Giovani cinesi muoiono per superlavoro: le colpe dei giganti del web (AsiaNews)

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I decessi hanno sollevato preoccupazioni sulla censura di internet e sulla protezione dei diritti dei lavoratori. I colossi hi-tech in Cina si trovano di fronte alla doppia sfida della rigida regolamentazione del governo e della crescita stagnante dell
economia. 

 

 

 

 

John Ai

 

La morte per superlavoro di due giovani cinesi che lavoravano per due giganti cinesi di internet ha attirato l’attenzione pubblica sulla protezione dei diritti del lavoratori di fronte al potere delle grandi compagnie e dello Stato. Nonostante la censura di Stato, i due casi hanno infiammato la blogosfera.

A inizio febbraio il responsabile dell’unità di censura a Wuhan (Hubei) del colosso di video sharing Bilibili è morto per una emorragia cerebrale. Guan (il suo soprannome) è deceduto nella sua abitazione dopo diversi giorni di lavoro straordinario durante le vacanze Capodanno lunare. Un post sul web racconta che Guan ha lavorato 12 ore al giorno per cinque giorni consecutivi, per di più coprendo di solito i turni notturni.

Con post pubblicati in forma anonima, i lavoratori di Bilibili lamentano che gli addetti al controllo della censura sono costretti a lavorare fino a 12 ore giornaliere, con turni di giorno e di notte per garantire che ci siano controlli 24 ore al giorno. I commenti accusano l’azienda di aver censurato le informazioni sulla morte di Guan: Bilibili vieta al proprio personale di pubblicare informazioni che la mettono in cattiva luce.

La società ha negato che Guan lavorasse più di otto ore al giorno. I familiari del lavoratore hanno rivelato che Bilibili non ha fatto neanche le condoglianze. In risposta alle critiche, la compagnia ha presentato poi le proprie scuse e annunciato di voler assumere altri 1.000 addetti alla censura per alleviare la pressione del lavoro.

In Cina, i servizi di condivisione video sul web sono tenuti dalle autorità a controllare i contenuti prima che siano visibili online. I colossi cinesi di internet stanno sviluppando una tecnologia di intelligenza artificiale per filtrare in modo automatico i contenuti politicamente sensibili, così come la violenza e la pornografia. Per evitare errori di valutazione e omissioni dell’intelligenza artificiale, la maggior parte dei compiti di censura sono fatti però da lavoratori in carne e ossa.

Di solito, ogni addetto alla censura deve guardare migliaia di video o post al giorno. Il mancato riconoscimento di contenuti sensibili può portare al licenziamento. I controllori appena assunti sono sottoposti a una formazione rigorosa. Sono anche obbligati a firmare un contratto di non divulgazione. A causa dello stipendio relativamente basso e dei severi requisiti per il lavoro, il tasso di ricambio dei dipendenti è alto.

La maggior parte delle grandi compagnie cinesi del web è concentrata a Pechino. Per reclutare esaminatori e abbassare i costi, esse di solito esternalizzano l’attività di censura o collocano il team di controllori in città come Jinan (Shandong) e Wuhan, dove gli stipendi sono più bassi e ci sono università.

L’altra morte per eccesso di lavoro ha riguardato un ingegnere informatico di ByteDance, la compagnia che possiede il popolare socialTikTok. Il 28enne è deceduto dopo oltre 40 ore di soccorso in ospedale, lasciando una moglie incinta di due mesi. Wu è crollato nella palestra della società il 21 febbraio. La moglie ha detto che lui faceva molti straordinari e ha incolpato l’azienda di non aver aiutato il suo salvataggio. La vedova non ha reddito e lavoro, ma un mutuo per la casa da pagare; vuole restituire l’abitazione per ottenere un rimborso.

In un primo momento, la rapida espansione dell’industria di internet ha attirato i giovani laureati dalle migliori università del Paese. Cercavano un buon reddito, vedendo i pesanti turni di lavoro e l’intensa pressione come accettabili. Una regola non scritta è che i dipendenti sono licenziati prima dei 35 anni. Le aziende hi-tech cinesi si vantano della giovane età media dei propri lavoratori, spesso sotto i 30 anni.

Il Partito comunista cinese sta rafforzando però il controllo e la sorveglianza sui giganti del web. Società controllate dallo Stato o agenzie governative detengono azioni di questi gruppi e prendono decisioni. Ad esempio, dato che TikTok sta diventando virale a livello globale, le autorità cinesi svantaggiano le aziende estere che intendono lanciare offerte pubbliche per il suo acquisto. Il regime vuole garantirsi il controllo dei dati degli utenti e soprattutto l’obbedienza delle elite hi-tech.

Di fronte alla crescente regolamentazione statale e alla contrazione dei consumi interni per la pandemia, le compagnie del web licenziano in massa i dipendenti per risparmiare sui costi.

D’altro canto, con un livello di istruzione più alto, le proteste dei giovani che lavorano per le aziende tecnologiche hanno un maggiore ascolto, e l’orario di lavoro “996” (dalle 9 alle 21, sei giorni alla settimana) viene boicottato. Le autorità e i media ufficiali dicono che il turno 996 sia illegale; però le aziende sono punite di rado e molti giovani scelgono ancora di sopportare questa situazione di sfruttamento.