Giornalismo e libertà d’informazione.

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La rete spiazza il giornalismo “tradizionale”. E’ un problema. In effetti, leggere è una delle ultime frontiere della libertà individuale. Ma viviamo davvero – si chiede l’autore – la stagione della democrazia della parola? Oppure esistono regie occulte che sapientemente tessono ordito e trama di un gigantesco e incontrollato network dell’informazione?

 

Francesco Provinciali

 

Oggi il giornalismo subisce l’assalto della rete, è marginalizzato dalla rapidità di accesso all’informazione da parte dell’utenza, dalla simultaneità tra eventi e notizie, dalla diffusione planetaria dei nuovi media.

 

Non credo però che si tratti di una sfida persa in partenza, non è ancora venuto il momento di gettare la spugna. La lettura di un quotidiano, di una rivista, di un magazine conserva una sua specifica originalità, assolutamente ineguagliabile anche sotto il profilo della piacevole fruizione che origina da una misurata metabolizzazione dei suoi contenuti.

 

Leggere è una delle ultime frontiere della libertà individuale.

Ma viviamo davvero la stagione della democrazia della parola? Oppure esistono regie occulte che sapientemente tessono ordito e trama di un gigantesco e incontrollato network dell’informazione?

 

Non esiste solo un problema di qualità dell’informazione ma anche una enorme questione ad esso correlata, che è in primis etica, deontologica ed educativa, e che si esplicita nel concetto di  ‘controllo’ di questa qualità.

 

Come possono competere sul piano formativo famiglia e scuola, ad esempio, rispetto all’assalto della TV generalista, della pay-TV e dell’accesso indiscriminato ad internet? Negli anni ’60 M.Mc Luhan teorizzava sul villaggio globale e sui media ‘caldi’ e ‘freddi’ ed è stato proprio Z. Bauman a dimostrare che il melting-pot culturale della ‘società liquida’ deriva dalla fine della differenza tra culture alte e culture basse: una sorta di miscellanea informativo-formativa non sorretta da alcuna gerarchia valoriale.

 

Ma quando il negazionismo attacca i giornalisti per screditarli non rende un buon servigio alla democrazia.

Ecco che allora torna a riemergere la potenzialità straordinaria dell’informazione attraverso la quale un professionista esercita e garantisce il diritto-dovere della trasparenza sui fatti avendo la possibilità di valutarne gli esiti e l’impatto presso il grande pubblico.

 

Pensiamo a questa evidente contraddizione in termini: più si ramifica e si diffonde la maxi-rete di internet e della libera circolazione delle notizie e più si crea una sorta di mercato globalizzato dove la fruizione della notizia assume una forte connotazione individuale, carica di imprevedibili suggestioni.

 

Altrimenti non si spiegherebbe il paradosso per cui la rete viene utilizzata come strumento di catalizzazione del consenso o come camera di compensazione delle solitudini e dell’incomunicabilità tra le persone.

 

Viceversa una buona, seria informazione può anche svolgere un’importante funzione di socializzazione e aggregazione per favorire lo scambio delle idee e l’incontro, le relazioni umane. Ricordo gli insegnamenti del filosofo Pietro Prini: non rifiutare la modernità ma utilizzarla a piene mani per realizzare il bene. Credo che un buon giornale, sia esso cartaceo oppure on line, possa svolgere un ruolo informativo e formativo aperto a tutti gli apprendimenti della vita.