Il fallimento dell’autocrate di Mosca nello scacchiere euroasiatico.

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L’Europa, con una difesa comune, potrebbe disinnescare piuttosto facilmente il pericolo russo, ma il progetto di difesa comune è ancora fermo. Il sospetto è che dietro l guerra in Ucraina si nasconda un problema interno. La mossa di invadere l’Ucraina, dove prima la Russia reperiva anche risorse umane, potrebbe essere l’ultima mossa di un dittatore in difficoltà.

 Antonio La Rocchia

Il 24 febbraio, dopo lunghe tensioni, Putin da l’ordine di invadere l’Ucraina. Lo sgomento è tanto, i leader di tutto il mondo annunciano ai propri cittadini l’inizio di una guerra. Il Cancelliere Federale Olaf Scholz, la annuncia dicendo che: “Lui solo, non il popolo russo, ha deciso di fare la guerra. Lui solo ha la responsabilità. Questa guerra è la guerra di Putin.”. È un susseguirsi di notizie, con il timore che questa possa essere la scintilla che faccia scoppiare la terza guerra mondiale. Gli interrogativi sono tanti e il pensiero va al popolo russo.

Sono disposti ad uccidere e farsi uccidere per la guerra sovranista di Putin?

A differenza del popolo ucraino che sta lottando per la liberta, vittima dell’attacco di un uomo folle, solo al comando, i russi sembrano tentennare, protestano. Emblematica è la foto simbolo che circola in rete con l’immagine di un cittadino russo con un cartello con scritto: ”I’m Russian. Sorry for that.”. Agghiaccianti le immagini degli arresti di manifestanti pacifici e inermi a San Pietroburgo.

Chi è nato negli anni settanta e ha fatto il servizio obbligatorio di leva, può raccontare che in quegli anni si respirava un’aria particolare: la caduta del muro di Berlino; la fine della guerra fredda. C’era una spinta verso la pace che si respirava in tutto il mondo, che ha portato anche in Italia all’abolizione dell’obbligo di leva.

La leva obbligatoria, simbolo dei nazionalismi, si è indebolita ovunque. Si è trasformata in leva volontaria, come negli Stati Uniti, con risorse umane sempre più difficili da reperire. Se il governo prova a proporre il reinserimento della leva obbligatoria, i giovani protestano. In Russia, dove la leva obbligatoria è già stata dimezzata da due ad un anno, una delle promesse fatte da Putin ai giovani per essere eletto è stata proprio l’abolizione della leva obbligatoria, non appena le condizioni lo avessero consentito.

Oggi Putin sta richiamando i riservisti.

Perché? Perché sono vecchi! Perché siamo Vecchi! In quanti oggi saremmo abili ad un eventuale arruolamento? Il nord del mondo è vecchio. All’incirca l’età media in Italia è di 46 anni, in Europa di 44 anni. E in Russia? L’età media è di 47 anni. Non credo che alcolisti, cardiopatici e diabetici possano andare al fronte, con l’insulina e la flebo attaccata.

Per questo l’Europa, con una difesa comune, potrebbe disinnescare piuttosto facilmente il pericolo russo, ma il progetto di difesa comune è ancora fermo.

La guerra non ha mai un senso, ma questa volta appare veramente una follia, soprattutto se approfondiamo anche il contesto generazionale. Le generazioni non sono solo un insieme di persone appartenenti allo stesso periodo temporale, le generazioni hanno in comune le stesse esperienze, che formano e portano ad avere affinità sociologiche. Le ultime “pietre miliari” di portata globale sono state: il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991; gli attacchi dell’11 Settembre; la crisi finanziaria del 2008; il Coronavirus del 2020.

I giovani di oggi, ma non solo i più giovani, condividono più di quanto condividevano in passato, soprattutto la connettività, la mobilità e la sostenibilità. Oggi il problema non sembra essere tra nord e sud del mondo, tra est e ovest, il problema è tra giovani e vecchi. I salari, per esempio, sono stagnanti negli Stati Uniti più o meno come in tutto il mondo, i prezzi delle case sono aumentati ed il costo della sanità insostenibile. Le giovani generazioni si trovano ad affrontare sfide analoghe anche se sono di paesi differenti e ovunque si sentono schiacciati dalla gig economy. Hanno in comune delle coordinate culturali: vogliono lavorare per vivere e non vivere per lavorare; essere felici ed agire per il bene comune; evitare la povertà. 

In Russia Putin ha abbandonato milioni di persone dell’est del paese. Una bomba ad orologeria che unisce una classe media schiacciata dalla corruzione e giovani sottoccupati ma sovraistruiti con la laurea in tasca ed un lavoro non qualificato. Il fenomeno è ampiamente dimostrato dall’emigrazione intellettuale, che purtroppo noi italiani a differenza di altri paesi non riusciamo ad intercettare. A questo malcontento e svuotamento di risorse, possiamo sommare le risorse spostate in tutto il mondo dalla “multinazionale delle colf”.

Il sospetto è che dietro questa guerra si nasconda un problema interno. Le difficoltà di Putin, un uomo vecchio, stanco, solo al comando, potrebbero essere tutte interne. La mossa di invadere l’Ucraina, dove prima la Russia reperiva anche risorse umane, potrebbe essere l’ultima mossa di un dittatore in difficoltà.

Se spostiamo lo sguardo su Tblisi, registriamo che anche se la Georgia è occupata per il 20% del suo territorio dai russi, sta vivendo un momento di grande fermento, nell’edilizia, nell’architettura, nei festival culturali che attraggono europei. La Georgia sta subendo dei cambiamenti che ricordano quelli visti a Berlino Est.

Il problema della Russia è che non ha uomini per affrontare le sfide dei cambiamenti. Anche se oggi sembra impossibile, la Russia dovrà costruire ponti se in futuro vorrà mantenere un ruolo nello scacchiere euroasiatico.