Gli stati e le banche centrali non hanno armi per affrontare un’altra crisi

Dieci anni dopo l'inizio della Grande Recessione, il debito in eccesso, i populismi e una politica monetaria sovraccaricata renderanno più difficile combattere una ricaduta

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Non si sa cosa potrebbe scatenare una nuova crisi. Protezionismo, squilibri mondiali, aumenti dei tassi della Fed, paesi emergenti, debito non bancario, sopravvalutazione della borsa americana … Ogni cosa potrebbe scatenarla.

Ma ciò che le autorità economiche sanno, è che l’artiglieria disponibile per combattere la prossima recessione sarà molto più debole. L’alto debito pubblico, una politica monetaria sovraccaricata, l’invecchiamento della popolazione, i piccoli aumenti della produttività, i salari svalutati e uno scenario politico segnato dal populismo, possono lasciare poco spazio alla risposta di fronte a una ricaduta.

Nel precedente ciclo sfavorevole, la risposta proveniva dalle banche centrali. Prima della recessione, il debito pubblico acquistato dalla BCE era inesistente. Ora è circa il 23% del PIL della zona euro. E il suo regolamento non consente di superare il 33% delle emissione di titoli di stato di un paese.

Quindi, se si dovesse aprire lo scenario di una nuova crisi, il margine su cui potrà lavorare la BCE sarà già vicino a quel limite.
Questo è il motivo che ha spinto gli Stati Uniti a ripercorrere la strada di una minore esposizione bancaria sui titoli di stato.

Insomma, la mancanza di preparazione della zona euro potrebbe trasformare la prossima recessione in qualcosa di distruttivo. La crisi potrebbe essere devastante anche perché gestita da governi sempre più populisti sia a livello europeo che mondiale.