Il dibattito sul centro. Ignesti e Davicino indicano la via: il “ritorno” al partito di Sturzo, De Gasperi e Moro.

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A seguito dellintervento di Giorgio Merlo, ieri su queste pagine, si è sviluppato sulla chat di Rete Bianca un interessante confronto sulla questione del rilancio della politica di centro e di un partito in grado di esprimerne le ragioni. Di seguito riportiamo gli interventi di Ignesti e Davicino

Giuseppe Ignesti

Ottimo larticolo di Giorgio Merlo, pubblicato ieri su Il Domani dItalia, a proposito del centro. Da qualche anno sono anch’io su questa linea politica. Ecco perché ho scelto di impegnarmi nel partito “Insieme”. Un partito fondato sul programma e contrario a una visione politica bipolare radicale del tipo amico/nemico. Per un partito sturziano, degasperiano, moroteo.

Purtroppo molti di noi, me compreso, abbiamo a suo tempo favorito la nascita di questo bipolarismo, sbagliando, nella illusione di favorire l’idea di una democrazia detta dell’alternanza, fondata sul cittadino come arbitro. Abbiamo invece aiutato la nascita di una oligarchia antidemocratica, attenta solo a mantenersi al potere. Era l’illusione di un bipolarismo di progressisti contro conservatori, dimentichi che il solo bipolarismo è  quello che spontaneamente nasce e vive nella società senza preconcetti ideologici, ma dinamicamente si esprime sui problemi e muta di volta in volta in relazione alla vita sociale.

Leggere Sturzo, De Gasperi e Moro aiuta molto a recuperare il vero percorso del cattolicesimo democratico, rivivendolo sui problemi attuali. Questa è la vera politica di centro. Non una lettura geometrica di eguale distanza fra due fantomatiche destra e sinistra, che è una lettura ideologica astratta, antistorica e statica della realtà  sociale, ma un centro che opera sulle polarizzazioni reali attraverso proposte programmatiche che accolgono il significato positivo di ogni polarizzazione, contribuendo così allo sviluppo progressivo della società, favorendo insieme ad attenuarne le asperità conflittuali.

Questo è il vero senso di una politica di centro. Con l’aiuto delle componenti moderate della società, con quelle componenti borghesi che a mano a mano si formano dinamicamente dalla vita sociale. Una lettura storica ci serve, non una lettura che si fondi su una visione ideologica, parto di una astrazione mentale che fissi i concetti e li utilizzi come strumenti operativi sempre validi. Merlo, con noi di “Insieme” ci aiuterà in questo cammino.

Giuseppe Davicino

Lidea di centro perfettamente definita da Giuseppe Ignesti, a me appare, nelle condizioni date indeclinabile, senza una fortissima determinazione ad andare controcorrente. Se, come egli scrive,il solo bipolarismo è quello che spontaneamente nasce e vive nella società senza preconcetti ideologici, allora non dovremmo avere difficoltà a coglierlo questo bipolarismo reale. In questo secolo si assiste alla declinazione di unagenda costruita sugli interessi di un ristrettissimo club di super-ricchi, foraggiato allinfinito dalle banche centrali, e dunque che non ha più bisogno del mercato, meno che mai del lavoro, rimpiazzato dai robot e dalla digitalizzazione della 4ª rivoluzione industriale.

Laltro polo di questo bipolarismo reale è la classe media, ormai ritenuta da lorsignori superflua, inutile e inquinante, che è la vittima designata delle emergenzesenza fine decretate da questo 1% più ricco dellumanità. Il greenpass scivolerà rapidamente nel sistema dei crediti sociali, un tipo di dittatura durissima, invasiva molto più di quanto potessero esserlo stati i grandi totalitarismi del Novecento. Tutto dovrà  esser posseduto da pochissime concentrazioni globali in mano a pochissimi privati e lindividuo comune non dovrà più possedere nulla: il socialismo dei miliardari. Vi pare che vi siano ancora le condizioni, senza un notevolissimo pelo sullo stomaco per affrontare una battaglia campale per impedire la cancellazione della classe media, per offrire una rappresentanza agli interessi popolari, data la crescente criminalizzazione di ogni proposta non ossequiente agli obiettivi prefissati da chi ha in manole redini del potere economico-finanziario globale?

Ecco perché credo che la semplice costruzione di un centrinoallinterno di un sistema politico ormai non rapprentativo della metà della popolazione, del tutto funzionale allavanzamento di unagenda che ha per obiettivo lo smantellamento della classe media e delle libertà, dei diritti e delle garanzie delle democrazie occidentali non corrisponda affatto alle necessità del nostro tempo e meno che mai alla necessità ben indicata da Ignesti di un partito sturziano, degasperiano, moroteo nellispirazione. Serve un salto di qualità.

Per rileggere larticolo di Merlo

http://www.ildomaniditalia.eu/centro-adesso-o-mai-piu/