GERARDO BIANCO, IL PRESIDENZIALISMO È UN INGANNO E LA PROPOSTA DI BERLUSCONI UN ATTO EVERSIVO.

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L’ex segretario dei Popolari reagisce con durezza all’uscita di Berlusconi sulle dimissioni – definite necessarie – di Mattarella qualora la destra, vittoriosa alle elezioni, riuscisse a far passare la riforma costituzionale del presidenzialismo.

 

Caro Gerardo, l’uscita di Berlusconi va oltre ogni limite. Dico bene?

È proprio così. Non si è mai visto in campagna elettorale un tale imbarbarimento del confronto pubblico, con il Quirinale inserito nell’agenda delle “cose da gestire” in caso di vittoria di uno schieramento. Putroppo non mi sorprende. Berlusconi dal 1994 ha introdotto nella politica il virus della manipolazione delle regole, alterando il costume stesso della democrazia. Per lui il potere si risolve nell’impossessamento di spazi e strumenti che l’ordine costituzionale preserva dal controllo illimitato della maggioranza.    

Tu l’avevi segnalato, nei giorni scorsi, il pericolo sotteso a questo discorso sul presidenzialismo. Ora appartiene formalmente al programma della destra. 

Il presidenzialismo è un grande, sottile inganno. Si pensa sbrigativamente che possa risolvere il problema della stabilità di governo. In realtà, come si vede in Francia e negli Stati Uniti, porta alla disintermediazione della democrazia, quindi all’indebolimento dei corpi intermedi, in ultimo alla logica della contrapposizione tra il Palazzo e la Piazza. In Italia avremmo, nel caso, un ritorno al culto dell’uomo forte. Non va sottovalutato questo rischio.

Eppure si dice che gli italiani sono interessati ai temi caldi dell’economia, non alle formule istituzionali…

Non significa nulla. Sull’economia puoi avere idee diverse, non metti in gioco il sistema delle regole se adotti una linea piuttosto che un’altra, come avviene nel dibattito sulla funzione dello Stato rispetto al ruolo dell’imprenditoria privata. Quando invece si tratta dell’ordinamento costituzionale e istituzionale, in realtà si parla della necessità di tenere insieme il Paese, ovvero di come i cittadini si possano riconoscere, nei loro diritti e nei loro doveri, in una una comunità sorretta e guidata da principi, valori e criteri di condotta apprezzati universalmente, o quanto meno largamente. L’Italia non la si tiene insieme con il Presidenzialismo.

E ora che si fa, visto il profilo di questa campagna elettorale? Un tuo suggerimento, volto a provocare la costituzione di un “fronte repubblicano”, è stato preso alla leggera. Anzi, direi che non sei stato ascoltato.  

Ebbene, mi permetto d’insistere. I tempi sono molto stretti, ma un tentativo va fatto. La destra si ferma con l’unità delle forze che hanno a cuore la difesa della nostra democrazia, essendo più che mai evidente come la democrazia possa avvitarsi negativamente su stessa per effetto di proposte e iniziative laceranti. Esiste un’emergenza, inutile negarlo; un’emergenza che ci mette di fronte all’obbligo di unire le culture e le tradizioni politiche che affondano le loro radici nel patto costituzionale del 1948. La proposta di Berlusconi è eversiva.