Il lato positivo della vita. Diceva B. Russell: “Il desiderio di qualcosa che ci manca è una parte indispensabile della felicità”.

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Dietro ad ogni angolo, ad ogni scelta, nel rovescio di ogni medaglia ci può essere la gioia che non abbiamo mai provato, la verità che nessuno ci ha mai detto, la nostra realizzazione piena. 

Ci interroghiamo spesso sui chiaroscuri della vita cercando risposte ai nostri mille perché, senza renderci conto abbastanza che il fascino dell’esistenza consiste soprattutto nella sua imprevedibilità. L’eccessiva programmazione, il tempo dedicato alla preparazione ci sottrae la mutevolezza degli eventi, la loro indipendenza dalla nostra immaginazione: basta un attimo, un imprevisto, un fatto occasionale, una scelta presa da altri – ciò che chiamiamo fato e destino  – e tutto muta, tutto si trasforma, tutto prende sembianze nuove.

Credo che i cambiamenti, scelti o indotti che siano, facciano parte delle regole non scritte della vita. Le routine ci conservano fino a quando il meccanismo magico delle consuetudini – fatto di schemi e previsioni, di ragionevoli certezze, di fiducia negli altri e di autostima, di relazioni positive o consolidate – cede e si sgretola, subentra un fatto nuovo e allora come birilli saltano i puntelli delle nostre sicurezze emotive.

La vita è spesso un’alternanza di abitudini comprese in una parentesi temporale indefinita. Qualcuno ha detto che l’intelligenza consiste nella capacità di adattarsi all’ambiente, di reggere l’evolversi incessante degli eventi e dei fatti della vita trovando ogni volta un appiglio e un punto di equilibrio. Se ci leghiamo troppo al lavoro, agli affetti, alle cose materiali che crediamo immutabili rischiamo di avere poi cocenti delusioni. In genere ai più sensibili resta solo la propria personale nostalgia: un valore non spendibile in una società di interessi.

La solitudine degli anziani è anche sensazione di una sopravvenuta inadeguatezza, di una marginalizzazione che fa intendere di essere tollerati perché non più utili. Eppure quel traguardo ci viene preparato come ‘meritato riposo’: salvo poi capire che è meglio togliere presto il disturbo. Meglio giocare d’anticipo ed essere noi stessi a cambiare, a cercare la novità, per capire quante cose ci può riservare la vita, quanto è grande il mondo, quanta umanità c’è intorno a noi. Dietro ad ogni angolo, ad ogni scelta, nel rovescio di ogni medaglia ci può essere la gioia che non abbiamo mai provato, la verità che nessuno ci ha mai detto, la nostra realizzazione piena. 

Cerchiamo un nostro spazio, una nicchia, il tempo che ci serve, le nostre piccole libertà: nessuno ha il diritto di privarci del desiderio di misurarci dignitosamente con il mondo. Come scrisse Bertrand Russell…“Il desiderio di qualcosa che ci manca è una parte indispensabile della felicità”.