Il futuro dei territori devastati dal sisma nel Centro Italia. La Corte dei Conti suggerisce un cambio di passo.

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La ricostruzione, dicono i giudici contabili, procede troppo a rilento. Le norme sono fonte di complicazioni, a danno dei cittadini in attesa di giusti ristori. Ormai pronto il “Codice della Ricostruzione”: approvarlo in fretta è atto di serietà e concretezza politica.

 

Augusto Gregori

 

La Corte dei Conti ha concluso la sua indagine sul post-sisma nel Centro Italia certificando un dato che è sotto gli occhi di tutti: la ricostruzione procede troppo a rilento, in alcuni casi non è ancora partita.

 

In veritas i magistrati contabili vanno anche oltre e suggeriscono alla politica qualcosa che merita di essere approfondito: la creazione, cioè, di nuovi interventi legislativi per velocizzare le procedure in casi come questo, tenendo conto dell’alta sismicità del territorio Italiano.

 

Le cause delle pur inaccettabili lungaggini sono varie e riguardano soprattutto i tempi della burocrazia e le fasi di instabilità politica. In poche parole, i soldi sono stati stanziati ma non spesi, con un’inversione di tendenza da questo punto di vista solo a partire dalla seconda metà del 2020.

 

Tuttavia, dietro ai numeri e alla burocrazia ci sono storie di famiglie che attendono ormai da cinque anni e mezzo i lavori di ricostruzione delle loro case; storie pertanto di sofferenza che non vanno solo ascoltate, ma alle quali, piuttosto, occorre fornire risposte concrete. E tocca alle Istituzioni adempiere a questo compito di giustizia.

Il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha invitato a pensare caldamente – ed è corretta la sua intuizione – a quella che passa nel linguaggio più appropriato come “l’Italia fra i due mari” (il Tirreno e l’Adriatico). Ora, la vera scommessa consiste appunto nell’utilizzare bene i fondi del PNRR, per fare del Centro la locomotiva del Paese, partendo proprio dal rilancio delle zone terremotate e sviluppando piani di rigenerazione urbana, del tessuto sociale, economico, produttivo e imprenditoriale. Ed ovviamente di ricostruzione.

 

Vale la pena ricordare, senza spirito di partigianeria, che il Pd ha recentemente affrontato questo impegnativo dibattito in un’Agorà Democratica Interregionale, con un incontro fra i segretari regionali di Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria, gli amministratori locali, le associazioni di categoria e dei cittadini. Si è stilata un’agenda per la ricostruzione e la rigenerazione dei territori interessati, con l’impiego coordinato dei fondi del PNRR e della ricostruzione nella prospettiva, in più, di una normativa-cornice che farà seguito all’attuale legge delega.

 

Esiste già la proposta di “Codice della Ricostruzione”, che per fine di dotare la Penisola di strumenti, tecnici, logistici e legislativi rapidi ed efficaci rispetto ad eventuali situazioni emergenziali future. Proprio per evitare quelle lungaggini burocratiche, quelle norme affastellate l’una accanto all’altra, con ciò determinando quel rebus inestricabile che la Corte dei Conti ha giustamente censurato.

 

Accelerare la ricostruzione significa dunque ridare vita a quei territori. È arrivato il momento di chiudere un capitolo triste della nostra storia recente e iniziarne uno nuovo fatto di dignità, riscatto e rinascita.

La Politica si faccia trovare pronta, davvero.

 

Augusto Gregori

Presidente Pd Lazio