I giorni della memoria storica: la persecuzione dei popoli slavi

Poco affrontato dalla storiografia occidentale il tema del trattamento inumano riservato dalla Germania nazista ai popoli slavi europei. I motivi della tragedia

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Nel corso della seconda guerra mondiale la Germania hitleriana, il Giappone e – anche se in misura minore – l’Italia, tentarono di costruire nei territori posti sotto il loro controllo un nuovo ordine geopolitico. Questo, fondato esclusivamente sulla supremazia della nazione occupante e sulla completa subordinazione delle popolazioni vinte ai propri interessi, non prevedeva alcun tipo di concessione al diritto di indipendenza delle nazioni aggredite.

Ma se per allargare la sua zona d’influenza il Giappone si appoggiò ai movimenti indipendentisti asiatici e l’Italia, per svariate ragioni (tra cui la debolezza del suo apparato militare e l’assenza di posizioni diffuse realmente xenofobe) non riuscì a costruire una zona coloniale vincolata alle sue aspettative, la Germania nazista riservò invece un trattamento particolarmente feroce ai popoli slavi, considerati di un’etnia inferiore e destinati, secondo le intenzioni del fuhrer, a essere ridotti in una condizione di schiavitù. E a diventare in seguito una grande colonia rurale del reich. Rispetto ad altre vicende legate comunque alle atrocità compiute dalle forze armate naziste nei confronti di comunità inermi, quelle dei popoli slavi vengono ancora oggi ricordate non a sufficienza dalla storiografia contemporanea occidentale.

Fatto sta che tutta l’Europa orientale, tra il 1940 e il 1943, avrebbe dovuto mutare la sua tipologia di industrializzazione e di urbanizzazione, e ogni sua forma di istruzione media o superiore avrebbe dovuto essere bandita. Le élite politiche e intellettuali dei paesi dell’est – a cominciare da quelle russe – andavano azzerate ed eliminate fisicamente; circa 8 milioni di civili tra russi e polacchi (oltre ad altri cittadini delle comunità sparse ad est), morirono a causa delle persecuzioni, della prigionia a cui furono sottoposti e per le esecuzioni di massa perpetrate nei loro confronti.

Il sistema di sfruttamento e di terrore messo in atto dai tedeschi nelle zone europee orientali occupate comportò grandi prelievi di ricchezze e l’acquisizione di uno smisurato serbatoio di forza-lavoro. Ma questa condizione era destinata tuttavia a durare solo pochi mesi. Tale dominio coloniale stava infatti imponendo il mantenimento di un enorme spiegamento di truppe lungo tutti i territori sottoposti a occupazione militare. La politica hitleriana, ispirata a un becero quanto irrazionale fanatismo razziale, sollevò contro il reich un’ondata di odio che avrebbe finito per rivolgersi contro l’intera popolazione tedesca, la quale fu costretta a pagare le durissime sanzioni imposte dopo il 1945 a causa dei crimini di guerra commessi sotto ordine della sua classe dirigente durante gli anni del nazismo.