Il cardinal Bassetti e il caso della Diciotti

Non è mai esistito  alcun uomo della Provvidenza, capace di operare abbondantemente da sola.

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E’ davvero fin troppo scontato plaudire all’iniziativa della Chiesa italiana che, grazie alla decisione di accogliere 100 dei migranti bloccati sulla Diciotti, ha sbloccato una situazione in cui si erano impantanati, dimostrando i propri limiti di accortezza ed operatività, il Governo italiano ed i leder europei.

Più complesso è delineare la portata di un gesto che, senza clamore, ma con lungimirante sollecitudine, mostra un “ metodo” e dei contenuti verso cui è obbligatoria anche la nostra riflessione, oltre che dei governanti.

Il gesto del cardinal Bassetti,  e di una buona parte della Chiesa italiana,  ha risposto alle tante richieste polemiche avanzate verso il Vaticano e ai preti di “ prendersi loro” i migranti.

In questo ripetuto, sarcastico  invito è sempre stato presente, nella furia critica ed elettoralistica, il sovvertimento della gerarchia nella responsabilità delle decisioni.

Anche un fondo di ingratitudine verso quella  presenza assicurata, a partire dalle coste italiane e spagnole, dal mondo cattolico e su quelle del Mare Egeo dagli ortodossi greci e ciprioti, oltre che dalle altre chiese di rito orientale presenti lungo la rotta cosiddetta balcanica.

Oggi, l’Albania, con una forte presenza islamica, accoglie una parte del lacerato e sofferente carico della Diciotti, formato soprattutto da cristiani eritrei, anche nel ricordo dell’imponente esodo di oltre 850 mila albanesi.

La decisione di Tirana segue quanto accaduto, e sta accadendo, in Turchia, dove la Mezza Luna Rossa cura oltre quattro milioni di rifugiati, di cui 250 mila bambini raccolti in 30 campi. Secondo i dati forniti dai responsabili dell’organizzazione umanitaria islamica, circa un milione e mezzo di operazioni chirurgiche e mediche  sono state compiute gratuitamente e circa 200.000 neonati sono nati negli ospedali allestiti nei campi. Molto hanno aiutato i finanziamenti europei. Qualcuno tirerà subito in ballo Erdogan, ma adesso cerco di guardare alla situazione concreta di milioni di anime derelitte ed abbandonate.

Di fronte a questo stato di fatto, è ovvio che spetta alle pubbliche istituzioni risolvere le questioni. Ai governi. E’ sempre più chiamata in causa l’intera Europa e con essa i tanti, importanti dirigenti di estrazione cristiana. Invece, abbiamo l’impressione che finiscano sempre per  voltarsi da un’altra parte.

Su questo non è possibile dissentire da Matteo Salvini e tutti i critici di una presenza incerta e latitante. Impedita, però, ci si rifletta bene, dai contrapposti egoismi nazionali e dal richiamarsi farisaico al  documento di Dublino sull’accoglienza, da modificare immediatamente. La conclusione appare scontata e ci distanzia da Salvini: ci vuole più Europa, non meno!

Il leader della Lega riceve il plauso di una gran parte degli italiani, fatta anche di cattolici, che non sa  come reagire ad una situazione in cui avvertono un diffuso senso di solitudine. Non sanno se questo sia completamente giustificato perché pure gli altri, a partire da Malta, sciorinano le loro ragioni. Ma la percezione di una separatezza resiste.

In ogni caso, Salvini riceve l’attuale consenso nonostante si avverta la insostenibilità di un atteggiamento che, se opportunamente denuncia altrui doveri, richiama la consapevolezza del fatto che assieme agli altri  debba, comunque, essere trovata una soluzione.

La risposta nel caso della Diciotti, in realtà,  si è risolta in un silenzio esemplare e in un solo perentorio avvertimento: non si fanno progressi con la minaccia di non versare i fondi dovuti all’Europa. Un po’ pochino, senza alcun segno, almeno, di riflessione!

Un silenzio preoccupante perché potrebbe spingere di più a  farci ritenere che, in realtà, in certi ambienti politici e finanziari europei si auspichi, magari,  l’introduzione di un Euro a due velocità, in cui l’Italia resti tra i più indietro o, addirittura, portata ad assumere una posizione che finirà per esporla, da sola,  alla speculazione ed alle inevitabili sue conseguenze.

A  Salvini non credo sfugga  che la questione non possa restare confinata, allora, in una dimensione di mero ordine pubblico, di cui è responsabile e a cui egli si riferisce per giustificare il proprio operato.

Le sue minacce di dimissioni sollecitano un’iniziativa politica più generale del Governo. Oggettivamente, chiamano  in causa il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il ministro degli esteri, Enzo Maoero, il responsabile dei rapporti con l’Europa, Paolo Savona. Quest’ultimo sembra scomparso dagli schermi radar. Probabilmente, a causa del suo stile discreto.

