Friuli Venezia Giulia: Per quale Re lottano?

Vitalizio

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È un oggetto scomodo, ma non per questo deve essere trascurato.

Se n’è parlato tantissimo, da qualche tempo sembra smarrito, non entra più prepotentemente nei commenti giornalistici, televisivi e dei social. Ed è proprio per questo che intendo, in qualche modo, affrontarlo, cercando di mettere in luce alcuni curiosi aspetti riferiti alla nostra politica regionale.

Si tratta del cosiddetto vitalizio.

Non c’è parte di questa nostra amata Italia che non abbiano trovato una onorevole soluzione: viene corrisposto quanto versato.

In altri termini si è passati dal sistema forfettario retributivo, al contributivo. In sostanza, utilizzando il metodo vigente per ogni genere di lavoro.

Da quanto si intuisce, in Friuli Venezia Giulia sembra essere calata una sorta di strana difficoltà. La proposta avanzata nella Conferenza delle Regioni, è stata a suo tempo accolta dal Presidente del Consiglio regionale, Pier Mauro Zanin. Sembra, secondo le cronache, che l’unica Regione ad essersi staccata da questa modalità sia la Regione Sicilia. Tutto il restante mondo ha trovato una onorevole convergenza d’intenti. Ma cosa sta capitando in Fvg?

Sempre secondo le cronache, un solo partito sembrerebbe dimostrare una certa riottosità a porre la firma sotto il progetto di legge. La compagine del Pd ha alzato questo vessillo.

Cosa strana perché il Pd di tutte le altre regioni d’Italia, sempre secondo i resoconti giornalistici, ha sottoscritto il documento unitario che, ricordiamolo, è il frutto di un provvedimento legislativo stabilito dal Parlamento.

Per comprendere la bizzarria del Pd, è bene risalire al novembre 2012. Allora, il gruppo consiliare votò alla unanimità la legge, seguendo gli indirizzi del Governo Monti, che trasformava, già allora, il vitalizio in una erogazione contributiva. Solo sei mesi dopo, luglio 2013, il Pd propone l’abolizione totale del vitalizio, legge che venne approvata da tutto il Consiglio regionale, tranne l’astensione dei penta stellati e il voto contrario di due esponenti della maggioranza. Sottolineo che anche l’opposizione espresse parere favorevole al provvedimento.

Oggi, passati sei anni, l’intero Paese ha finalmente deciso di pareggiare i calcoli in ogni dove: tutte le Regioni devono dotarsi della stessa legge, in sintonia con quella Parlamentare (la cosiddetta delibera Fico).

Da quanto si sa, ora il Pd non intende sottoscrivere la proposta di legge. Cerchiamo pertanto di capirne il motivo: forse perché avevano votato nel 2013 l’abolizione?

Forse perché sono ancora diretti da Serracchiani?

Ma tale condizione non è simile a quella del centro destra?

Non erano pure costoro a deliberare quel provvedimento?

Insomma, il Pd regionale è capeggiato da un gruppo di ribelli che non sottostanno più a quanto vergato dal partito democratico a livello nazionale e in tutte le Regioni. Una situazione imbarazzante, perché mai avremmo immaginato che in quel partito albergasse un simile caos.

Adesso, però, siamo alle strette; l’atto legislativo dovrà essere presentato in aula all’incirca entro dieci giorni. Cosa faranno di fronte alla concretezza? Seguiranno Serracchiani o il partito di Zingaretti? Si scosteranno dall’accordo generale per seguire la bandiera ormai (e)-stinta dell’allora Presidente della Regione o s’imporrà il rigore razionale di un partito che non vuole smarrire una coerenza nazionale?

Eppure il centro destra, sensibile all’accordo tra tutte le Regioni, smentisce il voto del luglio 2013 per trovare, correttamente, una unità nazionale che metta, nel modo migliore possibile, sul versante giusto una vicenda tanto tormentata.

Complimenti al Presidente del Consiglio regionale Fvg e a tutti coloro che hanno inteso raddrizzare un tema così delicato e anche scabroso.