Il distinguo di Ceccanti costringe Bettini a precisare cosa significa “apertura al centro”. Ma soprattutto cosa rappresenta il Partito democratico sulla scena politica italiana.

Sulla scorta delle dichiarazioni di Goffredo Bettini al Corriere della Sera, l’ex Presidente nazionale della Fuci e oggi deputato Dem ha impostato un ragionamento, sintetico ma chiaro, che rende quanto mai esplicita la differenza di valutazioni sulla natura e le prospettive del Pd.

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Sulla scorta delle dichiarazioni di Goffredo Bettini al Corriere della Sera, lex Presidente nazionale della Fuci e oggi deputato Dem ha impostato un ragionamento, sintetico ma chiaro, che rende quanto mai esplicita la differenza di valutazioni sulla natura e le prospettive del Pd. Non sembra particolarmente efficace, a riguardo, la risposta di colui che tende ormai a configurarsi come il vero leader della sinistra interna (preoccupato del fatto, stante allintervista, che la sinistra italiana non esiste più”). Di seguito lo scambio di battute riportate dallAgenzia Dire.

“Mi viene un dubbio nel leggere l’intervista di Bettini al Corsera rispetto al ’76: chi sarebbero i “cattolici democratici” ricompresi nel “campo alternativo alla destra”? I soli candidati nelle liste del Pci? E Moro e Zaccagnini sarebbero stati la “destra”? Oppure anche Moro e Zaccagnini erano cattolici democratici anche se guidavano la Dc, pur essendo in minoranza interna?”.

Se lo chiede il deputato del Pd Stefano Ceccanti, in un intervento sul suo blog. “Il dubbio – aggiunge Ceccanti – è rilevante perché il Pd nasce dall’idea che c’erano forze riformiste momentaneamente divise dalla Guerra Fredda che andavano ricomposte, separandole dalle forze non riformiste (massimalisti di sinistra, conservatori) con cui erano momentaneamente unite nel primo sistema dei partiti. Insomma, a seconda di come si scioglie quel dubbio, ci si muove nello schema dell’unità della sinistra o dell’unità dei riformisti, due schemi alternativi. Nel secondo ci sono le storie del Pd, nel primo no. Spero che Bettini intendesse il secondo”.

“A proposito della mia intervista di oggi al Corriere della Sera, Stefano Ceccanti, con la consueta intelligenza, pone il dilemma tra l’esigenza dell’unità del centrosinistra e quella dell’unità dei riformisti. Per me le due questioni coincidono”. Così Goffredo Bettini, membro della direzione nazionale del Pd, interloquisce con Stefano Ceccanti, capogruppo del Pd in Commissione Affari costituzionali della Camera.

“Basta mettersi d’accordo sulla definizione ormai troppo vaga di “riformisti”. Il Pd – aggiunge Bettini – nasce per unire i riformisti democratici e progressisti che intendono trasformare le cose e i rapporti di forza tra chi opprime e chi è oppresso. Dentro tale definizione si trova a suo agio tutta la sinistra democratica, che è troppo silente e debole. Anche nel Partito democratico. E si trova a suo agio tutto il pensiero cattolico-democratico e laico-socialista che pure agisce con essenziale utilità dentro il nostro Partito. Altra cosa sono le manifestazioni di un riformismo esteriore che nasconde dietro la parola “riformismo”, da tempo mal utilizzata, il fine di innovare o oliare i vecchi meccanismi imposti dai ceti più forti che da sempre governano l’Italia”.