I flussi di voto a Cagliari e Sassari

Anche in Sardegna si arresta l’esodo del Pd verso i Cinquestelle. Tra i Cinquestelle molti i “disillusi”, pochi i “fedeli”

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Articolo già pubblicato sulle pagine della  Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo

Due settimane dopo le elezioni regionali in Abruzzo un nuovo appuntamento elettorale in una regione italiana ha catturato l’attenzione degli osservatori politici. Il voto in Sardegna ha rappresentato un’occasione per valutare lo stato di salute delle forze politiche, cercando di trarre dal voto locale indicazioni sugli orientamenti generali dell’elettorato italiano.

Anche l’Istituto Cattaneo ha posto sotto esame il voto sardo indagando – coi consueti metodi (“modello di Goodman”) – i flussi elettorali nei due principali centri della regione, Cagliari e Sassari.

I flussi elettorali sono gli interscambi di voto avvenuti fra i partiti nel corso di due elezioni successive. Nel nostro caso vengono stimati per singole città sulla base dei risultati delle sezioni elettorali. Si tratta di stime statistiche, e quindi di misure affette da un certo margine di incertezza. Le nostre analisi sono effettuate «su elettori» e non «su voti validi», al fine di poter includere nel computo anche gli interscambi con l’area del «non-voto» (astenuti, voti non validi, schede bianche).

Abbiamo compiuto un’analisi del tutto analoga a quella svolta due settimane fa in Abruzzo, confrontando il voto regionale col voto del 4 marzo. Nel voto regionale abbiamo considerato il voto al presidente, di più agevole comprensione rispetto al voto delle liste, dove la presenza di numerose sigle puramente locali rende complicato qualsiasi tentativo di riaggregazione.

In questo comunicato completiamo lo studio sui flussi a Cagliari e a Sassari, dopo le prime anticipazioni di ieri, relative a una parte delle sezioni elettorali. Lo spoglio è proceduto con particolare lentezza e solo nella tarda serata di ieri, lunedì, sono stati disponibili i dati relativi a tutte le sezioni dei due comuni presi in esame. Va anzitutto rilevato come l’analisi parziale tendesse a sovrastimare i flussi in uscita verso l’astensione. I dati completi ci danno un’immagine più corretta riportando alla sua giusta misura l’astensione ma confermando e consolidando le tendenze principali emerse già nell’anticipazione.

Le domande che ci si pone passando in rassegna i dati che emergono da queste stime sono essenzialmente le stesse che ci eravamo posti due settimane fa in occasione delle elezioni abruzzesi. Procediamo dunque seguendo lo stesso ordine del comunicato diffuso in quell’occasione, così da rendere più facile al lettore che volesse operare un confronto la comparazione tra le tendenze delle due regioni.

Sulla base delle stime fornite dal “modello di Good man” abbiamo quantificato i passaggi di voto dai bacini elettorali del Pd (e, più in generale, del centrosinistra), del Movimento 5 stelle e del centrodestra verso i candidati che si sono confrontati domenica (Zedda del centrosinistra, Solinas del centrodestra, Delogus del M5s, e infine tutti gli altri raggruppati in un’unica categoria). Poniamo dunque la nostra attenzione sui cosiddetti flussi in uscita. Per la precisione, abbiamo posto pari a 100 gli elettorati che il 4 marzo scelsero Pd, M5s, FI e Lega e abbiamo osservato come si sono ripartiti nel voto per le regionali sarde di domenica (tabb. 1 e 2).

 

Tabella 1 Flussi di voto a Cagliari (elezioni politiche 2018-elezioni regionali 2019)

 

Tabella 2 Flussi di voto a Sassari (elezioni politiche 2018-elezioni regionali 2019)

 

1)  Come hanno votato gli elettori che il 4 marzo 2018 scelsero Pd?

Il voto sardo conferma una tendenza emersa due settimane fa in Abruzzo. Il flusso in uscita da questo partito verso il M5s sembra essersi arrestato. In entrambi i centri considerati, dal Pd verso il M5s escono flussi di scarsissima entità (1% a Cagli ari e 2% a Sassari). Al contempo, si registra, come diremo più avanti, qualche flusso in direzione contraria.

