Gli eunuchi (Nota Diplomatica)

187

Il dibattito sul “gender” elude o ignora la lunga vicenda che ha interessati una sorta di “terzo sesso”, quello appunto degli eunuchi.

 

James Douglas Hansen

 

L’attuale momento politico-culturale-sociologico è – specialmente nell’Occidente anglosassone – segnato da una lotta per il potere tra uomini e donne che si esprime anche attraverso l’interessante controversia sul “gender”, ovvero su come vengono determinate le varie identità sessuali. È un dibattito che, curiosamente, ignora una sorta di “terzo sesso”, gli eunuchi, che in alcune fasi storiche hanno esercitato un potere enorme.

 

La storia celebra un certo numero di grandi castrati, come l’ammiraglio cinese Zheng He, “l’eunuco dai tre gioielli”, che all’inizio del Quattrocento guidò una flotta esplorativa di oltre 300 navi e 27mila uomini alla scoperta dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso, raggiungendo le coste orientali dell’Africa e riportando in Cina una giraffa per l’Imperatore. Fu però sotto l’Impero Ottomano che gli eunuchi arrivarono ai vertici del potere – e ci restarono per quattro secoli.

 

Dopo la presa di Costantinopoli nel 1453, i Sultani ebbero necessità di reperire del personale affidabile per la gestione centrale dell’Impero che si andava consolidando. Inizialmente, gli eunuchi del Palazzo di Topkapi erano europei, catturati in guerra o arruolati nei Balcani e nel Caucaso. “Arruolati” perché allora non era necessariamente irrazionale per i poveri avviare un figlio alla “carriera” da castrato – si mangiava ogni giorno e si dormiva al caldo anziché morire presto di stenti.

 

Ai primi del Cinquecento gli eunuchi palatini erano solo una quarantina, perlopiù destinati a fare i guardiani all’harem del Sultano – ma entro la fine del secolo il loro numero crebbe a oltre mille. Molti erano arrivati a occupare i più cruciali gangli dell’amministrazione imperiale. Intanto, la zona di reclutamento preferita si spostò al Corno d’Africa e una larga parte dei “nuovi” erano di colore.

 

Il perché dello spostamento è dibattuto, ma favorire l’accesso al potere degli eunuchi neri – di origini umili, senza lignaggio e per definizione incapaci di generare una propria discendenza – era coerente con gli interessi dei Sultani. Almeno in teoria dovevano essere fuori dai giochi dinastici e fedeli solo al loro Sovrano. Gli africani erano ancora più “sradicati” e senza legami dei bianchi europei…

 

Accade però, forse prevedibilmente, che gli eunuchi imperiali si divisero – a seconda del colore della pelle – in due correnti in forte contrasto tra loro: gli “eunuchi bianchi” e gli “eunuchi neri”, capeggiati dal Kapi Agha (i bianchi) e dal Kizlar Agha (i neri). Vinsero, clamorosamente e con il supporto decisivo dell’harem, i neri. Il Kizlar Agha – “Agha delle Fanciulle” o, formalmente, “Agha della Casa della Felicità” (l’harem, comunque) – diventò a tutti gli effetti una sorta di Direttore Generale dell’amministrazione imperiale con una netta supremazia sugli eunuchi bianchi.

 

Il rapporto che si stabilì tra le parti emerge nettamente in una stampa antica che ritrae il Capo degli eunuchi neri mentre, seduto comodamente su una sorta di trono, riceve il Kapi Agha insieme a un nano di Corte, entrambi in piedi… L’incarico passò di eunuco nero in eunuco nero fino al collasso dell’Impero Ottomano all’inizio del XX Secolo.

 

Per abbonarsi gratuitamente alla newsletter di Nota Diplomatica

https://dm-mailinglist.com/subscribe?f=39d3287d