I diritti e i doveri del lavoro

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

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Cos’è il lavoro?

Giorgio La Pira, allora poco più che quarantenne, durante la Costituente, insieme a Dossetti, si distinse nel cercare di chiarire che lavoro non vuol dire solo lavoro del braccio e della mente. Il lavoro è un’attività che i soggetti possono e devono scegliere, possibilmente e può essere anche un lavoro spirituale.

La Pira diceva che il poeta è un lavoratore, le persone che si dedicano alla contemplazione della divinità e all’ascesi sono lavoratori, dato che hanno scelto anch’essi un’attività, pur non essendo materiale.

Pertanto il lavoro è anche un dovere, ma un dovere che si esercita secondo le proprie vocazioni e possibilità.

Il lavoro insomma è un diritto e un dovere al tempo stesso, come indica l’articolo 4 della Carta costituzionale. Esso molti equivoci suscita perché la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto; poi dice contestualmente che ogni cittadino ha pure il dovere di svolgere un lavoro.

Il sistema deve garantire l’interdipendenza dei soggetti e nessuno può tirarsi indietro. Il nostro ordinamento costituzionale non  concerne in esclusiva le aree geografiche più ricche, che tenderebbero a chiudersi nel loro egoismo sociale o individuale, “come dire noi non vogliamo mantenere quella categoria, o quella disgrazia non riguarda lo Stato e noi siamo altra cosa”. No, le grandi democrazie non vivono di diritti e di solidarietà che distribuiscono i diritti soltanto, ma sono fondate su un principio che è bene espresso dall’articolo 2 della stessa Carta.

Questo articolo fu definito da Aldo Moro “la chiave di volta della nostra Costituzione”, un’espressione riassuntiva dei principi fondamentali: la Repubblica, cioè l’ordinamento dei pubblici poteri, riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità, vale a dire le comunità naturali in cui l’uomo esiste e articola i suoi diritti.

Ma subito dopo, si legge in questo articolo, la Repubblica oltre a garantire i diritti inviolabili richiede altresì l’adempimento (questa seconda parte non viene mai purtroppo ricordata) dei doveri inderogabili, quindi che non possono essere contraddetti, di solidarietà politica, economica e sociale. Cioè i cittadini, nella convivenza di un grande Stato democratico, sono titolari, anzitutto dei diritti, ma al tempo stesso sono tenuti a una serie di doveri che la Costituzione definisce inderogabili, perché connessi e funzionali all’adempimento dei principi di solidarietà politica, economica e sociale.