IL BARDO DI ASTERIX E IL RATTO DELLE SABINE.

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Le donne – si legge nel testo – sono “soggetto predatorio politico” di più facile conquista, vuoi per la facile promessa di visibilità a cui nessun politico rinuncia, vuoi perché la elaborazione politica autonoma delle donne è molto al di là da venire, e il politico donna è per ora oggetto di curiosità, mentre dovrebbe essere un must della cultura politica.

 

Elisabetta Campus

 

Nel raggruppamento partitico Italia Viva-Azione si verifica da un po’ una preferenza di figure politiche femminili provenienti tutte dalla ex area berlusconiana. Artefice di questa ricerca è il nostro bardo di Asterix, il quale avendo probabilmente pensato che nel villaggio la presenza di sue donne di caratura politica è carente e le donne del socio Renzix non sono disponibili essendo ben accasate, decide quindi di guardarsi intorno.

 

Per prudenza resta ben accosto al suo perimetro, non essendo un guerriero; poi si affaccia al giardino vicino, quello del potente re sabino Berlusconus, e decide novello satiro di attrarre le sue donne; e cioè le donne che possono dare ancora visibilità al villaggio, ma sono anche libere dalle attenzioni del re sabino. Il canto della lira che suona il nostro bardo è suadente, tanto che pronte arrivano le donne e subito trovano alloggio consono alla loro rappresentanza e importanza. Di tal ché non udendosi alcuno strepito nel villaggio, i Romani cominciano a porsi delle domande.

 

Quanto durerà la ricerca/raccolta del bardo di Asterix prima che quest’ultimo se ne accorga o prima che le donne del gruppo si accorgano che le novelle sabine berlusconenses stanno prendendo i posti da loro faticosamente  conquistati? Allo stesso modo delle romane che al tempo non accolsero le sabine con trionfi e fiori gettati ai loro piedi, ma sopportarono per convenienza – così dice la storia – poiché, essendo meno dei maschi del villaggio, non avrebbero potuto soddisfare tutte le voglie di accoppiamento presenti.

 

Per un raggruppamento partitico che fa una battaglia culturale sulla rappresentanza femminile in politica, si devono annotare due registri. Il primo quello di Italia Viva, che le sue donne se le tiene e cerca di valorizzarle dove è possibile e non le cede in visibilità al socio di Azione; il secondo è quello di Azione, che di donne di valore politico ne ha pure, ma non ci investe in visibilità, non ne parla pubblicamente e preferisce la ricerca/raccolta in territori politici limitrofi.  Così agendo si portano in evidenza i punti di contatto e le divergenze culturali di questo raggruppamento politico.

 

Per chi li ha votati come terzo polo, culturalmente detto polo di centro, dandogli il 7.79% poco sopra ai 2 milioni di voti espressi, (alla Camera 21 deputati, tutti nel proporzionale, stesso discorso al Senato, dove il terzo polo non ha vinto alcun collegio uninominale ed ha eletto 9 senatori), è una sconfitta culturale perché la parità di genere si esprime soprattutto nelle azioni. Si sa che tutti hanno sfruttato al meglio la legge elettorale, ma il dato di fatto è che le donne elette sono tutte donne dei due capi. Ora, a un mese dall’insediamento, quando ci si aspetterebbe una valutazione delle donne del raggruppamento, queste si vedono arrivare un’altra donna e nulla lascia pensare che non sia l’inizio di un fenomeno di migrazione dal campo limitrofo, quello che sta a destra. Però le donne del villaggio del raggruppamento sanno bene quante siano le capanne disponibili e presto, molto presto, diventeranno insufficienti e la coabitazione una necessità e un peso.

 

Ma c’è anche un ragionamento culturale più profondo nella visione del bardo. Le donne qui sono “soggetto predatorio politico” di più facile conquista, vuoi per la facile promessa di visibilità a cui nessun politico rinuncia, vuoi perché la elaborazione politica autonoma delle donne è molto al di là da venire, e il politico donna è per ora oggetto di curiosità, mentre dovrebbe essere un must della cultura politica. Facile dunque, con due accordi ben eseguiti, cantare la promessa di un futuro politico migliore, sebbene non appaia però come espressione di un impegno profondo e faticoso, volto ad elaborare linee politiche da presentare al Paese (se il canto lo avessero sentito la Anselmi o la Iotti il bardo non avrebbe avuto chance) e sulle quali poi confrontarsi con l’opinione pubblica e con i propri elettori (qui nel caso specifico impossibile perché nessuna donna è uscita dal collegio uninominale). Non si vede, dunque, al passare delle settimane nulla di nuovo nel raggruppamento denominato terzo polo per elaborazione di tematiche politiche, ma tattica di posizionamento che, se affidata alla sola lira del bardo, ben presto sarà oggetto di scordatura o peggio corda spezzata, con buona pace di tutti.