Il cimitero acattolico. Un luogo di pace e di bellezza.

Quell’unico Dio che sta dietro ai tanti nomi che gli umani gli attribuiscono, che testimoniano con la loro opera anche quando credono di negarlo.

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Articolo già apparso sulle pagine dell’Osservatore Romano a firma di  Daniele Mencarelli

La morte di Andrea Camilleri ha portato all’attenzione delle cronache nazionali uno dei luoghi più magici e segreti della nostra città: il Cimitero acattolico. Il papà del Commissario Montalbano è stato sepolto lì, accanto ad altri grandi scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo, in molti, infatti, hanno scelto questo fazzoletto di terra dietro la Piramide di Caio Cestio per il lungo riposo.

La storia del Cimitero acattolico, chiamato in passato anche Cimitero degli inglesi e poi Cimitero dei protestanti, affonda le sue radici nella Storia, passano i secoli ma un dato rimane inalterato: Roma è crocevia di mondi e culture, di artisti e avventurieri, diplomatici e fedeli di ogni religione possibile.

La prima sepoltura risale al 1716 e fu concessa da Papa Clemente XI ai membri della famiglia Stuart in esilio dall’Inghilterra, si aggiunsero subito dopo i tanti viaggiatori nord-europei che arrivavano nella zona di Roma e dell’agro romano per le tappe del “Grand Tour”. Dagli inizi del 1800 in poi, fu il turno dei primi nord-americani.

Oggi, nel Cimitero acattolico riposano quasi quattromila persone, in maggioranza di religione protestante, ci sono anche presenze islamiche e buddiste, oltre a confuciani e zoroastriani.

Ma è la foltissima schiera di artisti di ogni disciplina esistente a fare del Cimitero acattolico, chiamato anche, non a caso, Cimitero degli artisti, luogo di quotidiano e affettuoso pellegrinaggio. La lista dei nomi lascia a bocca spalancata. Gli inglesi John Keats e Percy Bysshe Shelley, dall’America Gregory Corso e Richard Henry Dana, gli italiani Dario Bellezza e Carlo Emilio Gadda, Emilio Lussu e Miriam Mafai, Amelia Rosselli e Antonio Gramsci.

Oltre ai nomi, è la bellezza delle tombe a incidere il cuore. Figure di marmo bianco custodiscono il riposo dei presenti, angeli ad ali spiegate, altri dormienti sulle lapidi, tra cipressi immobili, la numerosa colonia di gatti presente chiamata a far da sentinella al sonno delle tante spoglie mortali.

Tutto al Cimitero acattolico parla di bellezza, tutto sembra rimandare alle amorose mani del Primo Artista, da cui abbiamo ereditato la smania del creare, attraverso la materia. Quell’unico Dio che sta dietro ai tanti nomi che gli umani gli attribuiscono, che testimoniano con la loro opera anche quando credono di negarlo.