Green Communities. 30 aree montane italiane finanziate dal PNRR con 135 milioni di euro.

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Nelle Green Communities si costruiscono strategie per la gestione integrata e certificata del patrimonio forestale,  anche tramite lo scambio dei crediti derivanti dalla cattura dell’anidride carbonica, la gestione della biodiversità e la certificazione della filiera del legno. E tanto altro. Foreste, Acqua, Energie, Agricoltura, Turismo, Start-up, nuove filiere. Per una strategia vera, sostenbile e chiara. Che coinvolga cittadini, imprese e guidi gli Enti montani – i Comuni insieme – nel futuro, per il futuro. Le Green Communities costruiscono comunità vive per “camminare insieme

(Redazione)

Le Green Communities aprono un nuovo percorso “di comunità vive” nelle quali la montagna gioca una partita fondamentale della sua storia, stringendo un nuovo patto con le aree urbane e metropolitane che vedono al centro le politiche per l’ambiente, l’uso sostenibile delle risorse naturali, il pagamento dei servizi ecosistemici, nuove agricoltura, start-up, turismo. Si cresce insieme, comunità e ambiente. Si cammina insieme affinché nessuno venga lasciato indietro. Solo così si vince la sfida del futuro.

 

Le Green Communities sono anche lo strumento perfetto, ideale, per i territori colpiti da incendi, da grandi calamità naturali, da fenomeni diffusi di dissesto idrogeologico – considerando geograficamente un territorio ampio, con più Comuni insieme, dunque a livello di Comunità montana piuttosto che di Unione montana di Comuni – per definire un processo di rigenerazione del territorio, non solo ambientale, ma anche sociale ed economico. Che tenga insieme le risposte alla crisi climatica, alla crisi economica e anche alla crisi pandemica. Le Green Communities plasmano i territori, per contrastare spopolamento, abbandono, desertificazione.

 

Un po’ di storia. Nel 2010 e nel 2011, in accordo con il Ministero dell’Ambiente, Uncem ha avviato la Strategia delle Green Communities in cinque aree pilota in regioni del su Italia. Subito, Sindaci, Amministrazioni, imprese, Università, molti cittadini hanno compreso la portata innovativa dell’opportunità. Nel volume realizzato da Uncem nel 2014 “Le sfide dei territori nella Green Economy”, curato da Enrico Borghi, si introduceva – da parte di Uncem – il concetto di “Green Community” quale strumento di programmazione efficace e snello, che nasce dai Comuni insieme nelle Unioni montane  e nelle Comunità montane. Lo abbiamo voluto, quel modello di intervento, ben prima che entrasse in Europa il concetto di “Green new Deal”. E di New Bauhaus.

 

Le Green communities sono entrate nella legge 221/2015 (l’Italia per troppi anni ha dimenticato di avere una ottima legge sulla Green economy!), il Collegato ambientale alla legge di stabilità 2016, con una precisa “Strategia”. Non un progetto o un programma. Una Strategia per le aree montane che impegna gli Enti territoriali, non i Comuni da soli. Non possono i Comuni – grandi o piccoli – lavorare da soli, pensare di bastare a se stessi, restare nei confini. Devono essere aperti – come lo sono storicamente le Alpi e gli Appennini, luoghi del dialogo e dello scambio – e lavorare insieme per una Strategia duratura. Unendo i tasselli dello sviluppo, di investimenti fatti e previsti, di operazioni di crescita inclusiva. Insieme si vince.

 

L’Italia ha in questo articolato, la legge 221 – approvata in via definitiva dal Parlamento il 22 dicembre 2015 – la prima legge sulla green economy che colloca il Paese tra i primi in Europa ad aver dato seguito agli impegni della Cop21 di Parigi. Si tratta di una legge organica su ambiente, territorio, nuovo rapporto tra uomo ed ecosistema, riduzione delle risorse, riequilibrio del rapporto tra aree rurali e urbane. È la base per il lavoro da fare oggi, con la Strategia delle Green Communities finanziata dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

 

Fonte: Uncem.

 

Per saperne di più

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