GIOCHI DI POTERE E MAGGIORANZE VARIABILI. ANCORA SUL CASO LA RUSSA: LE TENSIONI TRA LEGA E F.I. RESTANO.

16044

Anche dopo l’elezione di Lorenzo Fontana (Lega) alla Presidenza della Camera, con la ritrovata unità della maggioranza meloniana, rimane sullo sfondo il problema di come al Senato la stessa maggioranza abbia clamorosamente sbandato. L’elezione di La Russa premia comunque la forza traente di Giorgia Meloni. La XIX legislatura comincia però con un colpo di scena, l’irritazione di qualche primattore e i giochi di palazzo tra l’improvvisato e lo studiato dietro le quinte.

Francesco Provinciali

Quella andata in scena al Senato per l’elezione del Presidente Ignazio La Russa secondo alcuni è la rappresentazione del trasformismo politico che adatta tatticamente alle circostanze – con una caduta di tono verticale e in modo disinvolto – le affermazioni di principio e i distinguo esternati nella campagna elettorale ormai lontana.

Per altri si è trattato di una ‘genialata’ ma con un conto da saldare per i pompieri che hanno spento sul nascere l’incendio – appena se ne presenterà l’occasione – al fine di supplire allo sbandamento nella maggioranza causato dalla presa di posizione di Berlusconi (che, dopo aver mandato a quel paese Ignazio La Russa, tuttavia ha votato insieme alla Presidente uscente Elisabetta Casellati) e degli altri senatori forzisti che invece non hanno partecipato al voto.

Due vecchie volpi come Casini e Mastella hanno commentato negativamente l’opportunità persa dall’opposizione di proporre un candidato di bandiera per contarsi ma anche per dignità, senza considerare che l’astensione di Forza Italia e il puntiglio del Cavaliere avrebbero potuto provocare un grosso guaio alla maggioranza di centro destra: il primo ha detto di intuire a quali gruppi parlamentari attribuire questo endorsement offerto al candidato di FdI e di capire anche il ‘do ut des’ sotteso a questa machiavellica e spregiudicata operazione di supplenza e di puntello alla Meloni e alla coalizione che dovrebbe guidare il Paese. Il secondo – richiesto di immaginare il titolo di un giornale a commento dei fatti – ha proposto in modo esplicito  “Una prova di imbecillità dell’opposizione”.

Più sobriamente forse sarebbe bastato “Abbiamo una nuova maggioranza”, non importa se con il punto interrogativo o senza. Potrebbe forse essere stata infatti per alcuni una ghiotta e imprevista circostanza per prendere parte al convivio delle nomine e delle poltrone, una sorta di prova generale per dare una mano al centro destra e al governo che verrà, prendendo intanto il posto di chi per un ministero in meno adombra di salire per conto proprio al Colle e poi smarcarsi magari con un appoggio esterno o una clamorosa uscita dalla coalizione.

Il potere logora chi non ce l’ha: questa lezione di Andreotti, che dell’arte di governare anche in mezzo ad insidie di ogni tipo era un maestro sopraffino, potrebbe essere un’occasione offerta su un piatto d’argento per ottenere inattesi risultati varcando quella linea la

bile e sottile che separa le opposizioni dalla maggioranza di governo e che di volta in volta può essere spostata per mera convenienza.

Per ora niente patti, staremo a vedere, ma un segnale importante è stato consegnato al destinatario.

Qualcuno ha indagato sul tempo di transito sotto il catafalco dei vari senatori che avevano appena ritirato la scheda di votazione ed in effetti quello che in parte si è visto, almeno per i maggiori sospettati, è significativamente eloquente. Chi è passato velocemente non avrebbe avuto il tempo necessario per scrivere un nome a differenza di chi si è soffermato una decina di secondi in più.

La politica parlamentare ci ha riservato sovente in passato questi siparietti e non sembra il caso di approfondire, oggi a me domani a te. Certamente conta il risultato che premia la forza traente di Giorgia Meloni. La XIX legislatura comincia dunque con un colpo di scena, l’irritazione di qualche primattore e i giochi di palazzo tra l’improvvisato e lo studiato dietro le quinte. Le maggioranze variabili sono un classico della letteratura parlamentare, cambiano i suonatori (poi mica tanto…) ma la musica resta sempre la stessa: navigare necesse est, vivere non est necesse.