IL CENTRO A DESTRA O A SINISTRA?

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Minzolini esamina il ruolo del Centro negli opposti schieramenti. Al di là dell’opinione interessante e suggestiva del direttore del Giornale, si tratta di capire se il Centro riesce a recuperare il suo antico e fecondo ruolo politico, culturale e di governo. E questo lo diranno solo le scelte politiche concrete. Per ora non resta che prendere atto della debolezza e della gracilità politica del Centro politico nella dialettica pubblica contemporanea.

Augusto Minzolini attraverso i suoi quotidiani editoriali ci regala piccole perle di giornalismo politico e di curiosità parlamentare. Certo, è un uomo di parte. Ma è un esponente di parte intelligente e arguto e per questi motivi, oltre ad un lunga e ricca esperienza giornalistica, le sue riflessioni non sono mai nè banali nè vagamente propagandistiche.

Ora, commentando il recente dibattito parlamentare, ha sostenuto una tesi curiosa ma interessante. E cioè, semplifico, dal suo punto di vista il Centro nello schieramento conservatore continua a svolgere un ruolo determinante ed importante a partire dall’unità di quella coalizione. E le alleanze, a livello nazionale come a livello locale del centro destra, lo confermano ampiamente. Cosa diversa, dice Minzolini, riguarda lo schieramento alternativo, cioè il centro sinistra. In questo campo, sostiene il Direttore, il Centro se vuole giocare un ruolo politico e culturale efficace, credibile e originale deve giocoforza staccarsi dalla sinistra. Anzi, deve declinare il suo progetto politico in modo persin alternativo e anche fortemente polemico rispetto all’attuale sinistra massimalista del Pd e a quella populista e demagogica dei 5 Stelle. Come l’esperienza di Renzi e di Calenda dimostra. 

Una tesi forse un po’ ardita ma sufficientemente realistica per non essere presa in considerazione. E questo perchè, come è emerso concretamente dal dibattito parlamentare ma prima ancora dalla campagna elettorale e dalla stessa strategia dei singoli partiti di quel campo politico, il Centro o la “politica di centro” non hanno più cittadinanza nell’area politica con la sinistra. E la controprova concreta è che l’asse di collegamento politico, culturale, e anche valoriale privilegiato tra il Pd e i 5 Stelle è quanto mai stabile, al di là delle piccole e momentanee scaramucce tra i vertici attuali di quei 2 partiti. Ovvero, la cifra del populismo e del conflitto permanente legato alla stessa radicalizzazione della lotta politica contro il centro destra, è diventata la cifra distintiva che caratterizza oggi quel campo politico.

Sul versante del centro destra adesso prevale la narrazione, da parte del vasto campo della sinistra – quella politica, culturale, giornalistica, televisiva, editoriale, accademica, intellettuale ed artistica – che ci troviamo di fronte ad un esecutivo di “destra-destra”. Una tesi del tutto legittima ma che rischia di confliggere con un dato. E cioè, se la leadership politica e la capacità di guida di governo di Giorgia Meloni sono destinati ad aumentare e a consolidarsi nel tempo, sarà una operazione alquanto ardita nonchè audace bollare il tutto come un caravanserraglio di “destra- destra”. E questo per il semplice motivo che, come tutti sappiamo, il nostro paese si può “governare solo dal centro” e con “politiche di centro” anche quando manca concretamente un luogo politico di centro deputato a declinare quel progetto. Cioè un partito di centro. Questa è la concreta conseguenza della deriva trasformistica della politica italiana e dell’eterogenesi dei fini che caratterizza il nostro sistema da ormai molto tempo. Cioè sostanzialmente dalla fine della cosiddetta prima repubblica.

Ecco, allora, il punto politico centrale. Ossia, al di là dell’opinione interessante e suggestiva del direttore del Giornale, si tratta di capire adesso, e concretamente – cioè senza le pregiudiziali ideologiche e le parole d’ordine propagandistiche – se il Centro riesce a recuperare il suo antico e fecondo ruolo politico, culturale e di governo. E questo lo diranno solo le scelte politiche concrete. Per ora non resta che prendere atto della debolezza e della gracilità politica del Centro politico nella dialettica pubblica contemporanea. Scomparso sostanzialmente da una coalizione, quella della sinistra, e fortemente minoritario – al momento – nel campo alternativo della maggioranza di governo.