In entrambe le città il centrosinistra non subisce perdite verso l’astensione.

In buona sostanza, si può dire che il Pd riesca a mantenere i ranghi abbastanza compatti rispetto al 4 marzo, anche se a Sassari si registra una perdita di una certa entità verso Solinas

(ben il 22% del bacino elettorale originario).

2)  Come hanno votato gli elettori che il 4 marzo 2018 scelsero M5s?

Ancor più che in Abruzzo, il M5s veste i panni dello sconfitto di queste elezioni: la perdita di voti rispetto all’exploit del 4 marzo appare impressionante. Il candidato e la lista sono ridotti a una percentuale che, pur consentendo a questa formazione di entrare per la prima volta nel consiglio regionale, la riduce a partito di rango secondario.

Riprendiamo la stessa classificazione con cui avevamo suddiviso gli elettori cinquestelle due settimane fa. Ci sono i fedeli, che rinnovano il voto per il proprio partito (il 25% a Sassari e solo 19% a Cagliari).

Ci sono i disillusi, che passano all’astensione (33% a Cagliari e il 27% a Sassari): anche in questo caso è il gruppo ancora più consistente.

Ci sono i traghettati (18% a Cagliari, 33% a Sassari), che passano al centrodestra, conquistati probabilmente dal dinamismo dell’azione politica dell’alleato-concorrente di governo Matteo Salvini.

Ci sono, infine, i pentiti (26% a Cagliari e 15% a Sassari), che passano (tornano) al centro-sinistra: in Sardegna (soprattutto a Cagliari, per via dell’attrattiva del candidato Zedda) questo gruppo sembra dunque essere un po’ più consistente che in Abruzzo. Insomma, correggendo in parte quello che emergeva dall’analisi parziale, in Sardegna la tendenza che porta i cinquestelle a destra e quella che li porta a sinistra sembrano fronteggiarsi quasi alla pari: a Cagliari prevale (otto punti percentuali in più) la prima (grazie, come si diceva, a Zedda), a Sassari prevale (18 punti percentuali) la seconda. Intorno al consolidamento di questa tendenza si gioca la possibilità del centrosinistra di tornare ad essere competitivo nel confronto col centrodestra: oggi, come hanno dimostrato tutte le elezioni regionali svoltesi dopo il 4 marzo, il centrodestra appare praticamente imbattibile.

Cosa c’è dietro questa dispersione degli elettori cinquestelle? C’è, anzitutto, la risaputa debolezza locale del M5s, che soffre di una classe politica per molti versi priva delle capacità e delle risorse politiche per conquistare consensi sul “territorio”. L’ampiezza dell’arretramento e il fatto che questo arretramento non vada solo a beneficio della pur maggioritaria astensione, ma finisca per premiare forze concorrenti, sembra però implicare che dietro ad esso vi sia un giudizio sulla performance governativa del partito. L’arretramento non deriverebbe quindi solo dal debole radicamento territoriale ma segnalerebbe anche un momento di difficoltà politica.

3)  Come hanno votato gli elettori che il 4 marzo 2018 scelsero Lega e FI?

Per entrambi i principali partiti del centrodestra, la maggioranza degli elettori confluisce sul candidato del proprio schieramento (Solinas). A Sassari è però notevole la perdita di entrambi i bacini elettorali verso il “non-voto” (43% per FI, 36% per la Lega).

Non vi è dunque una perfetta sovrapposizione tra il voto al centrodestra del 4 marzo e quello per Solinas. Da una parte il bacino originario del centrodestra ha perso voti verso l’astensione, dall’altra ha acquisito, come si è visto in precedenza, consensi dal M5s (in entrambe le città) e dal Pd (a Sassari).

 

Analisi a cura di Rinaldo Vignati con la collaborazione di Francesco Amato Fonte: Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo Sito web: www.cattaneo.org