Il centro “decentrato” e, insieme, la corsa al centro. Tra i cattolici si cerca di fare partito, ma senza adeguati strumenti d’analisi.

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Troppe lacune e troppi errori condizionano i ragionamenti sulla ripresa d’iniziativa politica dei cattolici. Chi sono oggi i cattolici? Cosa rappresentano? Il centro diventa una formula indistinta e paradossale, qualcosa che sfiora l’ambiguità, se non il trasformismo. Papa Francesco c’invita intanto a riflettere sulla circostanza che le tante emergenze di questo tempo obbligano a considerare l’urgenza di operare tutti insieme, poiché siamo in fin dei conti sulla stessa barca. È un monito che la politica non può ignorare.

 

Nino Labate

 

Se ne è scritto spesso anche su questo quotidiano online, ma non sono il solo a notare che nelle ultime settimane il tema ha perso di interesse. Si è infatti fortemente  attenuato il desiderio di creare una forza politica cattolica, definita di centro, a cui si è spesso aggiunto l’aggettivo moderato/a.  Diciamoci la verità, la spinta al tanto atteso centro moderato cattolico, se questo voleva essere onestamente laico e liberale, non indicava niente di nuovo, oppure di alternativo agli schieramenti esistenti che insistiamo a chiamare di destra e sinistra. E non specificava nessuna originale identità partitica e culturale, realisticamente concreta per i nostri giorni. Essendo oggi i centristi moderati – e cioè i non estremisti, quelli nei comportamenti e nel carattere disponibili alla mediazione, i controllati e misurati, gli equilibrati e rispettosi della Costituzione – presenti in tutti i partiti politici italiani. 

 

C’è da pensare che quest’ultimo silenzio sia stato forse provocato dalle innumerevoli formazioni emerse di recente autoproclamatisi di centro, o frettolosamente identificate come tali sulla scia del “centrista moderato” Draghi; che messe assieme a quelle irrilevanti e personalizzate che già esistevano da tempo, compongono una confusa galassia destinata e capace, secondo gli ottimisti promotori, a essere alternativa e a delegittimare i cosiddetti partiti di destra e sinistra, che nel loro estremismo rappresentano pericoli seri per la democrazia del nostro Paese. Sarà!

 

Tocca solo  aggiungere, che  questi nuovi e vecchi centri  politici e partitici, nati e sospesi nel vuoto sociologico più assoluto, non sono mai riusciti a comunicare il loro profilo culturale, la propria filosofia politica, se non aggrappandosi al (vecchio) centro della Democrazia cristiana, ai suoi (vecchi) ceti medi, alla sua (vecchia) borghesia e al suo (vecchio) mondo cattolico;  e oggi puntando, infine, tutte le carte sul non voto e su una legge proporzionale.

 

Il centrismo dc

 

C’era di mezzo, nello storico centrismo DC, la teoria (e la prassi) della benemerita categoria della mediazione, grazie a Dio non denominata trasformismo, indubbiamente utile nel secondo dopoguerra solo perché in presenza di posizioni radicalmente diverse e di soluzioni fortemente  alternative. Era necessaria in quegli anni a far cambiare le idee in modo di superare l’antifascismo, e per trasformare il Pci in  un partito democratico – come auspicava  e scriveva  sul “Popolo Nuovo” Augusto Del Noce nella seconda metà del 1945, e come circa trent’anni dopo, verificò Aldo Moro. Insomma, un “centrismo di mediazioni” – quello di ieri – utile e necessario. Mentre quello cattolico di oggi – quando non vuole essere conservatore e tradizionalista, se non del tutto clericale a difesa dei “principi non negoziabili” – necessita al minimo  di urgenti chiarimenti culturali, tali da far capire anche quale sia o possa esser la base elettorale a cui si vuole rivolgere. Dunque, nuove (e vecchie) centralità politiche lontane dalle attuali e tragiche alternative di destra e sinistra? Nuovi (e vecchi) partiti, partitini, liste e movimenti che si contendono questo illusorio e nostalgico spazio geometrico, giocando tutte le loro carte solo e soltanto su un sistema elettorale proporzionale, e scommettendo solo e soltanto sugli astensionisti?

