Gran Bretagna, si dimettono Davis e Johnson

Elemento chiave della compagine, ha lasciato in polemica con la linea soft decisa dal premier

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David Davis, elemento chiave della compagine, ha fatto annunciare stanotte le sue dimissioni dall’incarico in polemica con la svolta verso un negoziato più soft con l’Ue strappata in questi giorni dalla premier. Al suo posto arriva Dominic Raab, 44 anni,un altro ‘brexiteer’ finora viceministro della Giustizia e in passato elemento di punta nel fronte pro-Leave durante la campagna referendaria del 2016.

Poco dopo ha annunciato le dimissioni anche il ministro degli Esteri, Boris Johnson, in polemica – come David Davis – contro la svolta negoziale soft sulla Brexit della premier.

Quello che a questo punto sembra evidente è che è in atto uno scontro tra due articolate realtà della finanza e dell’economia britannica, divisa tra l’area euro e l’area dollaro. A quest’ultima, ovviamente fa capo il movimento brexit, che però deve fare i conti con il mondo della city e con un pezzo dell’economia reale che ancora è ancorata al mercato europeo.

Le recenti minacce di importanti aziende di lasciare Uk devono aver smosso la corrente brexit e dato vita ad ipotesi più soft, di compromesso.

Il piano di Theresa May prevede la creazione di un’area di libero scambio con l’Ue per le merci, per proteggere il commercio in settori come quello manifatturiero, pur mantenendo la flessibilità per il settore di servizi della Gran Bretagna. Non è chiaro se Bruxelles accetterà questa posizione, dopo aver ripetutamente avvertito la Gran Bretagna che non può scegliere di difendere la parte che le serve del mercato unico e buttare via il resto.

Intanto il Labour di Jeremy Corbyn guadagna terreno. Subito dopo l’accordo sulla soft brexit l’autorevole istituto Survation aveva segnalato che in caso di elezioni i Laburisti otterrebbero il 40% (2 punti in più rispetto al dato precedente) mentre i Tories sono dati in calo al 38 (tre punti in meno), con gli eurofili LibDem al 10%.

Ora il vero rischio per Theresa May e’ quello di una vera e propria spaccatura del partito per il quale non e’persino da escludere una secessione a cui potrebbero partecipare le anime più dure sulla Brexit per incassare loro un consistente consenso tra chi ancora vuole uscire sbattendo la porta.