Il Centro si costruisce superando i “particulari” personali e mirando al bene comune. 

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I diversi appelli inviati agli esponenti delle frazionate realtà dei partiti dell’area centrista non hanno sin qui ricevuto risposta. Tutti stanno fermi in un improduttivo surplace, attendendo la legge elettorale che verrà. Ora, se i vertici restano immobili, spetta alla base prendere una iniziativa. Il Centro va riorganizzato, per questo serve una costituente.

Antonio Bisaglia, che di politica se ne intendeva, insegnò a noi giovani iscritti della DC polesana che la politica, in uno stato democratico, è lo strumento attraverso cui, in un determinato contesto storico e  con il  consenso, si realizza il punto di equilibrio tra interessi e valori. Tra gli interessi non esistono solo quelli generali, ma non vanno dimenticati o pregiudizialmente nascosti quelli “particulari” dei diversi attori politici, tanto degli interpreti principali quanto delle semplici comparse della scena politica nazionale e locale.

Sono proprio questi interessi personali che sembra ostacolino l’avvio della ricomposizione al centro di un partito o di una federazione di partiti, che si ponga in alternativa alla destra nazionalista e populista e al populismo grillino, restando distinto/nta e distante da una sinistra ancora all’affannosa ricerca di un’identità, aperto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la costituzione repubblicana, nella fedeltà alla storica alleanza euro atlantica dell’Italia. Questo il progetto politico da perseguire.

Un partito e/o una Federazione nella quale dovrà essere forte il contributo offerto dalle componenti di ispirazione democratico cristiana e popolare, insieme a quelle laico liberali e riformiste con le quali è nata la nostra Repubblica.

I diversi appelli che abbiamo inviato agli esponenti delle frazionate piccole realtà dei partiti della nostra area, non hanno sin qui ricevuto risposta. Tutti fermi in un improduttivo surplace, in attesa della legge elettorale che verrà, con i diversi attori protagonisti e i loro comprimari, interessati, soprattutto, al loro “particulare”, ossia alla ricerca del miglior posizionamento per garantirsi un posto al sole.

Nulla di ispirato agli interessi del bene comune, che dovrebbe guidare l’azione politica di quanti, eredi di Sturzo e De Gasperi, dovrebbero “servire la politica e non servirsi di essa”. L’Italia sta vivendo un momento di gravissima crisi politica, economica e sociale, dopo una pandemia che ancora si prolunga e impegnata in questa “terza guerra mondiale” che, seppur non ufficialmente dichiarata, dall’invasione russa in Ucraina sta determinando effetti tremendi a livello planetario. L’anomia, ossia la condizione di assenza di regole, del venir meno del ruolo dei gruppi intermedi, della discrepanza tra gli obiettivi che la società propone a persone e famiglie e la concrete risorse disponibili di queste ultime, accompagnerà un autunno nel quale, tra inflazione crescente e chiusura forzata di molte imprese, il clima sociale potrà diventare caldissimo. Il bipolarismo forzato che ha caratterizzato l’intera lunga storia della seconda Repubblica ( 1993-2022) è giunto al capolinea, ma per il suo superamento e per far tornare alla partecipazione politico elettorale i cittadini, serviranno nuovi partiti, nei quali sia rigorosamente rispettato l’art.49 della Costituzione. E, come nei tempi migliori della storia nazionale, è indispensabile un partito di ispirazione democratico cristiana e popolare, espressione dei valori dell’umanesimo cristiano, aperto alla collaborazione con altre culture accomunate dalla volontà di difendere e attuare la Costituzione. 

Non c’è più tempo da perdere o di “annaccarsi” (per i siciliani: il massimo del movimento col minimo spostamento) o, peggio, di restare in una condizione di stallo, in attesa del miglior offerente per “i soliti noti”. Se non partirà dai vertici nazionali ai quali inviamo l’ultimo invito, costruiamo dalla base le condizioni per la convocazione di un’assemblea costituente di ricomposizione politica della nostra area, premessa indispensabile per concorrere all’avvio del centro nuovo di cui il Paese ha necessità, come è emerso anche dalle recenti elezioni amministrative locali.