 

Da quello che si è letto, c’è da crederlo, altro infatti non si è visto e saputo. A partire, come si diceva, da quelle indispensabili analisi sociologiche sulla struttura della società in cui viviamo – come raccomandava con estremo realismo don Luigi Sturzo 100 anni fa. E con gli sguardi rivolti alla storia che stiamo costruendo, con le sue rivoluzioni digitali e antropologiche in crescita esponenziale, i cui esiti ci sono sconosciuti. Rivoluzioni che convivono, come sappiamo, accanto ai preoccupanti allarmi sul clima e sulle emissioni di gas serra, lanciati recentemente da Glasgow.

 

La necessità di capire le persone

 

Mi convinco sempre più che a questo punto occorrerebbero anche buoni antropologi e psicologi, per spiegare nello stesso tempo sia il profilo dei non votanti, sia i comportamenti di rifiuto dei No Vax e dei No Green pass, a cui sotto alcuni aspetti somigliano molto avendo in comune il disinteresse per il bene comune e per il prossimo, la paura del nuovo e della modernità assieme al disincanto per la politica, alla sfiducia nelle competenze e alla  sottovalutazione di tutta la classe politica e di tutti i partiti. Insomma, un tragico menefreghismo per il vivere insieme, una certa avversione verso la democrazia rappresentativa e una forte ostilità per le caste, ovvero per le classi dirigenti e le élite competenti.

 

La preoccupazione per il Covid c’entra poco. Credo che il 50% degli aventi diritto al voto è rimasto a casa perché rifiuta la politica e perché vive solo di emozioni; perché rimpiange il passato e crede ciecamente in quello che si legge sui social; in quello che sostiene il proprio leader di opinioni, oggi influencer,  a cui si delega la massima fiducia. Molto amarcord e molta paura, dunque, uniti ad una sopraggiunta indifferenza, coniugati con un pericoloso individualismo che spinge a pensare prima di ogni cosa a se stessi, e poi, se rimane tempo, anchea chi vive con noi nei mondi vitali e nella comunita a noi vicini.

 

La legge proporzionale e la “…prudenza politica” di Del Noce

 

Par dunque di capire che per i neocentristi solo una buona legge elettorale proporzionale sia in grado di far togliere le pantofole a metà degli italiani aventi diritto al voto, per spingerli verso i seggi elettorali e, conseguentemente, farli votare un partito cattolico di centro. E per farli allontanare dai pericoli della destra e sinistra italiane. Una legge, che però nei suoi effetti imprevisti e nelle sue ricadute, è anche capace di fare proliferare partiti personali fotocopie di partiti e programmi, e di duplicare culture politiche già esistenti. Un pluralismo, come si capisce, interpretato male.

 

Non è finita. Perché pare di capire che una robusta quota di questi assenteisti appartenga al voto cattolico di centro anche in quanto ceto medio. Lasciando sospesa la definizione di ceto medio, sarà vero anche questo. Una  categoria geometrica, lontana mille miglia da destra e sinistra, che tuttavia ha di recente coinvolto persino  l’inconsapevole Draghi, catapultato a sua insaputa in questo spazio.  E, in attesa di eventi quirinalizi, sottoposto  all’attenzione continua dei “centristi” Berlusconi e Renzi. E non solo. Un centro che vuole rinascere, facendo leva proprio sulla moderazione di Draghi. Si vuole pertanto una collocazione centrale, all’insegna della “…prudenza politica e della mediazione“, come la definiva Augusto del Noce nel lontano 1945: che tuttavia la riteneva necessaria solo e soltanto perché ci si trovava in quegli anni di fronte a un Pci ancora non totalmente democratico. E solo e soltanto  perché si era al cospetto di un robusto antifascismo che andava superato “…senza violenza e  con la “libertà” (v. il suo Centrismo: vocazione o condanna con una bella introduzione di Lorella Cedroni).

