono in forme diverse nelle società democratiche. Lnostra nazione è fortunata che i suoi valori abbiano una portata universale: questo dovrebbe incoraggiarci a non cercare la nostra identità solo tra i confini fisici del territorio, ma a condividere quell’identità e,oso dirlo, mescolarla.

Cattolico significa anche universale. E la fede cristiana non si arrangia facilmente con i confini, perché il credente di Cristo sa di avere fratelli in tutti gli altri paesi di questo mondo, tra tutti gli altri popoli. Un’altra parola essenziale della fede cristiana è la “comunione” che in latino deriva da “fare insieme” “avere una carica comune” e che in greco si chiama koinonia, sulla radice koinos, che designa con precisione ciò che è mescolato, misto. Quindi credo in una società mista, ma non divisa, unita e costruita su valori universali.