Tutto ciò rimanda alla  sostanza del gesto del cardinale Gualtiero Bassetti e alla necessità di cogliere un punto di non ritorno da cui è necessario far ritrarre tutti, oltre che risolvere dei casi umani drammatici.

Dopo le indicazioni di principio, quelle dell’appello che ruota attorno alla parola “ Insieme”, per intenderci,  il cardinal Bassetti dispiega una capacità di “ iniziativa politica” concreta.

Frutto probabilmente di un tessuto di relazioni discrete spese pure verso il complesso del mondo della Lega, in cui non manca la presenza di persone di formazione cattolica. Abbiamo sempre saputo e detto che tra le loro fila non esistevano solo i richiami ad un “ paganesimo” spettacolare che si abbeverava alle sorgenti del Po.

Vedo collocata la vicenda di queste ore, così come altri aspetti delle nostre recenti questioni politiche, sullo sfondo di una “ democrazia compiuta” che si è finalmente determinata in Italia.

Non è quella pensata da Aldo Moro. Egli, però, ci avrebbe ricordato che dobbiamo affrontare le cose che ci troviamo dinanzi con realismo e consapevoli delle evoluzioni in cui siamo costretti ad  incontrare lungo il percorso della nostra cronaca e della nostra storia. Dobbiamo vivere il tempo che ci è dato di vivere, ripeteva spesso.

E’ , però, da conclamare allo stesso tempo che ci imbattiamo in  una certa fragilità, in una decisa tendenza a privilegiare l’impeto polemico, nel rischio di non valutare nel loro insieme le conseguenze di esternazioni a ruota libera. Certe prese di posizione sembrano necessitare di maggiori conoscenze e di più opportune valutazioni sulle complesse dinamiche in corso nel mondo; meritano più consapevoli attenzioni verso la presenza di situazioni di “ pericolo” che ci riguardano e verso cui guarda con interesse chi ha motivo per indebolire la nostra capacità produttiva, le nostre esportazioni, la nostra coesione nazionale.

Soprattutto, gli italiani hanno bisogno di una politica fatta di concretezza, di capacità di mediazione sui fatti.

Quella dispiegata dal cardinal Bassetti che, a mio avviso, ha arricchito e sostanziato la sollecitazione già profusa affinché i cattolici offrano una voce in più al Paese.

Siamo dinanzi al passaggio da una indicazione di principio a quella di una pratica politica che significa capacità di organizzare risposte ai problemi, ritrovamento di uno spirito di collaborazione con tutti. Anche con coloro di cui non si percepisce una stessa tonalità e non si condivide una prospettiva, oltre che il linguaggio.

E’ una risposta, nei fatti, ed ovviamente indiretta,  ai tanti cattolici già pronti a schierarsi, se non già schierati, con Matteo Salvini e alle tante “ anime candide” tentate dal richiamo “ dell’uomo della Provvidenza”. Un refrain ricorrente non solo in Italia, ma dappertutto dove la società civile non ha la forza e la consistenza necessarie per reagire autonomamente, ed anche indipendentemente dalla politica,  ai suoi problemi e necessità.

E’ una risposta anche per coloro che, vi sono pure tra i cattolici democratici, pensano opportuno prendere la scorciatoia della “ demonizzazione” di Matteo Salvini. Ne abbiamo avuto recentemente clamorosa conferma da un intervento di Famiglia cristiana destinato ad aprire un dibattito e a sollecitare una precisazione,  sullo stesso settimanale dei paolini, da parte del direttore di Civiltà Cattolica, padre Spadaro.

Non è mai esistito  alcun uomo della Provvidenza, capace di operare abbondantemente da sola. Non abbiamo, da un altro punto di vista,  alcuna necessità di recepire apodittiche parole d’ordine sbagliate, inopportune, oltre che non esaurienti se non sul piano della polemica sterile.

Mi piace, allora, concludere con quanto scrisse il  tedesco Jorg- Dieter Gauger: ” gli uomini si rendono colpevoli, errano, rimangono indietro rispetto alle loro  possibilità”. Il cristiano è ” premunito contro l’assolutizzazione delle idee e delle azioni umane o l’aspirazione al raggiungimento della perfezione assoluta delle stesse”. Non vi è capo, né ideologia, né dottrina che possano conquistare del tutto l’uomo cristiano.. Egli, infatti, è legato ad una ” idea realistica dell’uomo e della storia” sulla base del riconoscimento della primaria responsabilità davanti a Dio che pone ” limiti  immutabili” all’agire politico e all’esercizio del potere politico”