 

In quei lontanissimi anni, la posizione centrista di Del Noce era giustificata, essendo precipuamente rivolta alle classi medie di quei tempi: quelle ereditate dal  fascismo. Non solo. Teneva conto della borghesia italiana così come essa si configurava in Italia alla fine della guerra: quasi tutta ancora adagiata sui principi  dell’ordine e sui valori fascisti della Nazione. Non certo ai ceti medi, alla middle class, e alla (nuova) borghesia globalizzati dei nostri giorni. Erano tuttavia i tempi della preistoria democratica del nostro Paese. Con l’Italia senza ancora una sua robusta e lungimirante  Costituzione, come quella sopraggiunta da lì a un paio di anni; con l’Unione Sovietica comunista alle nostre porte; con una società ancora nelle mani di una ristretta élite cultural-politica, ed una ancora più ristretta élite economica di stampo liberale, con analfabetismo diffuso e sacche di povertà oggi inimmaginabili, specie nel Mezzogiorno d’Italia.

 

Conclusioni

 

Devo alla fine chiarire che pur rimanendo molto scettico sulla nascita di una realtà politica di centro, caratterizzata dal cattolicesimo sociale democratico e popolare, nel  caso in cui comparisse la seguirei con molta attenzione e interesse. Tale ipotetica nascita mi lascia però incredulo e dubbioso a causa delle approssimative motivazioni che  giustificherebbero la comparsa (per molti la ri-comparsa)  di una simile realtà nell’anno del Signore 2021 o 2022. D’altronde, la si è voluta già proporre solennemente sotto forma di partito politico, con tanto di nome e di Manifesto programmatico nel contesto di un convegno fondativo a carattere nazionale, chiudendo però gli occhi sul retroterra dell’impegno sociale e politico dei cattolici e sul prepolitico formativo. È calato l’oblio su quelle benedette scuole di partito, consegnate dunque al passato, sulla crisi dello storico associazionismo cattolico e sulla secolarizzazione galoppante che fa sbarrare le chiese ormai senza sacerdoti. Queste dimenticanze mi hanno lasciato  perplesso, anche perché si sono riscontrate presso  intellettuali, opinionisti e personaggi cattolici di buon livello culturale, che non hanno avuto però l’ardire di sostenere la  tesi che buona parte se non tutta la cultura laico liberale fusa nei valori cristiani del vecchio centro si è ora decentrata ed è stata assorbita dagli attuali partiti italiani della cosiddetta destra e della cosiddetta sinistra. Destra e sinistra, ai nostri giorni, sono per altro da ridefinire completamente, tenendo la barra sempre dritta sulla diade alternativa di eguaglianza e diseguaglianza proposta con lungimiranza da Norberto Bobbio.

 

Rimangono, certo, minoranze nazifasciste chiuse nel proprio settarismo religioso. E rimane un certo squadrismo ideologico, con tanta insana voglia di picchiare. Fenomeni sociali più di competenza dell’ordine pubblico che della democrazia dei partiti e della vasta opinione pubblica nel suo radicamento sociale. E rimangono frange di operaismo ancora bloccate sulla classe operaia e sul proletariato ottocentesco, ma oggi col computer in mano. E rimangono gli odi verso un capitalismo tuttora supposto nelle mani di una scomparsa borghesia benestante, mentre oggi risulta larga,ente controllato dalla finanza globale e da quell’1% di supericchi che stabilisce il bello e cattivo tempo di interi popoli.

 

È emerso infine un irrealistico antieuropeismo becero e sovranista, che nell’era della globalizzazione interculturale e di una strada avviata verso l’unità politica europea, è tuttavia destinato piano piano a scomparire. Non sembri alla fine irriverente, ma  la “Fratelli Tuttiassieme all’unica e sola barca “…dove siamo tutti imbarcatie sopra la quale dobbiamo remare tutti insieme, suggeriscono qualcosa anche alla politica. Fanno capire a quel futuro già avanzato che esiste una modalità capace di farci evitare la dispersione su molte piccole barche irrilevanti. Spingendoci a  riflettere sulla necessità di essere uniti il più possibile.