Il giorno dopo

Il primo commento che mi sento di fare è che le primarie hanno girato la pagina al renzismo.

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Senza dubbio è stata una cosa sorprendente. Nessuno avrebbe immaginato, assistendo agli ultimi magri risultati elettorali – Abruzzo e Sardegna – che fiorisse nella prima domenica di marzo una inattesa fila ai seggi delle primarie per eleggere il nuovo Segretario del Pd.Bisogna subito riconoscere che una parte significativa del mondo del centro sinistra ha sentito l’esigenza di pronunciarsi e per l’appunto mettersi in coda in una domenica fortunatamente soleggiata. Quindi l’affluenza quasi direi torrenziale; per sincerità, immaginavo che non riuscisse a raggiungere il milione di partecipanti. Per Nicola Zingaretti è stato un grande successo, da quanto si capisce dovrebbe raggiunge il 70% del consenso, lasciando ai margini gli altri due contendenti.

Il primo commento che mi sento di fare è che le primarie hanno girato la pagina al renzismo. Anzi, forse è proprio per decretare una definitiva uscita di scena del fiorentino, che molti elettori del Pd hanno inteso, recandosi ieri alle urne.Questo fatto indica anche una novità sul piano politico nazionale. Questo evento segnala una presa di distanza dalla fragilità emersa nell’ultimo anno in casa Pd. Insomma si sono scossi e hanno voluto dire al Paese, non c’è solo una Italia a guida Salvini-Di Maio.A conti fatti il fenomeno deve essere visto, anche da un occhio critico ed esterno, come un fatto positivo per l’Italia; un Paese privo di una alternativa politica, è sempre un Paese gracile e con la democrazia convalescente. Bene quindi che si presenti una alternativa possibile all’attuale governo. E questo lo dico indipendentemente dai miei orientamenti politici perché prima di tutto immagino sia un bene che ci sia un contro bilanciamento di poteri sul piano politico. Per essere ancora più esplicito, la vicenda serve anche a riequilibrare le incertezze palesate sul pano economico: la politica è un elemento importante per definire l’equazione economica, quanto più c’è l’opportunità di un cambio possibile di Governo politico, tanto meglio respira la speranza economica.

Adesso si tratterà di capire come si organizzeranno le forze politiche di fronte a questa novità; Salvini guarderà la cosa con altezzosità? Di Maio alzerà le spalle? Berlusconi si troverà orfano di Renzi? Oppure tutti dovranno fare i conti con questa nuova pagina?
Tra le macerie del renzismo non possiamo non scorgere alcuni personaggi che hanno trionfato negli ultimi anni nella Regione Fvg; è ben vero che Debora Serracchiani sembrava già sul viale del tramonto, ma oggi lo è in modo definitivo; anche Ettore Rosato che pur fino a ieri era uno dei vessilli più scoppiettanti del renzismo, sarà costretto ad ammainare la bandiera e a porsi nelle grigie retrovie; Sergio Bolzonello e altri già erano largamente infiacchiti e la spietatezza del tre marzo è stata dolorosissima nei loro riguardi.

Adesso vediamo in campo la freschezza di Francesco Russo e altri luogotenenti. Dalle loro mosse capiremo che cosa intendano fare in una Regione Fvg targata, ormai largamente, centro destra. Aspettiamo e attendiamo di dare qual si voglia giudizio.