Lo sterile duello per guidare il Partito Democratico

Il senso dei tempi è ciò che sembra mancare nel PD, cioè la coscienza di una transizione che sta portando il Paese fuori dalla vecchia partitocrazia

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Il  confronto tra Zingaretti e un finora anonimo renziano per la carica di Leader del PD sembra destinato a somigliare, per certi versi, all’infinito scontro  de “Il duello” di Conrad, splendidamente reso al cinema dal  grande Ridley Scott (I Duellanti appunto, poi anche Blade Runner; Thelma e Louise, Il Gladiatore, tra i tanti altri). La storia, fino alla fine, di una sfida per la sfida, non si sa più per qual motivo,sempre uguale a se stessa mentre il mondo stava letteralmente mutando pelle dopo Waterloo.

Mutatis mutandis, analogo autismo sociale sembra dominare nel PD, dove l’unica certezza è che il governo del duumvirato penta-legato sia roba da matti, incompetenti, inconcludenti e pericolosi populisti (verissimo). Ma dove manca del tutto anche solo il tentativo di capire quale sia la fase che viviamo e che cosa sia successo il 4 marzo.

Il senso dei tempi è ciò che sembra mancare nel PD, cioè la coscienza di una transizione che sta portando il Paese fuori dalla vecchia partitocrazia, verso nuovi lidi, ancora incerti, pericolosi e già pieni di segni di quella che alcuni chiamano demagocrazia,  governo del leader. Dello shunt che la modernità opera sugli strati intermedi, sindacati in primis, ci si era già accorti da un pezzo; che tale shunt potesse riguardare anche il sistema dei vecchi partiti è rimasto impensato nella testa dei relativi gruppi dirigenti. Come se, tuttora, non ci si accorgesse che il voto del 4 marzo è di quelli destinati a scrivere la storia, con l’annuncio della fine del sistema democratico novecentesco.

Se le cose stanno così, non basta, per costituire un’alternativa, la critica puntuale e pungente al governo penta legato. Serve una grande idea di riforma, a partire dalla politica stessa, dalle strutture organizzative di partito. Serve la Grande Riforma dello Stato, la sua semplificazione, la rinuncia a  quel rapporto speculare che il PD, più di tutti in Italia, ha intrecciato con la pubblica amministrazione, centrale e periferica, in un processo di occupazione e incistamento (W. Tocci) negli apparati di potere.

Che i cittadini, in grande maggioranza, abbiano votato contro il PD perché più di tutti identificato con una casta inefficiente, costosa e collusa è consapevolezza delle fazioni in lotta tra i dem o c’è larga condivisione di essere vittime di fake news e cattivi demagoghi? Io penso che se ci fosse una riflessione su queste domande, non si sentirebbe il solo Morassut  parlare (nel vuoto) di nuova forma organizzativa, liquida, aperta, ecc.

(Dal profilo Fb dell’autore)