Riprendere il cammino: Il futuro del cattolicesimo popolare.. Intervista a Giorgio Merlo

Per affrontare i difficili tempi a venire, il nostro Paese dovrebbe avere il coraggio di un grande progetto.

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Per affrontare i difficili tempi a venire, il nostro Paese dovrebbe avere il coraggio di un grande progetto. Questa consapevolezza dovrebbe animare lo sforzo dei cattolici, qualunque sia la loro collocazione. Non ci si può rassegnare alle logiche di frammentazione, che oggi sembrano prevalenti. Occorre costruire un’unità di intenti, nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze, aperti alla casa comune europea. Servono nuovi spazi dove elaborare insieme un percorso condiviso. Ne parliamo con l’Onorevole Giorgio Merlo, che in un recente articolo ha suggerito la convocazione degli ‘Stati Generali’ dei Popolari da parte del Domani d’Italia.

 

1) Onorevole Merlo, il nostro giornale ha spesso cercato (per utilizzare un’espressione di Moro) di “escludere le cose mediocri per fare posto a cose più grandi”. Perché, a suo avviso, il Domani d’Italia dovrebbe farsi carico della convocazione degli ‘Stati Generali’ dei Popolari?

il Domani d’Italia e’ stato una pietra angolare nella storia del cattolicesimo politico italiano. Una testata autorevole che richiama cultura, impegno, politica, competenza e sopratutto coraggio.
Nell’attuale clima politico e tenendo conto del dibattito che sta attraversando l’area cattolica italiana, credo sia sempre più indispensabile lanciare segnali di unità, di ricomposizione e di impegno comune. Ovvero, si impone quasi la necessità di trovare punti di convergenza per rinnovare l’impegno politico e pubblico dei cattolici italiani. Del resto, l’area popolare e cattolico democratica non può più continuare ad assistere a bordo campo l’attuale contesa politica. Vanno superati, al contempo, tutte le incomprensioni e le pregiudiziali personali che fisiologicamente caratterizzano sempre le fasi che precedono la formazione di un soggetto politico. Al riguardo, credo che una testata come il Domani d’Italia, per il profilo che ha conservato in questi anni e per la permanente disponibilità al dialogo e al confronto, possa e debba essere lo strumento più congeniale per convocare gli “Stati generali” del popolarismo di ispirazione cristiana nelle sue multiformi espressioni.

2) Secondo Aristotele, la politica è la “scienza architettonica” che ha per scopo il bene comune. Nel suo ultimo libro (Cattolici senza partito, Edizioni Lavoro, 2018) si pone molto l’accento sul “bene comune” come principale eredità del cattolicesimo politico italiano…

Il raggiungimento del “bene comune” non è uno slogan o un richiamo retorico e burocratico. E’ la cifra che storicamente caratterizza l’esperienza del cattolicesimo politico italiano. Certo, il bene comune non basta evocarlo. Va inverato in un progetto politico concreto, come ricorda Sturzo in quell’ormai celebre confronto con don Primo Mazzolari che sottolineava la necessità di difendere le ragioni degli ultimi, dei poveri, degli esclusi con un programma di riforme incisive e mirate. “Bene – gli rispose Sturzo – condivido quello che dici. E allora traduci su questo foglio bianco i tuoi propositi in scelte di legge”. Ecco, il giusto richiamo al bene comune va tradotto, oggi più che mai, in un concreto programma politico. Per questo adesso occorre impegnarsi in politica

3) Negli ultimi tempi si nota un certo “attivismo” da parte delle gerarchie ecclesiastiche, riguardo al ruolo dei cattolici in politica. Perché, nel 2019, il laicato cattolico deve ancora “rivendicare” una propria autonomia nell’impegno politico?

Alcuni settori della gerarchia ecclesiastica, a cominciare dal Presidente della Cei cardinal Gualtiero Bassetti, da tempo insistono sulla necessità di un impegno rinnovato e più incisivo dei cattolici in politica. Nessuno parla, come ovvio, di un “partito dei vescovi” o di un “partito dei cattolici”, salvo i soliti retroscena giornalistici. Simpatici ma radicalmente inaffidabili. Del resto in Italia non è mai esistito il “partito dei cattolici”. Non lo era il Ppi di Sturzo, non lo era la Democrazia Cristiana, tanto meno il Ppi di Mino Martinazzoli. Ecco, credo che adesso sia altresì necessario garantire un rinnovato impegno del laicato organizzato. Senza derive clericali e confessionali ma con la consapevolezza che per poter incidere nella politica quotidiana serve anche e soprattutto una cultura maturata a livello prepolitico. Per questo ci vuole un salto di qualità del laicato cattolico organizzato.

4) Due economisti di rilievo, come Stefano Zamagni e Leonardo Becchetti, hanno dato vita al think tank Insieme, con la “benedizione” di don Giovanni Nicolini, allievo di Dossetti e compagno di università di Prodi. Come valuta questa iniziativa?

Tutte le iniziative che coltivano l’obiettivo di rafforzare il pensiero e affinare la cultura sono degne di nota e pertanto da valorizzare. E anche questo think tank può essere un utile strumento per qualificare l’auspicata presenza politica dei cattolici italiani.

5) In questi giorni le cronache parlano molto del sindacalista francese Laurent Berger, come modello di un leader sindacale che rifugge dalla demagogia e dal populismo. Potrebbe costituire un punto di riferimento, anche per la Cisl?

La Cisl, come si suol dire, dove decidere che ruolo vuole giocare nel futuro. Di fronte ad una Cgil che diventerà, sotto la guida di Landini, una grande FIOM – cioè un sindacato barricadero, fortemente politicizzato, di lotta e con una venatura indubbiamente populista e demagogica – è oltremodo necessario che la Cisl sia sempre di più un sindacato concreto, pragmatico, riformista e con un chiaro riferimento culturale. Cioè riattualizzare la miglior eredità della Cisl. E l’esperienza del sindacalista francese Laurent Berger rappresenta, oggi, un riferimento importante per un sindacato che non si limita solo ad essere filo governativo da un lato o che lavora per una smaccata alternativa politica e di sistema dall’altro.

6) L’Appello di don Luigi Sturzo ai Liberi e Forti, a 100 anni di distanza, contiene un messaggio innovativo ancora molto attuale. Cosa può dire a un giovane del 2019, anche rispetto all’impegno politico nel contesto attuale?

Il recupero della memoria storica, che non è la semplice regressione nostalgica, è sempre e comunque un valore. Nello specifico la “lezione” sturziana conserva una bruciante attualità perche’ si sostanzia di un pensiero che non tramonta. Dalla concezione del partito al ruolo delle autonomie locali, dal ruolo dello Stato al modello economico. Per non parlare del rapporto tra il partito e il suo retroterra culturale, cioè il mondo cattolico nella sua complessità. Senza dimenticare la concezione della laicità della politica e dello Stato. Insomma, anche per un giovane cattolico “l’appello ai liberi e ai forti”, scritto un secolo fa, può rappresentare un riferimento importante non solo per la chiarezza degli obiettivi ma anche, e soprattutto, per la semplicità dell’esposizione. Del resto, quando le finalità di un progetto sono chiare e vissute, lastesura non può che essere altrettanto chiara e trasparente. E questo perché le grandi intuizioni politiche che hanno segnato la storia democratica di un paese – e il magistero sturziano rientra a pieno titolo in questo filone – non possono essere archiviate banalmente. Oggi più che mai, senza un pensiero e una cultura, non puoi che rifugiarti nel populismo e nella demagogia. Disvalori che non rientrano nel nostro patrimonio culturale, ideale, politico e storico”.